Groenlandia e diritto internazionale: perché non può essere venduta
Nelle ultime settimane, alcune dichiarazioni politiche hanno riacceso il dibattito sulla possibilità di acquisire territori artici, come osservato speciale la Groenlandia. Tuttavia, il quadro giuridico internazionale vigente e la prassi consolidata escludono categoricamente scenari di “vendita” o trasferimento unilaterale di sovranità nella regione artica. Analizzando ed interpretando le fonti è il caso di fare chiarezza onde evitare di riempire il web di falsità o articoli con analisi superificale. Dato il tema non è il caso di lasciare nulla al fato.
Il fondamento legale: l’Act on Greenland Self-Government
Il punto di partenza per comprendere la situazione giuridica della Groenlandia è l’Act on Greenland Self-Government del 12 giugno 2009. Il documento riconosce formalmente i groenlandesi come popolo con diritto all’autodeterminazione e attribuisce all’autogoverno locale poteri legislativi ed esecutivi nelle materie trasferite. L’articolo 1 della legge stabilisce chiaramente che qualsiasi decisione riguardante il territorio deve coinvolgere le autorità groenlandesi, rendendo impossibile qualsiasi transazione che non passi attraverso procedure costituzionali complesse e il consenso esplicito del governo locale, il Naalakkersuisut. Parliamo di una nazione non di un barattolo di fagioli messo sullo scaffale del nostro supermercato di fiducia.
La posizione degli accademici: Byers e Koivurova
Secondo Michael Byers, Canada Research Chair in Global Politics and International Law presso l’University of British Columbia, il diritto internazionale applicato all’Artico privilegia la cooperazione tra Stati e richiede che qualsiasi modifica di sovranità o uso territoriale avvenga attraverso procedure costituzionali formali e accordi statali. Nel suo autorevole studio “International Law and the Arctic” (Cambridge University Press), Byers sottolinea come non esistano meccanismi legali che permettano la vendita semplice di territori artici senza il rispetto di rigorose procedure costituzionali.
Altra fonte autorevole è Timo Koivurova, esperto dell’Arctic Centre dell’University of Lapland, il quale rafforza questa posizione evidenziando l’importanza cruciale del consenso delle autorità groenlandesi e delle popolazioni indigene in ogni decisione che riguardi basi militari, sfruttamento di risorse naturali e impatti ambientali. La sua ricerca su “Arctic law and governance” dimostra come il principio dell’autodeterminazione sia ormai consolidato nella prassi internazionale artica.
Dalle basi accademiche cerchiamo di fare luce sui protagonisti in scena.
Il comunicato delle Forze armate danesi del 15 gennaio 2026
Questo mese, le forze armate danesi hanno annunciato ufficialmente un aumento della presenza militare e delle attività addestrative in Groenlandia e nelle aree circostanti. Il comunicato specifica esplicitamente che queste operazioni vengono condotte “in stretta cooperazione con gli alleati e in coordinamento con le autorità groenlandesi e il Governo della Groenlandia, Naalakkersuisut.”
Gli scopi dichiarati di questa intensificazione sono l’addestramento in condizioni artiche estreme, il rafforzamento delle capacità operative in ambiente artico e l’aumento della deterrenza regionale. Significativamente, il documento sottolinea che ogni fase dell’operazione richiede il coordinamento formale con il governo groenlandese, confermando che nessuna azione militare può essere intrapresa senza il consenso delle autorità locali.
Le dichiarazioni congiunte dei ministri nordici e di vari governi europei del 6 gennaio 2026 ribadiscono con chiarezza che la sicurezza artica deve essere perseguita nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca, che include la Groenlandia. Questi documenti stabiliscono il principio secondo cui ogni azione nell’area artica deve avvenire in consultazione con le autorità competenti, sia nazionali che locali.
La posizione NATO: sicurezza collettiva, non acquisizione territoriale
Durante il suo intervento all’Arctic Circle Assembly del 19 ottobre 2024, l’ex Presidente del Comitato Militare NATO, Rob Bauer, ha delineato con precisione la posizione dell’Alleanza riguardo all’Artico. Ha riconosciuto l’aumento della competizione strategica nella regione, ma ha chiarito inequivocabilmente che la risposta NATO è orientata esclusivamente a garantire sicurezza e stabilità per gli Stati membri, non a esercitare o trasferire sovranità territoriale.
I quattro punti chiave della dichiarazione NATO:
- L’Artico è definito come area di interesse strategico, non come oggetto di potenziale acquisizione territoriale
- Ogni attività militare è presentata come strumento di deterrenza e interoperabilità tra Alleati
- Esiste un obbligo vincolante di consultazione con gli Stati costieri per qualsiasi presenza militare nella regione
- Le attività di addestramento devono rispettare pienamente la sovranità degli Stati artici
La strategia artica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti
La DoD Arctic Strategy, pubblicata originariamente nel giugno 2019 e aggiornata nel 2024, fornisce ulteriori conferme di questo approccio. Il documento del 2024 identifica l’Artico come regione cruciale per la difesa del territorio statunitense e per gli impegni di alleanza, ma definisce priorità operative che escludono categoricamente trasferimenti di sovranità.
L’aggiornamento 2024 è esplicito: la strategia statunitense mira alla difesa, alla deterrenza e alla cooperazione internazionale, non a modifiche dello status giuridico-territoriale della regione. Le azioni concrete indicate comprendono il potenziamento delle capacità operative artiche, l’intensificazione delle esercitazioni congiunte con gli Alleati, investimenti significativi in infrastrutture e resilienza, e il rafforzamento del coordinamento con partner civili e autorità locali.
Tirando le somme e semplificando il tutto
Sia le dichiarazioni NATO del 19 ottobre 2024 sia la DoD Arctic Strategy confermano che le politiche di sicurezza nell’Artico sono orientate esclusivamente alla difesa collettiva e alla cooperazione multilaterale. Non esistono almeno nei documenti ufficiali, né nel diritto internazionale vigente, meccanismi che autorizzino la cessione o la “vendita” di territori artici.
Il caso della Groenlandia dimostra come il diritto internazionale contemporaneo, rafforzato da trattati specifici come l’Act on Greenland Self-Government del 2009, abbia creato un sistema di garanzie che protegge l’autodeterminazione dei popoli artici e richiede procedure costituzionali complesse per qualsiasi modifica territoriale. Qualsiasi presenza militare o accordo operativo nell’area richiede necessariamente il consenso formale sia degli Stati sovrani sia delle autorità locali, rendendo impossibile qualsiasi scenario di trasferimento unilaterale di sovranità.
La cooperazione, il rispetto delle norme internazionali e il coinvolgimento delle popolazioni locali rimangono i principi cardine della governance artica, come confermato dalla prassi consolidata e dalle posizioni ufficiali di NATO, Stati Uniti e governi nordici.




