Il caso Dieudonnè divide la Francia: si può davvero ridere della Shoah in nome della libertà di espressione?

Il caso Dieudonnè divide la Francia: si può davvero ridere della Shoah in nome della libertà di espressione?

Neanche la regina di Inghilterra è scampata alla quenelle del comico francese Dieudonnè, che durante uno spettacolo a Nyon (Svizzera), le ha dedicato quello che lui definisce «un gesto simbolico di disobbedienza al regime» ma che, per i più, è praticamente la versione moderna del saluto nazista. Ma cos’è di fatto la quenelle? E perché è riuscita ad attraversare il canale della manica?

La quenelle, che vuol dire “polpetta” in francese, è un gesto composto da un braccio teso e allungato verso il basso con sopra la mano,a dita tese, dell’altro braccio. Inizialmente usato come metafora sessuale ha poi preso piede per indicare un rifiuto generale di figure politiche, istituzionali e mediatiche. Diventato di moda, compare anche sui social network e sui gadget ma è stato spesso protagonista di episodi palesemente razzisti, un esempio tra tutti è la foto di due militari -in divisa- che si esibivano nella quenelle proprio sotto la sinagoga di Parigi. A sfatare ulteriori fraintendimenti sulla politicità del gesto è stato comunque lo stesso Dieudonnè che si era dichiarato entusiasta

all’idea di «trascinare la quenelle nel culo del sionismo».

La quenelle-mania ha così contagiato varie personalità, più o meno note, come: il giocatore di basket Tony Parker, Jean-Marie Le Pen ex leader del Fronte Nazionale (movimento di estrema destra spesso con posizioni xenofobe) e i calciatori Mathieu Deplagne , del Montpellier, e Nicolas Anelka, del WBA, club inglese. E proprio Anelka è stato la causa dei dissidi tra il comico e Sua Maestà: dopo la quenelle infatti l’attaccante è stato duramente attaccato dalla stampa inglese e sottoposto a udienza disciplinare. Il calciatore, difendendosi, aveva affermato che il suo gesto non aveva connotazioni razziali ma era una dedica all’amico Dieudonné, il quale si è subito offerto di andare in Inghilterra di persona come gesto di solidarietà. Questa intenzione ha messo in allerta le autorità britanniche che hanno dichiarato il comico persona non gradita.

«Possiamo confermare che Mr Dieudonné è soggetto ad un provvedimento di espulsione.  Il ministero può vietare ad un individuo di entrare in Gran Bretagna per motivi di ordine pubblico o per ragioni di pubblica sicurezza», ha spiegato un portavoce del ministero degli Interni.

Ma come può un comico scatenare tutto questo polverone? Chi è Dieudonné? Cittadino francese di origini camerunesi, Dieudonné M’bala M’bala (47 anni), detto anche Dieudò, debutta sulle scene negli anni ’90. In questo periodo si esibisce in coppia con Élie Semoun, attore di origini ebraiche, giocando sugli stereotipi razziali e le differenze culturali. Dal ’97 in poi inizia con la sua carriera da solista, ma è nel 2000 che avviene la sua svolta politica: si avvicina al Fronte Nazionale di Le Pen, e i suoi spettacoli iniziano a contenere forti riferimenti antisemiti. L’attore si giustifica dichiarandosi non antisemita ma “antisionista”; eppure frasi come «ci piscio sul Muro del Pianto» o «le camere a gas non hanno funzionato» accompagnate dalla Shoananas (canzone che ironizza sulla Shoah e traducibile pressappoco con “l’olocausto dell’ananas”) lasciano poco spazio all’interpretazione.

Nel 2009 Dieudonné si presenta alle elezioni europee con Alain Soral, ex dirigente del Front National, esibendosi nella quenelle anche nei manifesti propagandistici della sua “Lista Antisionista”. Soral, insieme a Robert Faurisson convinto esponente del negazionismo, è divenuto l’ideologo dietro agli spettacoli del comico. Nel frattempo Dieudò ha aperto, nel teatro “Le main d’or” dove si esibisce, un bar chiamato Hezbollah dove si può ordinare un cocktail dedicato all’ex presidente iraniano Ahmadinejad.

Da un paio di mesi a questa parte a essere nel centro del ciclone è il suo spettacolo “Le Mur” che ha scatenato in Francia un caso politico e mediatico. Il governo è infatti intervenuto a gamba tesa per fermare il tour: «Gli spet­ta­coli di Dieu­donné non appar­ten­gono più alla dimen­sione crea­tiva, ma con­tri­bui­scono ad accre­scere i rischi di tur­ba­tiva all’ordine pub­blico» ha dichiarato Manuel Valls, ministro degli interni (Partito Socialista). Valls ha inoltre provveduto a mandare una circolare ai sindaci delle città dove si terrà il tour di Dieudonné, nella quale chiede di valutare i contenuti dello spettacolo e, se considerati turbativi dell’ordine pubblico, proibirne la messa in scena. L’appello del ministro è stato raccolto dai sindaci di Bordeaux, Nantes, Tours e Orleans.

In Francia però il tema della libertà di espressione è forte e radicato, motivo per cui l’atteggiamento del governo è stato percepito come un’ingerenza che viola uno dei diritti più sacri. «Non si può stravolgere la legge francese per fermare il signor Dieudonné» ha affermato Marine Le Pen (Front National) a cui è seguita la replica dell’Eliseo: «Il governo ha emanato istruzioni per fare in modo che nessuno possa utilizzare uno spettacolo per fare provocazioni e promuovere teorie apertamente anti-semite». (Va specificato che il negazionismo è in Francia reato, grazie a una legge del 1990).

Il dibattito quindi è sempre sul confine tra libertà di espressione e ingiuria, o più specificatamente in questo caso, istigazione all’odio razziale. Se è, e deve essere, lecito esprimere dubbi su qualunque argomento compresa la politica dello stato di Israele, sicuramente non è, e non può esserlo, negare la Shoa e accanirsi su una parte della popolazione. Particolarmente complessa la posizione del governo quindi in una situazione del genere: intervenendo, oltre ad aver creato un precedente, ha fatto di Dieudonné una “vittima del sistema” -come si è definito il comico stesso aggiungendo di essere anche personaggio scomodo per le “lobby sioniste” al governo- ma, non intervenendo, avrebbe implicitamente avallato il clima di violenza e intolleranza verso la comunità ebraica.

Come ha sintetizzato il direttore del quotidiano Liberation, Nicolas Demorand: «Vietando i suoi spettacoli si rischia di far diventare Dieudonnè una vittima, di ingigantirne la fama e quindi diffondere paradossalmente la sua spazzatura culturale».

«Spero che tutto si calmerà – ha detto lo stesso Dieudonné – e che il Consiglio di stato tenga conto di questo mio impegno. Non farò più “Le Mur”, ho un nuovo spettacolo, “Asu Zoa”, questo chiude il dibattito giudiziario. Oggi il caso Dieudonné è chiuso». Subito dopo aggiunge di non essere né un nazista né un antisemita. Intanto, Dieudonné è indagato anche per riciclaggio di denaro, insolvenza fraudolenta e frode fiscale. Al giornalista di origini ebraiche Patrick Cohen ha espresso rammarico «poiché le camere a gas non hanno funzionato». I suoi show, il cui biglietto si aggira intorno ai 40 euro, fanno il tutto esaurito.

Eliana Rizzi
12 febbraio 2014

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