Scuola: l’economia riforma il diritto

Scuola, sono solo i primi giorni.

L’orario è provvisorio, mancano ancora molte nomine e due terzi dei docenti hanno preso servizio in due o tre sedi. Le combinazioni orarie sono una sfida alla capacità gestionale dell’equipe deputata. Sono state inserite le discipline, ma nelle caselle in cui far corrispondere il nominativo del docente, ancora molti spazi bianchi. In attesa degli ultimi incarichi da assegnare, ogni insegnante già in servizio è preso nel vortice delle sostituzioni.

Eccone una. Un primo superiore di 32 alunni.

L’insegnante in uscita commenta: “Pensa se fossero stati davvero 38. Per questa classe c’erano state 38 richieste di iscrizione, ma non se ne possono accettare più di 32 senza mettere in atto una violazione delle vigenti norme sulla sicurezza. La si voleva dividere per farne due da 19, ma il numero minimo di iscritti per attivare una classe è di 25 e lo sdoppiamento è previsto a 40. Alla fine niente, non so dirti con esattezza, ma non hanno potuto iscriversi”.

 

Va dunque letto tra le righe, nei testi del legislatore, che la riforma prevede anche una scuola superiore a numero chiuso in cui 19 giovani non sono sufficienti a rendere plausibile un investimento di denaro pubblico pari a quel che viene moltiplicando 39 ore settimanali di lezione, per circa 20 euro nette ad ora per la retribuzione dei docenti. In altre parole, l’equivalente di  2 contratti da 18 ore più un altro da 3 per un totale di 3200 euro al mese!

Il diritto allo studio di ciascuno di loro varrebbe forse meno di 170 euro al mese?

O sommando le ulteriori e necessarie spese a cui qui non si è fatto riferimento, come ad esempio quelle per il reperimento dei locali, per il loro integrale e dignitoso mantenimento, per gli arredi e le forniture, per i collaboratori scolastici e in generale, per tutto ciò che possa dirsi collaterale ad un buon funzionamento, questa cifra lievita oltre la soglia delle effettive possibilità?

Certo poi che il diritto allo studio di molti giovani studenti in situazioni analoghe comincia forse a costare cifre importanti, ma non definirei 19 quattordicenni un gruppo di studenti troppo esiguo per costituire una classe.

Definirei invece un diritto allo studio leso, quello dei “rifiutati” che per iscriversi ad un corso di studi analogo a quello per cui hanno ottenuto un rigetto della domanda dovrebbero essere disposti ad un trasferimento fuori provincia se non in alcuni casi fuori regione.

 

di Monica Scafati

 

17 settembre 2011

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