Chi è Valter Lavitola

Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere uno dei mandanti dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report. L’esplosione era avvenuta nell’ottobre 2025 a Pomezia, davanti all’abitazione del giornalista. Dopo mesi di indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo e coordinate dalla Procura di Roma, Lavitola viene arrestato e gli viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
Valter Lavitola è un giornalista, editore e uomo politico italiano, originario di Salerno e laureato in Scienze politiche all’Università Federico II di Napoli. La sua attività politica comincia nel Partito Socialista Italiano, nell’area craxiana, e negli anni Novanta entra in contatto con Silvio Berlusconi, costruendo progressivamente rapporti con esponenti del mondo politico e imprenditoriale. Nel 1996 fonda la cooperativa International Press, editrice del quotidiano L’Avanti!, una testata che si richiama esplicitamente allo storico giornale socialista. Dal 2003 Lavitola ne assume la direzione, trasformandolo anche in uno strumento di comunicazione e di relazione politica con l’area del centrodestra.
La figura di Lavitola diventa però soprattutto nota per i suoi rapporti con il potere politico e per le numerose vicende giudiziarie che lo coinvolgono. Nel 2008 manifesta la sua aspirazione ad essere inserito negli elenchi delle elezioni politiche, ma la sua candidatura viene bloccata da Niccolò Ghedini e da Gianni Letta. Nel 2011, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli legata a Silvio Berlusconi e alle vicende del cosiddetto “caso escort”, viene emesso nei suoi confronti un mandato di arresto: Lavitola si rende irreperibile e trascorre circa otto mesi all’estero, prima di rientrare in Italia e costituirsi nell’aprile 2012.
Al rientro in Italia Lavitola ricevette una nuova ordinanza di custodia cautelare per una presunta vicenda di corruzione internazionale a Panama. Secondo l’accusa, avrebbe fatto da intermediario in un sistema di tangenti destinato a esponenti del governo panamense, tra cui l’allora presidente Ricardo Martinelli, per favorire l’assegnazione di un appalto da 176 milioni di dollari per la costruzione di carceri. Lavitola avrebbe inoltre utilizzato un contratto di consulenza con Finmeccanica, dal valore di 30.000 dollari, come copertura per giustificare la propria attività a Panama. Nell’inchiesta emersero presunti pagamenti in contanti, per centinaia di migliaia di euro e dollari, oltre a benefici come vacanze di lusso destinati a esponenti politici panamensi. L’appalto, tuttavia, non andò a buon fine dopo i primi versamenti.
Nel 2013 viene condannato a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Berlusconi. I magistrati hanno accertato che Lavitola chiese al Cavaliere (senza ottenerla) la somma di cinque milioni di euro per mantenere il silenzio sull’inchiesta di Bari che ipotizzava un giro di escort intorno allo stesso Berlusconi. È inoltre coinvolto nell’inchiesta sui finanziamenti pubblici destinati a L’Avanti! e nel 2012 patteggia una pena di tre anni e otto mesi per i reati relativi alla gestione dei contributi editoriali.
Negli anni successivi Lavitola continua a essere una figura controversa e molto presente nelle cronache politiche e giudiziarie italiane. Il suo nome è stato associato anche al cosiddetto dossier Tulliani, relativo all’appartamento di Montecarlo legato alla famiglia di Gianfranco Fini, e ad altre inchieste riguardanti attività e rapporti internazionali.




