Il delitto del medico di Bari evidenzia le lacune della legge Basaglia

Il delitto del medico di Bari evidenzia le lacune della legge Basaglia

legge_180 - BasagliaE’ di pochi giorni fa la notizia della donna massacrata con decine di coltellate da un paziente, mentre lavorava nello studio medico del Servizio di igiene mentale di Bari,  dove Paola Labriola,  psichiatra di 53 anni, lavorava.
A compiere l’efferato delitto un 44enne ex tossicodipendente, Vincenzo Poliseno, che ha agito con la premeditazione, portandosi dietro un grosso coltello da cucina prima di recarsi nello studio medico, dove pretendeva dei soldi, da quella che da li a poco sarebbe diventata la sua vittima.
Questo delitto, ha scatenato delle giuste proteste dei medici che denunciano altri casi di aggressioni, da parte di malati psichici che talvolta, diventano violenti.
Ma non solo, perchè riporta alla luce una polemica mai chiusa in 35 anni dalla entrata in vigore della legge 180 (cosiddetta legge Basaglia).
Questo perchè ad oggi non si sono ancora create quelle indispensabili strutture intermedie, necessarie per rieducare i pazienti in un ambiente controllato, che possa dare una progressiva autonomia.
Questo vuoto fa si che tragedie come quella accaduta a Bari avvengano  per il semplice fatto che la legge considera  il malato psichiatrico, un malato sociale, e pertanto la società ed i familiari se ne devono fare carico.
Invece chi si trova ad affrontare un disturbo mentale  deve poter ricorrere ad uno psichiatra valido, capace e non solo famoso. Bisogna dare la possibilità di scegliere il proprio medico, e avere con lui un rapporto continuativo, cosa che nel pubblico non è possibile, perchè allo psichiatra, si impongono ritmi di lavoro che impediscono una relazione esclusiva.
Purtroppo bisogna osservare che fino a quando la legge non cambierà, fatti come quelli accaduti a Bari, sono destinati a ripetersi.

Sebastiano Di Mauro
7 settembre 2013

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