Musk contro Altman: come la battaglia per OpenAi è diventata la guerra simbolo dell’intelligenza artificiale
Quando nel 2015 Elon Musk e Sam Altman contribuirono alla nascita di OpenAI, il progetto sembrava quasi una missione idealistica: sviluppare un’intelligenza artificiale avanzata “a beneficio dell’umanità”. Dieci anni dopo, quello stesso progetto è diventato il centro di una delle battaglie legali più importanti e simboliche della Silicon Valley.
La frattura tra Musk e Altman non è nata all’improvviso. Musk lasciò OpenAI nel 2018, ufficialmente per evitare conflitti di interesse con Tesla e le sue attività sull’AI, ma dietro le quinte emersero divergenze profonde sulla direzione della società. Nel frattempo, OpenAi cambiò struttura: da organizzazione no-profit pura passò a un modello “capped-profit”, cioè una società in grado di attrarre enormi investimenti mantenendo teoricamente una missione pubblica. Fu questo il punto che Musk iniziò a contestare apertamente.
Secondo Musk, Altman e gli altri dirigenti avrebbero tradito l’accordo originario trasformando OpenAI in una macchina commerciale sempre più vicina a Microsoft. Nel 2024 il miliardario sudafricano ha quindi intentato una causa contro OpenAI, Altman e gli altri dirigenti, accusandoli di aver abbandonato la missione originaria della società per perseguire interessi economici personali. Musk sosteneva di essere stato convinto a finanziare OpenAI sulla promessa che l’azienda sarebbe rimasta aperta, trasparente e non orientata al profitto.
La causa ha assunto rapidamente dimensioni enormi, sia economiche che mediatiche. Musk ha chiesto danni miliardari (in alcune fasi si è parlato di oltre 100 miliardi di dollari) e ha persino tentato di bloccare la trasformazione di OpenAI in una struttura ancora più commerciale. Nel febbraio 2025, inoltre, un gruppo guidato da Musk ha presentato un’offerta da circa 97 miliardi di dollari per acquistare OpenAI, proposta respinta con ironia da Altman sui social.
OpenAI ha reagito sostenendo che Musk fosse mosso più dalla rivalità industriale che da principi etici. Nel frattempo, infatti, Musk aveva fondato xAI, concorrente diretta di OpenAI. Secondo la difesa, Musk conosceva da anni il progetto di creare una struttura profit-oriented e avrebbe persino chiesto in passato maggiore controllo sulla società.
Il processo, celebrato in California quest’anno, è diventato quasi un referendum pubblico sul futuro dell’intelligenza artificiale. In aula sono emersi retroscena sulla nascita di OpenAI, lotte di potere interne e accuse reciproche molto pesanti. Alcune testimonianze hanno raccontato che Musk avrebbe chiesto una quota di controllo enorme della società, mentre il suo team legale ha dipinto Altman come un manager disposto a sacrificare i principi originari per la crescita economica dell’azienda.
Gli sviluppi più recenti, però, hanno segnato una battuta d’arresto per Musk. A maggio 2026 il tribunale federale di Oakland ha respinto gran parte delle sue accuse stabilendo che la causa era stata presentata troppo tardi rispetto ai fatti contestati. In sostanza, il giudice ha ritenuto che Musk fosse già a conoscenza da anni della trasformazione di OpenAI e dei rapporti con Microsoft.
Dal punto di vista legale, quindi, Altman e OpenAI hanno ottenuto una vittoria importante. Politicamente e culturalmente, però, la vicenda ha lasciato segni profondi: il processo ha mostrato al grande pubblico quanto il mondo dell’intelligenza artificiale sia diventato una miscela esplosiva di ideali, potere economico e rivalità personali. E soprattutto ha trasformato due ex alleati nella rappresentazione perfetta della nuova guerra per il controllo dell’AI.




