Il divieto dei social ai minori è la vera soluzione?
Nell’ultimo anno, circa una ventina di Paesi nel mondo si sono attivati per regolamentare l’accesso dei minori ai social media. Nel dicembre 2025, l’Australia ha introdotto il divieto totale di utilizzo per i minori di 16 anni (nonostante l’età minima consigliata da chi gestisce le piattaforme sia 13 anni), prevedendo persino multe per le aziende, fino a 49,5 milioni di dollari.
A giugno, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che una misura analoga verrà introdotta nel Regno Unito. Tra i Paesi in cui si sta discutendo a riguardo spiccano Spagna, Francia, Norvegia, Turchia, Canada, Indonesia e altri.
In Italia, era stato presentato un disegno di legge (n. 1136) dai partiti di opposizione e maggioranza. Il documento è ancora in fase di dibattito, ma il divieto non appare comunque come un argomento di rilievo al momento.
I pro-divieto social
Il divieto dei social ai minori, ad esempio nel caso australiano, opera attraverso il controllo preventivo dell’identità dell’utente, tramite la verifica dei documenti personali (cartacei o digitali) e/o tramite l’impiego di sistemi biometrici o comportamentali. Spesso viene anche richiesto il consenso di genitori e tutori.
Alcuni Stati sostengono che solo alcuni social siano “ad alto rischio”, limitando perciò solo determinate piattaforme, prima fra tutte TikTok.
Nei Paesi in cui i social sono stati limitati per gli adolescenti, o in cui esiste un dibattito favorevole a riguardo, la spiegazione è che diverse ricerche scientifiche hanno collegato l’utilizzo intenso dei social all’aumento di casi di disagio psicologico (ansia, depressione, disturbi alimentari, autolesionismo).
I contro
C’è da dire tuttavia che non tutti gli studiosi sono della stessa idea: per alcuni, non vi è un rapporto stretto di causa-effetto tra uso dei social e peggioramento della salute mentale.
A differenza delle altre dipendenze, tra cui l’alcool, i social avrebbero effetti diversi, a seconda di una serie di fattori: psicologia, biografia, famiglia, ambiente sociale. Genererebbero perciò reazioni diverse a seconda del soggetto.
La verità è che gli effetti negativi dei social sono ancora difficili da dimostrare con esattezza, anche perché gli adolescenti non sono tutti uguali.
Soprattutto, un aspetto da tenere in considerazione rimane quello degli effetti delle restrizioni: in diversi casi, i controlli dell’età vengono aggirati con successo dagli utenti oppure vengono predilette piattaforme alternative, meno controllate e magari più pericolose.
Che il divieto non sia una vera soluzione, ma solo un modo per rimandare il problema? Molte delle proposte alternative al divieto puntano sull’educazione a un uso responsabile della tecnologia, unito alla modifica del funzionamento e dei contenuti delle stesse piattaforme. Certo è che si tratta di vie complesse da attuare. Motivo per cui, al momento, la via del divieto rimane la preferita da gran parte dell’opinione pubblica.




