Ex-ministro Scajola arrestato dalla DIA di Reggio Calabria

Ex-ministro Scajola arrestato dalla DIA di Reggio Calabria

scajola_claudio_scajolaAntonio Claudio Scajola, più volte ministro della Repubblica, è stato arrestato in un noto albergo di Roma dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria con l’accusa d’aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, parlamentare calabrese di Forza Italia e imprenditore, condannato per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. L’inchiesta è nata nell’ambito di una indagine su tutt’altro argomento denominata “Breakfast” riguardante i presunti fondi neri della Lega Nord. Questa indagine vedeva coinvolto il faccendiere Bruno Mafrici, legato da rapporti con il clan De Stefano. Grazie alle intercettazioni appunto tra Matacena e Mafrici è stato possibile venire a conoscenza di contatti sospetti fra l’ex ministro e la moglie di Matacena, Chiara Rizzo. Da quanto emerso sembrerebbe che la donna si sarebbe mossa per ottenere l’aiuto dell’esponente politico ai fini del trasferimento del marito, in Libano. Secondo gli inquirenti Scajola avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi agli arresti proprio in virtù dei rapporti avuti con la famiglia di quest’ultimo.

Il 27 gennaio di quest’anno era stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» al temine del processo riguardante la questione dell’appartamento di 210 metri quadrati in via del Fagutale, zona Colosseo, che il 4 maggio 2010 aveva portato alle sue dimissioni da Ministro dello sviluppo economico per potersi difendere. Secondo l’accusa Scajola aveva versato un cifra di molto inferiore al valore di mercato, essendo stata pagata in parte da un costruttore, Diego Anemone. Scajola si era difeso dicendo che il pagamento era avvenuto a sua insaputa. Nonostante le prese in giro e le battute di ironia al momento, i giudici gli hanno dato ragione.

Prima di dimettersi da ministro dello Sviluppo Economico nel 2010 si era già dovuto dimettere da ministro dell’Interno il 4 luglio 2002, dopo la pubblicazione — avvenuta il 30 giugno 2002 da parte del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore — del contenuto di una sua chiacchierata con alcuni giornalisti in cui dava del «rompicoglioni» al professore Marco Biagi, ucciso pochi mesi prima dalle Brigate Rosse.

di Paola Mattavelli
8 maggio 2014

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