Il senso della vita: Nucleare, cultura, usi e costumi

Finito il 2011 è giunto il momento di fare il punto della situazione sul senso del nostro vivere, ricordando gli insegnamenti di grandi uomini del passato, come Aristotele, che ci ricordano ancor oggi che se viviamo veramente è grazie alla ragione. Ma siamo ancora in grado di Ragionare? In molti pensano che il problema dell’attuale crisi sia dovuto proprio ad una decadenza culturale e morale che non ci permette più di fare le giuste scelte. Scelte che rispettano la vita, la terra, gli altri animali come noi…

Disinformazione. Qualche mese fa un noto presentatore televisivo nipponico, Otsuka Norikazu,  mangiò in diretta televisiva alcune verdure provenienti dalle fattorie vicino a Fukushima. Un gesto volto a dimostrare l’infondatezza delle parole degli scienziati e dei giornalisti che, tutt’oggi affermano il pericolo nel mangiare quelle verdure poiché contaminate dal cesio, sostanza radioattiva, che si è sprigionata dal reattore 2. Pochi mesi dopo Norikazu ha scoperto di avere la leucemia, oggi si sta sottoponendo ad un trattamento chemioterapico per evitare la morte.
La corsa all’approvvigionamento di energia è il grande obiettivo dell’uomo in questo secolo, senza di essa sembrerebbe impossibile mandare avanti gli ingranaggi delle nostre società. A farne le spese è la terra e i vari ecosistemi che permettono la costituzione della biodiversità, senza la quale non ci sarebbe futuro per la nostra specie. Le centrali nucleari sono come una medaglia, bifronte, da un lato vi sono molteplici fattori positivi, dall’altro ve ne sono altrettanti negativi. Perché non investire quindi soldi su fonti energetiche a basso impatto ambientale, pulite e che non mettano a repentaglio il nostro vivere? Costerebbe troppo.
Nucleare, oro nero, sono queste le fonti della nostra attuale “evoluzione” culturale e sociale, ma forse è giunto il momento di invertire la tendenza. Esattamente un mese fa alcuni attivisti di Greenpeace si erano introdotti in alcune delle 56 centrali nucleari francesi, che forniscono allo stato d’oltralpe circa il 75% del fabbisogno energetico. Un’azione volta a far comprendere al mondo il pericolo che esse possono costituire. Difatti gli attivisti riuscirono a penetrare fino ai reattori, sopra i quali appesero vari striscioni, ognuno con una scritta diversa, ma tutti con uno spunto di riflessione comune: se ci fosse arrivato un terrorista fin qui a mettere una bomba?
Dopo le polemiche l’agenzia Asn (Autorité de sûreté nuclèaire) ha condotto, l’altro ieri, dei “stress test” per verificare il funzionamento di tutte le centrali nucleari francesi e vedere se riescono a garantire il giusto livello di sicurezza. Risultato? Luce verde a tutti i siti nucleari, anche se, come si evince alle pagine 225 e 226 del rapporto stilato dagli esperti, la maggior parte di queste centrali non sono pronte a far fronte in modo sicuro a rischi imprevedibili come: terrorismo, pirateria informatica, impatti con aerei, fattore umano, guasti simultanei… è da rivedere il concetto di sicurezza o è il caso di cominciare a ragionare in maniera costruttiva sulla questione energie rinnovabili ad impatto ambientale zero?

Cultura. Ci si domanda allora perché non ci si interroghi poi così spesso su questi temi, magari ad esempio in tv. Accendiamola. Vi troviamo persone che preferiscono riflettere piuttosto sull’importanza di un seno rifatto, di una storia d’amore scoppiata in un reality show. Sembra, in Italia, che se un programma, seppur interessante, sia privo di vallette seminude non possa attrarre ugualmente gli interessi degli uomini. In Italia si, perché se si guardano le televisioni inglesi o francesi si nota una “serietà” maggiore. Allora come pretendere di poter affrontare, come popolo in grado di ragionare, questioni come quella nucleare se non si è in grado di impostare uno stile d’intrattenimento più sano ed idoneo a quello che fin ora è stato considerato dal mondo intero come il paese dell’arte, della cultura, della passione?

Costume. La passione italica sembra avere confini sempre più limitati. Le frustrazioni si  sfogano sulle strade dove moderni cow boy assuefatti dalle influenze di film americani da quattro soldi si improvvisano novelli Michael Schumacher mettendo ogni giorno in serio pericolo la vita di centinaia di persone. I musei, le mostre d’arte, gli eventi culturali sono cosa di una cerchia ristretta di persone, che il più delle volte è comunque formata da elementi che cercano solo un po’ di fama, o che vogliono ostentare il loro “status” e non la loro capacità di cogito.
La crisi, come ricordato nell’incipit di questo articolo, che stiamo vivendo non è economica. Anche Benedetto XVI qualche settimana fa lo ha ricordato. La decadenza morale e culturale che stiamo vivendo è il male che ci sta spingendo nel baratro. La soluzione?
Ritrovare il vero senso della vita. Smettere di vivere come “automi” che si svegliano la mattina per rincorrere falsi ideali stilizzati da falsi messia e seguire ciò che gratifica il nostro animo: ragionare sull’amore che la vita sa dare, questo dovrebbe esser il senso della vita. Ragionare aiuta ad esser lungimiranti, onesti ed apre gli occhi.

Informazione. In questi anni cosa più di ogni cosa ha fatto regredire la nostra capacità di ragionare? La mancanza di informazione. Si preferisce comunicare, ma i messaggi che vengono veicolati sono carichi di idee e concetti astratti, non di informazioni concrete quelle che permettono di comprendere meglio la realtà delle cose. Così stiamo assistendo all’ibridazione della professione giornalistica. Le nuove generazioni non sanno più in cosa consista il lavoro giornalistico, fatto di ricerca della verità, di studio, di preparazione culturale. Confondono questo mestiere con quello degli opinionisti, dei “blogger”, di “conoscitori dell’unica verità” in grado di produrre inchieste che non hanno nulla di buono perché non sono volte a proporre una soluzione di miglioramento ma sono in grado solo di gettare fango.

Non a caso il 2011 italiano è stato uno degli anni in cui il numero di suicidi è stato fra i più alti della storia.

Il punto della situazione, seppur parziale e privo di uno sguardo d’insieme completo, è stato fatto.

di Enrico Ferdinandi

5 gennaio 2012

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