Il T-Rex “Gus” venduto per 50,1 milioni di dollari: nuovo record per un fossile
Un esemplare di Tyrannosaurus rex vissuto 67 milioni di anni fa è stato battuto da Sotheby’s a New York per 50,1 milioni di dollari, tasse comprese. Soprannominato “Gus”, lo scheletro misura 11,5 metri e supera i 3,8 di altezza: la cifra pagata lo rende il fossile più costoso mai passato sotto il martello di una casa d’aste.
Dieci minuti di rilanci
Le offerte sono partite da 19 milioni di dollari, poco sotto la forchetta stimata inizialmente da Sotheby’s, compresa tra 20 e 30 milioni. In sette si sono contesi il lotto, e ad aggiudicarselo è stato un compratore che seguiva l’asta al telefono, in contatto con Cassandra Hatton, alla guida del dipartimento di Scienza e Storia Naturale della casa d’aste. Sotheby’s non ha reso pubblica la sua identità.
La vendita rientrava nel programma della “Geek Week”, una settimana di appuntamenti dedicati alla storia naturale che ha portato in asta anche trilobiti marocchini, fossili di rettili marini tedeschi e un nido di dinosauro del Montana. Nessuno di questi lotti, però, si è avvicinato all’attenzione riservata a Gus.
Un primato che dura poco
Il record precedente risaliva a due anni fa: nel 2024 Sotheby’s aveva venduto lo scheletro dello stegosauro Apex per 44,6 milioni di dollari al finanziere Ken Griffin, che lo ha successivamente concesso in prestito al Museo di Storia Naturale americano di New York. Prima ancora, nel 2020, Christie’s aveva battuto il T. rex Stan per 31,8 milioni; lo scheletro si trova oggi ad Abu Dhabi, legato al nuovo museo di storia naturale della città.
Il punto di partenza di questo mercato si fa risalire al 1997, quando il Field Museum di Chicago riuscì ad assicurarsi Sue -all’epoca il T. rex più completo conosciuto – per circa 8,4 milioni di dollari, grazie al sostegno di sponsor e donatori privati. Una cifra che oggi sembra minima, ma che allora aveva già aperto la strada al collezionismo di dinosauri su larga scala.
Come è stato trovato
Il ranch dove è stato individuato lo scheletro si trova nella contea di Harding, in South Dakota, in una zona compresa nella Hell Creek Formation, la stessa area geologica, estesa anche tra Montana, North Dakota e Wyoming, da cui provengono molti tra i fossili di dinosauro più significativi del continente. Il nome dell’esemplare viene da Gary “Gus” Licking, che possedeva il terreno insieme alla moglie Dana e per anni aveva raccolto denti e schegge d’osso emersi in superficie, prima ancora di sapere cosa si nascondesse sotto. Licking non ha fatto in tempo a vedere il lavoro completato: è scomparso nel 2022, quando gli scavi erano appena agli inizi.
A occuparsene è stata Theropoda Expeditions, impresa texana guidata dal paleontologo Thomas Heitkamp e specializzata nel recupero commerciale di reperti fossili. Le operazioni sul campo sono durate tre estati, tra il 2021 e il 2023; il montaggio e lo studio in laboratorio hanno richiesto altri due anni di lavoro.
Un grado di conservazione raro
Lo scheletro include 183 ossa fossili, più 30 delle 32 gastralia, le sottili strutture che formano le costole ventrali. In termini di numero di elementi la completezza è del 61-63%, ma il dato sale al 75-80% se si guarda al peso complessivo del materiale osseo, perché a mancare sono soprattutto le parti più piccole. Il cranio, integro per circa l’82% e lungo poco più di un metro e trenta, conserva l’intera dentatura originale.
Tra i reperti più rari figurano entrambi gli omeri e una furcula praticamente intatta, oltre ai due piedi e al bacino completi. Ciò che manca è stato ricostruito solo per consentire il montaggio della posa esposta al pubblico al Breuer Building di New York, dove il fossile era stato mostrato prima dell’asta. Le ossa portano anche i segni di una vita difficile; alcune costole mostrano vecchie fratture ormai saldate, mentre sul cranio si notano cicatrici compatibili con morsi, forse ricevuti in scontri con altri esemplari della stessa specie.
Le riserve dei paleontologi
Ancora prima del passaggio in asta, diversi studiosi avevano espresso preoccupazione per la sorte di un reperto così importante. Simone Maganuco, del Museo di Storia Naturale di Milano, ha fatto notare che prezzi più bassi allargherebbero il numero di musei in grado di competere per questi acquisti. Filippo Bertozzo, in procinto di lasciare il Museo di Scienze Naturali di Bruxelles per l’Università di Lisbona, ha aggiunto che scheletri unici come questo custodiscono informazioni preziose per la ricerca, che però restano inutilizzabili se il fossile finisce in una casa privata. Le principali riviste scientifiche, ha ricordato, non pubblicano studi basati su esemplari non conservati in istituzioni pubbliche.
Anche la Society of Vertebrate Paleontology, l’associazione internazionale di settore, ha chiesto che i reperti di questo valore vengano destinati in modo stabile a musei o centri di ricerca, sottolineando che un semplice prestito temporaneo non basta a garantire agli scienziati l’accesso continuativo necessario per condurre studi verificabili nel tempo.
Un settore in espansione dagli anni ’90
La legge statunitense consente ai proprietari terrieri di vendere liberamente i fossili trovati sui propri terreni, ed è proprio questa libertà ad aver alimentato un mercato in cui reperti naturali come dinosauri e meteoriti vengono trattati alla stregua di opere d’arte. Un’inchiesta di Wired citata più volte in questi mesi sostiene che gli scheletri di T. rex oggi in mani private superino ormai quelli conservati nei musei.
Gli esempi di Apex e Stan dimostrano che una soluzione intermedia è possibile, con i proprietari che scelgono di prestare i fossili alle istituzioni pur mantenendone la proprietà. Ma si tratta di decisioni individuali, revocabili in qualsiasi momento. Cosa accadrà a Gus resta quindi un’incognita legata unicamente alla volontà di chi lo ha acquistato; potrebbe finire in un museo, alimentare una collezione privata aperta al pubblico, oppure sparire del tutto dalla vista degli studiosi.




