“(Non) Tutti a mensa!”. Il (dis)servizio mensa secondo Save the Children

“(Non) Tutti a mensa!”. Il (dis)servizio mensa secondo Save the Children

Circa il 40% delle principali istituzioni scolastiche italiane non è provvisto del servizio mensa, ed è marcato il dislivello tra le regioni del Nord e quelle del Sud: è quanto emerge dal Rapporto sull’accessibilità e la qualità dell’alimentazione a scuola, pubblicato oggi da Save the Children. La ricerca, svolta tra il febbraio ed il luglio scorsi, ha coinvolto le amministrazioni dei 45 comuni italiani capoluogo di provincia con più di 100.000 abitanti, oltre alle famiglie con presenza di bambini tra i 6 e i 10 anni ed i bambini stessi – ai quali sono stati dedicati in 6 città (Torino, Milano, Napoli, Bari, Crotone e Scalea) specifici incontri di consultazione. Con quale esito? È il titolo stesso del Rapporto ad annunciarlo: “(Non) Tutti a mensa!”.

Non tutti a mensa, innanzitutto, poiché non sempre nelle scuole primarie il servizio mensa è presente. Sia chiaro, il nostro ordinamento non stabilisce che la refezione scolastica – considerata servizio extrascolastico – debba essere necessariamente garantita di per sé, e ne affida, piuttosto, la gestione alle singole amministrazioni comunali. È vero, d’altra parte, che (come sottolinea il Rapporto) «il diritto ad una mensa scolastica di qualità per tutti i bambini (…) è comunque indirettamente tutelato sia sotto forma di diritto alla salute che di accesso all’istruzione». I dati della ricerca, da questo punto di vista, sono eloquenti: una scuola su tre nel Nord Italia ed una scuola su due al Sud non offre agli allievi alcun servizio mensa (le “percentuali di assenza” oscillano tra il 27% di Lombardia e Piemonte ed il 53% registrato in Puglia). Una mancanza ulteriormente aggravata dal “legame a tre” che il Rapporto, significativamente, evidenzia: presenza del servizio di refezione, tempo pieno e dispersione scolastica si influenzerebbero, infatti, a vicenda. Più chiaramente: c’è mensa soprattutto nelle scuole in cui è presente il tempo pieno (o quantomeno parziale), condizione che nel 70% circa delle scuole primarie italiane – specie nel Mezzogiorno – non si verifica. A questa carenza nell’offerta educativa risponde, come effetto diretto, l’alto tasso di dispersione scolastica – che, ancora una volta, ha incidenza maggiore nelle regioni del  Sud.

Ma, ammesso pure che la mensa ci sia, basta questo perché sia “per tutti”? Sotto il profilo dell’accesso al servizio, quanto è (o non è) equa la scuola italiana fotografata da Save the Children? Anche in questo caso i dati dei diversi comuni generano risposte differenti, senza però presentare alcuna significativa forbice tra Settentrione e Meridione. Si confrontino i costi del servizio: la tariffa minima per accedere alla mensa scolastica è di 0.3 euro al giorno a Palermo, di 5,5 euro a Bergamo; la tariffa massima a Ferrara è di 7,7 euro, più del triplo rispetto ai 2,3 euro di Catania. La disomogeneità riscontrata, avverte il Rapporto, non ha nulla a che fare con il maggiore o minore costo della vita tra comuni di diverse aree geografiche: ciò che rende «ancor più inspiegabile e casuale il trattamento, è il fatto che una famiglia in condizione di povertà a Bergamo paghi comunque di più di una famiglia con un reddito medio-alto a Trento (per restare sempre nel Nord Italia)». In diversi comuni – emerge ancora – non è contemplata alcuna possibilità di esenzione dal pagamento, qualunque sia la condizione di svantaggio della famiglia in questione: è il caso di Bolzano, Catania, Padova, Rimini, Salerno e Trento. Tra i comuni che prevedono forme di riduzione ed esenzione, inoltre, il 57% vincola questo tipo di agevolazione alla residenza del nucleo familiare, «con evidenti effetti discriminatori – denuncia il Rapporto – per le famiglie non ancora residenti».

Cosa c’è sulle tavole delle nostre mense scolastiche? Dalla ricerca risulta che quasi il 90% delle amministrazioni comunali concede il servizio interamente in appalto ad una società di gestione esterna e che nel 65% dei casi i pasti provengono da cucine non collocate nelle strutture scolastiche di destinazione. Ovunque, in ogni caso, i menu sono regolarmente sottoposti al vaglio delle ASL territoriali e preparati nel rispetto dei LARN (Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di Nutrienti), riservando peraltro una specifica attenzione alle intolleranze alimentari certificate dei bambini ed alle differenti scelte alimentari delle famiglie motivate da ragioni etiche o religiose.

E i bambini? Loro che (laddove possibile) sono i destinatari reali del servizio, cosa ne pensano? «Nella mensa c’è poco colore,/ e troppo rumore./ C’è poca noia,/ e la voglia di chiacchierare che porta gioia./ Il cibo è sano,/ che buono il riso allo zafferano./ Il piatto non è bello da vedere,/ ma la bontà dovrebbe prevalere./ Come la nostra mensa potrebbe migliorare?/ Con un colore allegro da poter ammirare,/ e il succo ace che ci piace,/ meno rumore e più pace,/ più divertimento e meno stordimento!» (Poesia scritta dai bambini della IV B della scuola C. Battisti, Torino, nel corso degli incontri di consultazione svolti per la ricerca “Una mensa a colori”).

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook