La politica industriale di Xi congela il problema Gen Z in Cina

La Cina ha recentemente reso noto che la disoccupazione ha raggiunto il 18,9% tra i giovani compresi tra i 16 e 24 anni che non frequentano la scuola.
Un record da quando il governo ha cambiato i suoi parametri di calcolo nel 2023.
In passato, la disoccupazione giovanile, in particolare quella dei laureati, era una preoccupazione prioritaria del governo, che temeva disordini sociali guidati dalla delusione e dalla frustrazione derivante dall’impegnativo sistema educativo cinese, basato su una interminabile serie di esami.
Cambio di rotta delle priorità
Invece di concentrarsi sulla creazione di politiche d rilancio dell’occupazione e sulla stabilizzazione dei deboli sistemi di sostegno per le famiglie, la Cina ha dato priorità agli investimenti in aree critiche per la concorrenza e il potenziale conflitto con gli Stati Uniti: la robotica e l’intelligenza artificiale.
Come per altri settori dell’ambiziosa politica industriale cinese “Made in China 2025”, questi settori ricevono grande attenzionedal governo, dall’energia e daiterreni a basso costo, ai fondi di venture capital sostenuti dallo Stato.
Per quanto riguarda la robotica, per esempio, lo scorso anno la Cina ha installato 300.000 robot sulle linee di produzione. Gli Stati Uniti ne hanno installati 34.000.
Tuttavia, entrambe le tecnologie vanno a minacciare non solo le prospettive occupazionali in generale, ma anche, nello specifico, due settoriimportanti della forza di lavoro giovanile.
Gli investimenti nella robotica minacciano i posti di lavoro nel settore manifatturiero ad alta intensità di manodopera, che sono spesso occupati dalla forza lavoro migrante rurale della Cina per via degli ostacoli posti loro all’accesso alla formazione avanzata, aggravata dal fatto che non viene loro riconosciuto lo status di cittadinanza urbana pur vivendo in città.
Nel frattempo, i progressi fatti nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale colpiranno pesantemente i colletti bianchi, in particolare i neolaureati.
Tuttavia, media e analisi delle strategie politiche hanno in gran parte sottovalutato il modo in cui le politiche industriali cinesi abbiano accantonato il problema dell’occupazione, una volta considerata una priorità.
Considerata la recente ossessione della Cina per la disoccupazione, vista come potenziale fonte di disordini di massa, è importante evidenziare questo cambiamento di strategia.
Xi ora vede chiaramente la competizione e il virtuale conflitto con gli Stati Uniti come minacce molto più importanti delle sfide interne che potrebbero prendere di mira il monopolio del potere politico del Partito Comunista Cinese.
Cosa spiega questo importante cambiamento nel modo in cui il Partito valuta le minacce al suo governo?
Il nuovo schema delle emergenze maschera il vero problema
In primo luogo, lo stato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina e il particolare momento di opportunità che Xi percepisce nel ritorno del Presidente Donald Trump alla Casa Bianca.
La seconda guerra commerciale di Trump contro la Cina ha dimostrato il grado di influenza che Pechino esercita su Washington, in particolare nel campo dei minerali critici e nei magneti necessari alla produzione avanzata.
Trump ha anche messo un freno a Taiwan, con dazi più elevati e restrizioni sui viaggi dei leader taiwanesi negli Stati Uniti, e forse sta anche esercitando pressioni sulla limitazione del sostegno degli Stati Uniti al futuro status di Taiwan.
Xi si sente in una posizione di forza per negoziare con il suo omologo americano, investendo contemporaneamente in Cina per rendere il Paese più forte e autonomo nei confronti di un partner imprevedibile.
Internamente, Xi è incoraggiato dai frutti che sta cogliendo dopo anni di campagne.
Da quando è salito al potere nel 2012, ha pesantemente preso di mira il fiorente movimento operaio cinese, reprimendo gli attivisti sindacali, le ONG, gli avvocati e altre parti della vivace società civile cinese che si stava concentrando sulla protezione dei diritti, dai diritti dei lavoratori ai diritti civili.
Di conseguenza, da allora, le agitazioni sindacali in Cina sono state il più delle volte spontanee, su piccola scala e facilmente fatte rientrare.
La repressione del 2019 contro il movimento filodemocratico di Hong Kong ha ulteriormente ridotto i collegamenti tra gli attivisti di quella città e quelli della terraferma.
Xi è oggi più sicuro che i disordini sociali in Cina siano in rischio gestibile.
Inoltre, nonostante la pesante censura online, i primi investimenti di Xi nell’economia digitale cinese hanno portato non solo a un ecosistema di social media online vivace e dinamico, ma anche a un’economia digitale che facilita i servizi online per quasi tutti i settori, dalla toelettatura per cani ai siti di incontri.
Come risultato di questa rivoluzione digitale, l’occupazione informale nella gig economy è esplosa, rendendo la disoccupazione non più così visibile o socialmente minacciosa come una vota, almeno per ora.
