La fine dell’universo benniano: ci saluta Stefano Benni all’età di 78 anni

In pochi sono riusciti a raccontare l’Italia più vera, ma con leggerezza, come l’umorista e scrittore Stefano Benni. Quest’oggi è venuto a mancare all’età di 78 anni, era da anni vittima di una malattia che negli ultimi tempi gli impediva perfino di comunicare. L’autore di Bar Sport e protagonista di gag televisive resterà apprezzato da tutte le generazioni.
Una vita da Benni
Lupo, ovvero come veniva chiamato Benni, era nato a Bologna nel 1947, nello specifico fra i suoi Appennini. Amava il calcio che dovette abbandonare per colpa di un infortunio, brillante studente del liceo classico e con un travagliato percorso universitario. Cambi frequenti di facoltà, una di queste era quella di Lettere e Filosofia, infine decise di abbandonare la vita accademica definitivamente.
Nel frattempo, incominciava ad addentrarsi nell’universo giornalistico con collaborazioni di testate come Il Mondo, Panorama, L’Espresso, la Repubblica e il Manifesto. Poi, un periodo di pausa, venne chiamato per il servizio militare, proprio in questa fase scrisse il suo libro più celebre: Bar Sport. Una raccolta di racconti umoristici che descrive la realtà dei bar di provincia dell’epoca, pubblicato dalla Mondadori nel 1976 e presto un successo. Il suo stile di scrittura spiccava per unicità: parodie ai diversi stili letterari, giochi di parole esilaranti, neologismi. Il suo secondo romanzo più conosciuto è La Compagnia dei Celestini, 1992. La storia di un gruppo di orfani in un mondo simile all’Italia, dove vengono rinchiusi per giocare ai mondiali di un fittizio gioco di nome “pallastrada”.
Indimenticabile la sua profonda amicizia con lo scrittore francese Daniel Pennac, fino al punto di convincere la casa editrice Feltrinelli a tradurre i primi libri di Pennac. Uno presentava i libri dell’altro all’estero, l’amico francese dedicò l’opera Grazie! a Benni.
Ricordato negli ultimi anni per la sua lettera su Facebook il 29 settembre 2015. Pubblicò sulla sua pagina ufficiale una lettera in cui spiegava le ragioni che lo spinsero a rifiutare il premio Vittorio de Sica, attribuito annualmente ad alte personalità che si sono distinte nelle arti per protesta contro i tagli alla cultura e alla scuola attuati dal Governo Renzi, visto che il premio viene solitamente consegnato da cariche istituzionali.
Il critico Goffredo Fofi, amico intimo che fu il primo a raccontare delle gravi condizioni di Benni, descrisse il suo senso dell’umorismo con queste parole: “Pacato ma anche duro quando necessario, non sembrava mai dettato da disprezzo o da malizia”.




