Venezia sta affondando: spostare la città è un’opzione?
Venezia è sempre più esposta al rischio di inondazioni. Una minaccia nota da tempo per una città costruita sull’acqua, che oggi deve fare i conti sia con l’innalzamento del livello del mare causato dal cambiamento climatico sia con al lento abbassamento del terreno. Negli ultimi anni si è tornati a parlare delle possibili misure da adottare per salvare Venezia. Tra le ipotesi c’è quella di “spostare” la laguna per salvarla da un futuro sommerso. Ma un progetto del genere è davvero realizzabile?
La situazione attuale e le misure di protezione
Venezia è una delle città più iconiche al mondo, famosa per i suoi canali e per essere stata costruita direttamente sull’acqua. Proprio questa sua caratteristica, però, la rende estremamente fragile. La laguna veneziana vive infatti in un equilibrio delicato, minacciato da due fenomeni sempre più evidenti: la subsidenza, ovvero il lento abbassamento del terreno, e l’innalzamento del livello del mare causato dal cambiamento climatico. Ogni anno il suolo veneziano sprofonda di circa 1-2 millimetri, mentre il mare Adriatico continua a salire, aumentando il rischio di acqua alta e inondazioni sempre più frequenti.

Foto: AP Photo/Luigi Costantini
Da anni Venezia cerca di contrastare questi problemi attraverso sistemi di prevenzione e difesa. Il più importante è il MOSE, il sistema di barriere mobili progettato per proteggere la laguna durante le maree eccezionali. Quando il livello dell’acqua supera la soglia di sicurezza, le paratoie si sollevano impedendo al mare Adriatico di entrare nella laguna.

Il sistema MOSE.
Foto: Fanpage.it
Nonostante i risultati positivi ottenuti negli ultimi anni, il MOSE presenta anche diversi limiti. Il sistema deve essere attivato ogni volta che il livello del mare aumenta e, con l’aggravarsi della crisi climatica, le chiusure potrebbero diventare sempre più frequenti e prolungate. Questo rischia di creare problemi al porto, alla navigazione e persino all’equilibrio naturale della laguna. A ciò si aggiungono gli elevati costi di manutenzione e gestione, che nel lungo periodo potrebbero rendere il sistema economicamente difficile da sostenere.
Le possibili soluzioni per il futuro
Molti esperti ritengono che il MOSE rappresenti soltanto una soluzione temporanea e che Venezia avrà bisogno di strategie più profonde e durature. Tra le proposte avanzate negli ultimi anni c’è quella di un graduale innalzamento della città. L’idea prevede il sollevamento di pavimentazioni e fondamenta, il consolidamento degli edifici storici e persino l’utilizzo di tecniche geotecniche per contrastare lo sprofondamento del terreno attraverso l’iniezione di acqua o materiali nel sottosuolo.
Altri studiosi sostengono invece che la priorità sia ripristinare l’equilibrio naturale della laguna. Questo significherebbe limitare il passaggio delle grandi navi, ridurre il traffico acqueo e ricostruire barene e zone umide, fondamentali per la protezione dell’ecosistema veneziano.
Un altro tema centrale riguarda il turismo di massa. L’enorme afflusso di visitatori esercita una forte pressione sugli edifici storici, contribuisce all’aumento del traffico e accelera la trasformazione della città in uno spazio sempre meno abitato dai residenti. Per questo motivo sono state introdotte alcune misure sperimentali, come il ticket d’ingresso giornaliero, i limiti alle grandi navi e controlli più severi sugli affitti brevi.

Tornelli per i ticket d’ingresso per visitare la città.
Foto: Fanpage.it
L’ipotesi estrema: spostare Venezia
Tra le idee più discusse – e anche più controverse – c’è quella di spostare parte della laguna o alcuni edifici storici per salvarli dall’innalzamento del mare. Un’ipotesi che può sembrare fantascientifica, ma che trae ispirazione da un precedente realmente avvenuto: il trasferimento dei templi di Abu Simbel in Egitto.
Negli anni Sessanta, i templi rischiavano di essere sommersi dalla costruzione della diga di Assuan e dalla nascita del lago Nasser. Per salvarli, l’UNESCO coordinò una gigantesca operazione internazionale: tra il 1964 e il 1968 il complesso venne tagliato in oltre mille blocchi di pietra, spostato e ricostruito circa 65 metri più in alto e 200 metri più indietro.

Durante lo spostamento dei templi di Abu Simbel, in Egitto.
Foto: storicang.it
Come spiega anche la testata Torcha, si trattò di un intervento straordinario, ma difficilmente replicabile nel caso di Venezia. Abu Simbel era infatti un complesso monumentale isolato, mentre Venezia è una città viva, fatta di palazzi, ponti, abitazioni, attività commerciali, infrastrutture e migliaia di residenti. Smantellare e ricostruire un’intera città sarebbe un’operazione immensamente più complessa.
Anche i costi rappresenterebbero un ostacolo enorme. Se il trasferimento di pochi monumenti può costare miliardi di euro, spostare anche solo una parte significativa di Venezia potrebbe richiedere investimenti superiori ai 100 miliardi di euro. Inoltre, un intervento così invasivo rischierebbe di compromettere in modo irreversibile l’equilibrio ambientale della laguna.
Per questo motivo, l’idea di “spostare Venezia” viene oggi considerata più una ipotesi lontana che un’idea possibile. Tuttavia, il dibattito resta aperto: con l’aggravarsi della crisi climatica, anche le ipotesi più estreme potrebbero un giorno entrare concretamente nella discussione sul salvataggio della laguna. Per ora, spostare la città resta un’idea più futuristica piuttosto che futura per la città.




