La tradizione del Presepe napoletano, se ne parla all’antica cioccolateria napoletana Gay-Odin

La tradizione del Presepe napoletano, se ne parla all’antica cioccolateria napoletana Gay-Odin

presepe napoletanoNelle settimane che precede il Natale anche un città come Milano si prepara a questa festa che è o almeno dovrebbe essere all’insegna della tradizione. Sicuramente l’atsmofera natalizia si sente di più in una città come Napoli da cui Milano è distante, non solo in chilometri ma anche culturalmente.

Ad avvicinare Milano a Napoli, ci ha pensato Edmondo Capecelatro, avvocato, scrittore, ma soprattutto cultore delle antiche tradizioni napoletane, che proprio in vista del Natale in arrivo ha voluto riunire alcuni amici all’antica cioccolateria napoletana Gay-Odin, che a Milano ha sede in via San Giovanni sul Muro 19.

L’incontro promosso da Edmondo Capecelatro ha focalizzato la discussione sul Presepe Napoletano, considerando non solo gli aspetti storici, ma anche aneddoti e curiosità. Alla discussione è intervenuta anche la giornalista Mimma Esposito Dugo e per l’occasione era presente Marisa Maglietta, titolare dell’antica fabbrica di cioccolato Gai-Odin e così tra un cioccolattino e l’altro, tutti deliziosi, si è portata alla luce la tradizione del Presepe napoletano.

La via dei pastori e presepi a Napoli è a San Gregorio Armeno ed è qui che si parte, in questa strada della vecchia Napoli, che è una vera casbah, dove i turisti aumentano, ma con essi anche il malumore. Ogni anno si accende la discussione per quale statuetta deve avere la supremazia e tutti i personaggi in vista si aspettano e vogliono la loro riproduzione, come fosse uno status symbol.

Bancarelle-di-pastori-a-Via-San-Gregorio-ArmenoChi conosce un po’ l’ambiente sa che da una parte ci sono i tradizionalisti, che fanno capo all’Associazione Amici del presepe e dai fratelli Capuano, i quali realizzano pastori pregiati da più di 100 anni, riproducendo i personaggi della magica notte di Betlemme, ma dall’altra, ritroviamo i cosiddetti modernisti, tra cui le famiglie Di Virgilio e Ferrigno, che si ispirano ai fatti di cronaca, al gossip, ma soprattutto alla politica per prendere spunto per dar vita ai personaggi presepiali più legati all’attualità, che alla tradizione.

Una parte accusa l’altra ed i primi contestano agli altri che “pensano solo a far soldi”, mentre gli altri ribattono, giustificandosi, “Per voi il tempo si è fermato”.

Quest’anno il pastore più venduto, naturalmente è il premier Matteo Renzi, rappresentato in camicia bianca e sorriso smagliante. E poi il giovane rapper napoletano Rocco Hunt, ma anche il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, ma non manca papa Bergoglio. Infine nella classifica si aggiunge la sacra famiglia, che si piazzano al 5 posto. Seguono l’asinello e il bue, ex aequo con l’Angelo che annuncia la buona novella.

Più giù nella classifica ritroviamo Berlusconi, Milly Carlucci con i big di Ballando con le stelle, e poi Angela Merkel e Beppe Grillo, Rafael Benitez e Mario Balotelli, Lucio Dalla e Antonello Venditti, Fabrizio Corona vestito da detenuto e tanti altri, tanti quanto basta per mandare in confusione i visitatori di questa grande saga surreale e, qualche volta fuori luogo.

Immancabili poi Cicciobacco, il bambinello e Benino che dorme. Fiumi di passanti scorrono in queste strade, ma non comprano molto e quindi non producono alcun guadagno per i pastorai.

statuette particolari del presepe napoletanoMa non si puà finire questo escursus sul presepe senza un po’ di storia, che cominciò nel ‘700, fu in quell’epoca che il presepio napoletano visse la sua stagione d’oro. Fu allora che uscì dalle chiese per entrare nelle case dell’aristocrazia ed essere oggetto di un culto mondano. Il re Carlo III, ad esempio aveva una vera passione per il presepe che realizzava coinvolgendo la famiglia e la corte nella realizzazione di un enorme presepe al palazzo reale.

Il presepe nasce in forma molto umile nel 1223 nel bosco di Greccio per volere di San Francesco, ma già alla fine del ‘200 furono realizzate rappresentazioni artistiche della Natività e la più antica è l’Oratorium praesepis di Arnolfo di Cambio, conservato a Roma nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Nel 1025 però ritroviamo già ad Amalfi, una “cappella del presepe di casa d’Alagni”. Nel 1340 la regina Sancia d’Aragona, regalò alle Clarisse un presepe per la loro nuova chiesa e la statua della Madonna è esposta nel museo di San Martino. Vi sono poi alti esempi che risalgono al 1478, con un presepe di Pietro e Giovanni Alemanno e poi il presepe di marmo del 1475 di Antonio Rossellino, visibile a Sant’Anna dei Lombardi.

La tradizione si estende nei secoli successivi con presepi monumentali in marmo o in legno, realizzati e conservati in chiese dell’Italia centro meridionale dove resterà forte la passione fino a trasformarla in arte pregiata.

La struttura classica del presepe è la grotta in primo piano affiancata da pastori in adorazione ed Angeli, e sparsi sul sacro monte tanti pastori ed in lontananza il corteo dei Re Magi. Questa la disposizione classica che si trova anche nella cattedrale di Matera e quello del duomo di Altamura.

Ma il passaggio più importante avviene nel Cinquecento quando compaiono per la prima volta dei cambiamenti nei personaggi quali i cani, le pecore, le capre, oltre all’asino e al bue da sempre presenti nella grotta ed anche nel paesaggio. Per tutto il secolo, il presepe mantiene una stessa struttura: in basso la grotta con angeli e pastori, più in su le montagne con le greggi, e lontano il corteo dei magi.

Sotto l’influsso del re, nobili e ricchi borghesi gareggiarono nell’allestire impianti scenografici giganteschi e spettacolari, in cui il gruppo della Sacra Famiglia fu sopraffatto da un tripudio di scene profane che riproducevano ambienti, situazioni e costumi della Napoli popolare dell’epoca.

Per il presepe napoletano si raggiunge il più alto splendore nelle rappresentazioni sceniche, costruite con dovizia di particolari, tanto perfetti da generare stupore nei visitatori innescando una gara che il più delle volete era a discapito della sacralità.

Il presepe di questo secolo è un nuova forma di spettacolo dove troviamo spaccati di vita quotidiana che riflettono la cultura dell’epoca, gli storpi e i diseredati rappresentati non senza sarcasmo e per tutte le tasche, ma non mancano riproduzioni di pezzi di pregio su ordinazione.

Buon Natale e buona tradizione a tutti!

Sebastiano Di Mauro
24 dicembre 2014

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