Nigeria in mano ai terroristi?

Nigeria in mano ai terroristi?

Boko-HaramIl presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha annullato la visita a Chibok, città da cui poco più di un mese fa, esattamente il 14 aprile, sono state rapite più di trecento studentesse (delle quali una cinquantina sono riuscite poi a fuggire) per mano del gruppo terroristico Boko Haram. Questa sarebbe stata la prima visita del presidente nella città nord-orientale di Chibok, dove i fondamentalisti hanno scatenato la sanguinosa “guerra santa” iniziata nel 2009 e ormai degenerata in stupri, sevizie, omicidi di massa e attacchi alle scuole non coraniche. Per motivi di sicurezza invece è stata annullata e Jonathan volerà direttamente al summit di Parigi per porre all’attenzione internazionale la minaccia di Boko Haram. 
Ciò ha provocato la rabbia dei familiari delle studentesse e dei residenti della zona, anche perché mercoledì scorso lo stesso presidente aveva escluso la possibilità di rilasciare militanti del gruppo terroristico in cambio della liberazione delle 276 ragazze ancora sequestrate che rischiano di essere vendute come schiave.
Di recente l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati ha denunciato che dal 2009 gli attacchi di Boko Haram nel nord della Nigeria sono aumentati come numero e ferocia, causando solo quest’anno millecinquecento morti, oltre a decine di migliaia di civili costretti ad abbandonare le proprie case. Sono presi di mira in modo particolare chiese, obiettivi governativi e scuole. È di questi giorni infatti la notizia che uomini armati avrebbero dato fiamme a due scuole nel nord della Nigeria, proprio dove il gruppo islamista ha già attaccato molti altri istituti. Secondo la Chistian Association of Nigeria (Can) Boko Haram ha scelto di attaccare proprio questa zona per colpire i cristiani che nello Stato di Borno sono la maggioranza. Il 90% delle ragazze rapite sarebbe proprio di fede cristiana.
In base ad alcune testimonianze raccolte da Amnesty International, le forze di sicurezza nigeriane non avrebbero agito per impedire il raid nella scuola di Chibok nonostante un preavviso di almeno quattro ore. Solo un piccolo contingente composto da 17 militari e qualche agente della polizia locale  ha cercato di respingere l’assalto, rimanendo però sopraffatto. Le autorità nigeriane sono state costrette ad agire in seguito al primo video di Boko Haram e alla mobilitazione internazionale, anche se il presidente e il suo esercito sembrano impotenti di fronte alla crudeltà dei terroristi. La violenza dei Boko Haram è senza freni e il loro nome significa «l’educazione occidentale è peccato». Questo termine viene urlato come slogan durante i massacri e i saccheggi compiuti per costringere la popolazione inerme (cristiani o musulmani moderati senza alcuna distinzione) a sottostare alla legge islamica (la Sharia). L’attuale capo di Boko Haram, Abubakar Muhammad Shekau, è molto chiaro a proposito: «Mi piace ammazzare chiunque Allah mi chieda di ammazzare. Mi piace, come mi piace ammazzare polli e montoni». E ancora: «La scuola occidentale é proibita dalla religione, l’università é proibita. Non andate all’università, bastardi! E le donne stiano a casa, se no le prenderemo e le venderemo al mercato». Sulla testa di Shekau c’è una taglia di sette milioni di dollari ma questo non basta per fermare gli attacchi e il numero delle persone uccise, in continuo aumento. Se non verranno bloccati i fondamentalisti nigeriani puntano ad esportare la loro violenza distruttiva nei Paesi confinanti. Non a caso Shekao, a proposito delle liceali rapite, ha detto nel video diffuso che saranno «vendute come schiave» o costrette a sposarsi in Ciad e in Camerun. Paesi che a loro volta confinano con altre polveriere: Niger, Repubblica Centrafricana e Congo in prima fila. Questo è forse il più importante colpo mediatico dei terroristi islamici che dopo anni di minacce e crudeltà in Nigeria sono arrivati ad ottenere l’attenzione del mondo su di sé.

di Paola Mattavelli
17 maggio 2014

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