Molti giovani laureati disoccupati e sottoccupati non sono per strada a protestare o a cercare lavoro, ma nelle loro camere a giocare, vedere merci o servizi o fare gli influencer.
Tutto questo però non cancella la disoccupazione giovanile, maschera semplicemente un grave problema che contribuisce ad alimentare altre debolezze dell’economia cinese.
La disoccupazione giovanile rende più difficile il rilancio dei consumi.
Le scarse prospettive di carriera allontanano i giovani dall’idea di matrimonio e figli, che rimane una priorità per il governo, dati i tassi di natalità storicamente bassi della Cina da associare la crollo demografico.
L’elevata disoccupazione giovanile e il calo del tasso di partecipazione al lavoro minacciano anche la solvibilità del fragile sistema di sicurezza sociale cinese, che continuerà ad accogliere un numero maggiore di pensionati con l’invecchiamento della popolazione.
Il disincanto mondiale della Gen Z: un’epidemia in rapido movimento
Il Presidente del Madagascar AndryRajoelina ha sciolto il suo governo in risposta alle proteste per l’acqua e le interruzioni di corrente guidate dai giovani.Il golpe è vicino.
È stata solo l’ultima manifestazione di quest’anno, nata da giovani cittadini politicamente impegnati.
Queste proteste della Gen Z, come sono state soprannominate dai media, sono scoppiate nelle capitali di tutto il mondo, da Giacarta a Dacca, da Manila a Nairobi, da Timor Est a Rabat.
Sebbene ognuno di questi casi abbia il proprio contesto, non dovrebbero essere visti come eventi completamente disparati. In quest’epoca interconnessa di uso continuo dei social media, gli attivisti che guidano la carica nei diversi Paesi si sono ispirati a vicenda e hanno colto tattiche e simboli comuni.
Dopo che i manifestanti del Nepal hanno dato fuoco al famoso palazzo Singh Durbar a Kathmandu, hanno appeso una bandiera Jolly Roger con un teschio e ossa incorniciate sui cancelli del palazzo.
Era un riferimento al manga giapponese più venduto “One Piece”, con un’allegra banda di pirati che navigano in tutto il mondo combattendo un governo mondiale autocratico.
Da allora, la stessa bandiera è apparsa nelle proteste di Parigi, New York, Giacarta e Timor Est.
Un altro fattore comune: i giovani manifestanti utilizzano app e social media come Tik Tok, Instagram, Facebook e Reddit come strumenti organizzativi, così come l’app di gioco online Discord.
Discord in particolare è diventato uno spazio fondamentale di ritrovo online per i manifestanti del Nepal dopo che il governo ha chiuso i social media tradizionali.
Molti hanno cercato di discreditare l’importanza di questi movimenti proprio perché si muovono su piattaforme considerate poco serie, cercando così di far passare in secondo piano i veri motivi che alimentano le proteste: diseguaglianza, corruzione, malgoverno e leader irresponsabili.
Ma questi giovani, come mostrano gli eventi dell’ultimo anno, sono molto consapevoli della posta in gioco nel loro futuro e stanno facendo di tutto, con i mezzi a loro più congeniali, per mettersi in gioco per difenderlo.
Intanto in Cina…
A differenza del Nepal e del Bangladesh, ad esempio, la Cina non ha visto una vera rivoluzione della Gen Z, ma ci sono molti segnali del disincanto dei suoi giovani.
Dall’elevata disoccupazione a un sistema educativo deludente, il malessere tra le giovani generazioni contribuisce più in generale alla scarsa fiducia nell’economia e nelle loro prospettive future.
L’attenzione di Xi sulla sua visione high-tech per il futuro della Cina nell’energia pulita, nella produzione avanzata e nelle infrastrutture urbane è difficile da conciliare con le disastrose conseguenze sociali di quasi un giovane su cinque senza lavoro.
Alla fine, questi aspetti dell’economia cinese sono due facce della stessa medaglia. L’attenzione di Xi per l’industria manifatturiera e l’economia reale, combinata con la sua ossessione di competere con gli Stati Uniti nella produzione avanzata e nell’intelligenza artificiale, è sempre più distante dalla tradizionale preoccupazione per i lavori manifatturieri, che ora possono essere svolti in modo più economico e docile dai robot, piuttosto che da giovani cittadini rurali.
Nel frattempo, l’impatto dell’intelligenza artificiale sui posti di lavoro dei colletti bianchi, combinato con il giro di vite di Xi sui servizi finanziari e, dal 2021,sull’attività di tutoratoeducativo di alto livello, significa che anche i giovani laureati avranno più difficoltà a trovare lavoro.
L’ossessione di Xi per gli Stati Uniti, visti ancora come la più grande minaccia che il governo del PCC deve affrontare, dimostrare la sua fiducia nella stabilità interna della Cina.
Ma mentre pianifica di proteggersi da Washington, tarpa le ali dei giovani cittadini cinesi, rischiando di innescare una bomba ad orologeria.





