Sinodo. Lente d’ingrandimento sulla Relazione finale dei Vescovi

Sinodo. Lente d’ingrandimento sulla Relazione finale dei Vescovi

            L’eredità che il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia consegna alla Chiesa è un documento in 94 punti. Una Relazione che, approvata dai Padri presenti a maggioranza di due terzi, non inaugura alcuno scossone dottrinale: pur lasciando intravedere qualche significativo cenno di apertura, essa aderisce infatti programmaticamente all’immagine “tradizionale” della famiglia cristiana. «Ci poniamo – scrivono i Vescovi – in ascolto di quello che la Chiesa insegna sulla famiglia alla luce della Sacra Scrittura e della Tradizione», ed il riferimento diretto è alla definizione di famiglia già indicato dalla Gaudium et Spes: «L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall’alleanza dei coniugi, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale. E così, è dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino» (GS, 48). A partire da questi presupposti, si chiariscono sia la sostanziale prudenza del documento – l’assenza di spiragli, ad esempio, verso il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso – sia, d’altro canto, gli elementi di novità che esso introduce.

            Si dia un’occhiata ai “numeri”: dei 94 punti nei quali si articola il documento, 80 si sostengono sul consenso pressoché unanime dell’Assemblea (registrando non più di 15 pareri contrari ciascuno, su un totale di 265 Padri votanti). Nessuna uniformità di giudizio, invece, sui paragrafi – passati con pochi voti di scarto rispetto ai due terzi necessari per l’approvazione – relativi alla questione del “discernimento”. Di cosa si tratta? «I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente – si legge nella Relazione – devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo». D’ora in avanti, dunque, i divorziati risposati potrebbero trovare nella Chiesa delle porte, se non del tutto aperte, quantomeno socchiuse. Socchiuse: in quanto il criterio di reinserimento è il “discernimento pastorale” («pur sostenendo una norma generale, è necessario riconoscere che la responsabilità rispetto a determinate azioni o decisioni non è la medesima in tutti i casi. Il discernimento pastorale, pure tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi»).

            Nessuna novità, invece, in materia di unioni omosessuali: «di questo tema non si dovrebbe parlare adesso», ha dichiarato l’arcivescovo maggiore di Kiev S. Shevchuck nel corso di un’intervista a Radio Vaticana, «perché – diciamo – non ha niente a che fare con il tema della famiglia. Le convivenze delle persone dello stesso sesso non possono essere chiamate famiglia». Nell’unico punto in cui la questione è affrontata, la Relazione dei Vescovi promuove l’accompagnamento per le famiglie in cui vivano persone con tendenza omosessuale, ma respinge con forza ogni tipo di equiparazione tra unioni omosessuali e matrimonio ed ogni forma di pressione sociale e politica in tale direzione.

            Tra gli aspetti più interessanti del documento non c’è tanto la ridefinizione della famiglia (ancora una volta agganciata al modello classico), quanto l’attenzione al nuovo quadro sociale, antropologico, economico e culturale in cui essa attualmente vive. La Relazione dei Vescovi chiama in causa marginalità sociale, precariato giovanile, ipertrofia mediatica, questione femminile, dimensione sessuale ed affettiva in senso ampio, aborto, eutanasia, tema gender, emergenza migranti, pedofilia. «La coppia e la vita nel matrimonio non sono realtà astratte – si legge nel documento –, rimangono imperfette e vulnerabili». Non si può certo dire che col Sinodo si sia voluto immaginare una famiglia nuova, tuttavia, se non altro, si è tentato di ripensare una realtà concreta.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook