JJ vince l’Eurovision 2025: quando una canzone sincera conquista un continente
Certe esibizioni non sono solo performance. Non servono fuochi d’artificio, costumi stravaganti o effetti speciali: bastano una voce che arriva dritta allo stomaco e una verità che non ha paura di mostrarsi. Questo è stato JJ all’Eurovision 2025. E per questo ha vinto.
La finale di Basilea, sabato 17 maggio, è stata una serata di emozioni forti, tensioni, sorprese. Ma sopra ogni cosa, è stata la serata di un ragazzo di 24 anni salito sul palco con la sua canzone, “Wasted Love”, e con il cuore in mano. In pochi minuti ha fatto silenzio in tutta Europa, e alla fine ha portato a casa 436 punti e il primo posto per l’Austria.
Dietro le iniziali, c’è Johannes Pietsch, nato a Vienna, cresciuto a Dubai, con radici austriache e filippine. Un artista che non ama troppo le etichette, né musicali né personali. Non si presenta come “pop”, “classico” o “alternativo”: semplicemente canta quello che sente. Ha studiato canto lirico, ma non ha mai avuto paura di mescolarlo con beat elettronici e suoni digitali. E proprio da questo incontro è nata “Wasted Love”.
Un brano che parla di amore perso, sì ma lo fa in modo diverso. Niente frasi fatte o melodie da classifica. La canzone cresce piano, si apre con una voce fragile, quasi rotta, poi esplode in un ritornello che travolge. Non solo perché è potente, ma perché è vero.
Quando JJ ha cantato, in tanti si sono chiesti: “Ma chi è questo ragazzo?”. Non era tra i nomi più attesi. Non era nemmeno tra quelli più spinti dal marketing. Ma nel momento in cui ha iniziato a cantare, è come se l’Eurovision si fosse fermato per ascoltare.
I punti sono arrivati, eccome: 258 dalle giurie, 178 dal pubblico. Il totale? Un risultato che ha messo d’accordo esperti e spettatori. Dietro di lui, Israele ed Estonia. Ma a fine serata, era chiaro che la sua vittoria non era solo un punteggio alto: era un messaggio.
Il presidente austriaco ha definito JJ “un simbolo del talento che guarda al futuro”. Conchita Wurst, vincitrice del 2014, lo ha celebrato con affetto sui social, dicendo che “finalmente qualcuno ha riportato l’anima al centro del palco”.
E anche fuori dall’Austria, in tutta Europa, in tanti hanno scritto messaggi toccanti. “Mi ha fatto piangere”, “Sembrava cantasse per me”, “È questo il motivo per cui guardo ancora l’Eurovision”. Non è poco, in un’epoca in cui spesso tutto sembra confezionato, prevedibile.
Ora JJ ha davanti a sé un futuro interessante. Il suo primo EP è in lavorazione e uscirà questa estate. Si parla già di una tournée europea. Ma se lo si ascolta parlare con la stessa calma con cui canta si capisce che non ha fretta. Vuole fare le cose con cura, con rispetto per sé stesso e per chi lo ascolta.
Intanto, l’Austria si prepara a ospitare l’edizione 2026 dell’Eurovision. Graz, Innsbruck e altre città si stanno contendendo l’onore. Il paese è pronto a restituire al concorso un po’ di quella magia che ha ricevuto in dono.
Nel mare di glitter e strategia che a volte è l’Eurovision, la semplicità è diventata rivoluzionaria. JJ ha portato sul palco una storia vera, un dolore comune e una voce senza filtri. E lo ha fatto senza dover essere qualcun altro. Ha vinto perché ha emozionato. Perché, per tre minuti, ha fatto sentire meno soli milioni di persone. E forse è questo, alla fine, il senso della musica: non vincere, ma toccare.




