Da meme a partito, la lenta rivoluzione dei Capibara bolognesi

C’è un roditore sudamericano di sessanta chili, placido fino all’inerzia, che negli ultimi mesi è diventato inaspettatamente un simbolo politico capace di attraversare i social network italiani e sbarcare, con l’ambizione dichiarata di correre alle elezioni politiche del 2027, sul palcoscenico della cronaca nazionale. Il Partito Capibara nasce a Bologna nel 2019 dentro il Circolo Nomade Accelerazionista, un ambiente frequentato da nerd, memers e attivisti cresciuti sui forum di internet, ma il salto di qualità arriva soltanto nel 2022, quando il collettivo organizza delle elezioni finte online, di quelle pensate per gioco che ogni tanto, quasi per caso, finiscono per generare qualcosa di più serio. Da lì partono i primi raduni nei parchi delle principali città italiane, dove i militanti si siedono in cerchio sull’erba secondo un rituale che nel loro gergo si chiama semplicemente capibarsi, un gesto collettivo che unisce ironia digitale e reale volontà di costruire comunità. Il simbolismo dell’animale affonda le radici in un episodio diventato virale durante la pandemia, quando a Buenos Aires alcuni esemplari di capibara tornarono a occupare senza violenza giardini e piscine di un quartiere residenziale costruito su un territorio che un tempo era il loro habitat naturale, trasformandosi agli occhi di molti osservatori online in un’icona spontanea di riscossa lenta contro il capitalismo e i suoi privilegi. Il portavoce del movimento, il trentunenne Davide Dibitonto, noto sui social come Xenodibi, rivendica oggi per il gruppo un’ambizione ben più strutturata rispetto al semplice meme, quella di costruire un progetto politico organico ispirato al pensiero del teorico britannico Mark Fisher, capace di superare la logica lavorista che ancora oggi organizza la vita delle persone attorno al lavoro salariato. Il programma, presentato in un documento di 69 pagine con tanto di calcoli economici, prevede una settimana lavorativa ridotta a ventiquattro ore distribuite su quattro giorni, un salario minimo netto fissato a 1.560 euro, la gratuità di sei bisogni fondamentali come casa, utenze, cibo, trasporti, sanità e istruzione, oltre a una patrimoniale del cento per cento sui patrimoni superiori ai 6,66 milioni di euro. I militanti attivi oggi sarebbero circa settanta, distribuiti tra i collettivi di Torino, Bologna, Milano, Padova e Roma, un numero ancora modesto rispetto alle 120mila firme necessarie in Italia per presentare un nuovo simbolo alle elezioni politiche, ma sufficiente per far parlare di sé come uno dei fenomeni più insoliti e osservati della politica giovanile contemporanea, sospeso tra la genuina ricerca di un’alternativa allo status quo e il rischio, non trascurabile secondo diversi analisti, di restare imprigionato nella propria stessa dimensione ludica e memetica.




