L’aumento della mortalità infantile nel 2025 è una brutta sconfitta per l’umanità
Il 2025 potrebbe passare alla storia come un anno di abiezione. Non perché la manifesta disistima del Presidente americano Donald Trump per gli alleati potrebbe segnare la fine dell’ordine internazionale liberale, o perché la guerra in Ucraina possa sembrare aver preso una direzionefavorevole alla Russia, o ancora, perché nonostante gli sforzi diplomatici fatti per porre fine a diverse guerre, sia stato un anno di conflitti mondiali quasi da record.
Al contrario, verrà ricordato con disonore per un motivo molto semplice e prevedibile: l’aumento globale della mortalità infantile.
Dopo decenni di flessione, il 2025 conta un aumento dei decessi di bambini sotto i cinque anni, passando da 4,6 milioni nel 2024 a circa 4,8 milioni oggi.
Dove cercare il perché di questa tragica inversione di tendenza
Questo inverte una tendenza che gli esperti consideravano uno dei risultati più importanti al mondo nel campo della salute mondiale.
Dal 1990 al 2023, il tasso di mortalità infantile è diminuito di quasi il 60%, con i decessi infantili che sono passati da quasi 13 milioni nel 1990 a poco meno di 5 milioni nel 2023.
Questo è avvenuto mentre la popolazione mondiale è aumentata da 5 a 8 miliardi nello stesso periodo.
L’ultimo anno in cui la mortalità infantile aumentò notevolmente fu negli anni ’70.
La notizia ha spinto Bill Gates, cofondatore della Bill and Melinda Gates Foundation, che da tempo si occupa, tra le altre cose, di mortalità infantile, a puntare i riflettori su cosa stiacausando l’aumento delle morti infantili: il calo mondiale dei finanziamenti per la salute, dal momento che Stati Uniti e altre Nazioni ricche stanno riducendo gli aiuti esteri.
In una intervista rilasciata a Politico, Gates ha detto: “abbiamo aumentato la somma di denaro in aiuti nei primi 25 anni e ora stiamo riducendo i finanziamenti, non possiamo stupirci che questo stia causando più morti”.
Gates afferma che nel 2026 devono essere fatti più sforzi per garantire che questo rimanga un calo temporaneo, e non l’inizio di una tendenza.
Ma non è chiaro da dove dovrebbero provenire le risorse necessarie.
Secondo sondaggi condotti da Accountability Lab, Humentum e Global Voices e riportati nel “global aidfreezetracker”, centinaia di organizzazioni, la maggior parte delle quali no profit, hanno segnalato riduzioni nei bilanci o impatti negativi sui loro programmi a causa di tagli ai finanziamenti governativi.
L’area principale interessata da questi tagli è la salute globale, inclusi i programmi per prevenire la mortalità infantile.
Motivo dei tagli per gli USA
La principale causa di questi tagli agli aiuti è la chiusura avvenuta lo scorso febbraio dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale da parte del cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza Governativa, guidato all’epoca da Elon Musk.
Perfino lo stesso capo di gabinetto di Trump, SusieWilson, ha recentemente detto a Vanity Fair di essere rimasta “sconvolta” per lo smantellamento di USAID.
Dopo questi tagli, a giugno il Comitato Internazionale di Soccorso ha identificato 13 Paesi, principalmente in Africa subsahariana, che erano a massimo rischio per le potenziali conseguenze portate da questi tagli agli aiuti.
Questa lista si sovrappone tragicamente ai Paesi con i tassi di mortalità infantile più alti.
La notizia dell’aumento globale di mortalità infantile è quindi la prova più chiara che le decisioni dell’Amministrazione Trump hanno conseguenze disastrose per chi vive lontano dai confini degli Stati Uniti.
Ma i motivi per cui questo aumento possa avere a breve una nuova inversione di tendenza vanno oltre le decisioni dell’Amministrazione Trump e le sue scelte politiche neoisolazioniste.
Non solo Trump: il rapporto dell’OCSE
I tagli non sono limitati agli Stati Uniti. Come ha evidenziato un rapporto OCSE di metà anno, nel 2025 sarebbero venute alla luce le conseguenze dei taglidecisiper due anni consecutivi da Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti per l’assistenza allo sviluppo.
Anche il Canada ha tagliato drasticamente il suo budget.
Le riduzioni ai bilanci degli aiuti da parte delle Nazioni del G7, sostanzialmente leader nell’ordine internazionale liberale, hanno spinto Amitabh Behar, direttore esecutivo dell’Organizzazione globale di aiuti Oxfam, a fare una pesante dichiarazione: “il ritiro del G7 dal mondo è senza precedenti e non potrebbe arrivare in un momento peggiore, con fame, povertà e danni climatici che si intensificano. Il G7 non può pretendere di costruire ponti da una parte mentre dall’altra gli abbatte”.
Anche la Svezia sta riducendo il suo budget per gli aiuti esteri, perché sta dirottando i fondi e colmare così il vuoto che serve perl’assistenza all’Ucraina.
Il Ministro svedese per lo Sviluppo e il Commercio estero Benjamin Dousa ha motivato la decisione con disarmante semplicità:” non esiste una tipografia occulta che stampa le banconote che servono per gli aiuti e il denaro deve provenire da qualche parte”.
In generale, le Nazioni ricche stanno aumentando i loro bilanci per la difesa, sia per soddisfare le richieste da parte degli Stati Uniti sia per assicurarsi di poter sconfiggere le minacce esterne qualora gli Stati Uniti si defilassero dalle alleanze storiche.
Allo stesso tempo, stanno facendo tagli in aree che non possano suscitare controversie in patria.
Da questo punto di vista, il taglioagli aiuti sembra essere la scelta più “facile”.
Ma se le Nazioni del G7continuassero a tirarsi indietro, potrebbela Cina potrebbe fare un passo avanti nel tentativo di costruire un ordine globale alternativo e superare in prestigiodei leader del vecchio assetto?
Gli osservatori ritengono che sarebbe bello, ma il modello cinese in assistenza esterna si basa in gran parte sulla distribuzione di prestiti più che sugli aiuti.
E qui questa non sarebbe una soluzione.
La triste verità, e il motivo delle preoccupazioni di Gates, è che devono essere i governi a colmare questo vuoto. Se la Gates Foundation nel 2024 ha donato circa 8 miliardi di dollari in sostegno caritativo, non è nulla rispetto a quanto erogato dall’USAID: più di 44 miliardi di dollari in aiuti solo nell’anno fiscale 2023.
Anche se si intervenisse su larga scala, le iniziative private non riuscirebbero a soddisfare i bisogni.
Non è ammissibile che oggi aumentino le malattie infantili che possono essere prevenute (sicuramente più di guerre ed eventi climatici) e che, in determinate realtà, diventino fatali.




