“We need Greenland”, una fonte inesauribile di guadagni
Perché il presidente Donald Trump ha bisogno così tanto della Groenlandia? La risposta va oltre alle difese atlantiche, gli Stati Uniti puntano ancora una volta un territorio ricco di risorse ed è il turno dell’isola artica. Dal gas naturale al petrolio, la risoluzione ai cinque anni di crisi energetica scatenata dal conflitto russo-ucraino.
Una soluzione artica: i minerali
Inaspettatamente dall’immaginario comune sulla Groenlandia, un’isola abbandonata e ricoperta dal ghiaccio, nelle sue coste c’è una preziosissima presenza di minerali come: diamanti, nickel, tungsteno, minerale di ferro. La riva sud-occidentale è il fiore all’occhiello, Skaergaard, dove è presente una generosa quantità di oro e minerali rientranti nel gruppo del platino. Ricca anche l’area della costa sud-occidentale, a Fiskenaesset, ritenuta da Geological Survey un deposito di zaffiro rosa o rubino.
Le potenzialità energetiche dell’isola sono solo una stima. Il costo delle estrazioni è alto perfino per le grandi industrie statunitensi, a causa delle condizioni climatiche estreme.
Solo negli ultimi anni il mondo si sta concentrando sulle terre rare, risorse allettanti per produzioni di diversa natura, quando le terre groenlandese ne hanno sempre ospitato giacimenti. Parliamo di zirconio, il tantalo, il niobio, l’uranio stesso, circa a 1,5 tonnellate. Fondamentali per l’elettronica in ambito della difesa, a maggior ragione in un’escalation geopolitica come quella a cui stiamo assistendo.
Gli interessi USA nell’artico
Sempre in nome della sicurezza nazionale e gli interessi industriali, Donald Trump ha sottolineato l’importanza del controllo delle riserve fossili e dei minerali. La Casa Bianca non mette concretamente mano sulle infrastrutture groenlandesi, le controlla. Monitora gli investimenti, le finanzia economicamente.
Anche il settore automobilistico, oltre a quello militare, degli Stati Uniti vuole avere la sua parte. Le Ree e le Mpc groenlandesi rappresentano un elemento chiave per la produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in. Gli americani sono alla corsa del monopolio minerario a Nuuk per precedere la Cina che a oggi controlla il 95% della produzione mondiale di terre rare e che ora guarda con particolare attenzione all’isola artica.
Il “We need Greenland” di Trump, alla luce delle fonti e delle dinamiche legate all’isola, assume un significato diverso: non si tratta soltanto di un supporto strategico, ma di un chiaro contrasto di interessi geopolitici tra Oriente e Occidente.




