Papa Francesco rientra in Vaticano dopo aver chiuso la XXVIII Gmg. Il suo discorso alla chiesa latinoamericana e di tutto il mondo: “Andate, senza paura, per servire”

Papa Francesco rientra in Vaticano dopo aver chiuso la XXVIII Gmg. Il suo discorso alla chiesa latinoamericana e di tutto il mondo: “Andate, senza paura, per servire”

flashmobRioIl Papa è rientrato a Roma, dopo aver concluso il suo impegno alla Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile e già mentre era in viaggio, attraverso Twitter aveva ringraziato per la buona riuscita del suo viaggio, scrivendo: “Ringrazio profondamente tutti quelli che hanno lavorato per il successo della Gmg e abbraccio tutti voi partecipanti”.
Poi l’airbus A330 dell’Alitalia, è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino alle 11.25 come previsto e poco dopo Papa Francesco è sceso dalla scaletta dell’aereo tenendo in mano, sempre la sua cartella nera, la stessa che aveva alla partenza.
Ad attenderlo il ministro degli Interni Angelino Alfano, che l’ha accolto sulla pista in rappresentanza del Governo, con il quale si è intrattenuto cordialmente per alcuni minuti. Inoltre presenti all’eroporto anche il Vicario di Roma Cardinale Agostino Vallini, il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ed un gruppo di prelati, che il Papa ha salutato ad uno ad uno, prima di salire sulla Ford Focus blu metallizzata, che lasciava lo riportava in Vaticano.
Al di là della cronaca però, non si può non considerare questo viaggio di straordinaria importanza per l’inizio di questo pontificato, che si annuncia innovativo e diverso, non fosse altro che per il linguaggio che perde la forma aulica ed austera, ma parla la lingua dei semplici.
pellegrini gmgEd è stato, forse, per questa semplicità che ieri una folla di circa tre milioni di fedeli era presente sulla spiaggia di Copacabana o “Papacabana”, come è stata ribattezzata in questi giorni. Pellegrini, che mentre il Papa, a bordo dell’auto scoperta, attraversava il lungomare salutando i  giovani, gli lanciavano biglietti, magliette ed altri oggetti, fortunatamente non contundenti, che lui raccoglieva e metteva da parte.
Alla celebrazione eucaristica  per la chiusura della XXVIII Gmg, introdotta dal saluto dell’Arcivescovo di Rio de Janeiro, Monsignor Orani Joao Tempesta,  erano presenti, tra gli altri,  anche la presidente brasiliana Dilma Rousseff, insieme all’argentina Cristina Kirchner e al presidente boliviano Evo Morales.
Ieri in Brasile la sua ultima giornata si è conclusa con un grande discorso programmatico, in cui  il Papa ha lasciato al comitato di coordinamento del Celam, l’organismo che riunisce gli episcopati dell’America Latina il compito di realizzare una vera rivoluzionaria campagna di evangelismo.
Ma le parole di Bergoglio sicuramente sono state destinate, non solo al Brasile ma, per la gran parte, a tutto il mondo  a cominciare dai vertici della Chiesa, ai quali ha proposto come indispensabile “la conversione pastorale”. Ai vescovi  e cardinali infatti ha posto alcune fondamentali domande:
Facciamo in modo che il nostro lavoro e quello dei nostri preti sia più pastorale che amministrativo?”:
Chi è il principale beneficiario del lavoro ecclesiale la Chiesa come organizzazione o il popolo di Dio nella sua totalità?”;
“Nella pratica, rendiamo partecipi della missione i fedeli laici?;
Come vescovi e preti diamo ai laici la libertà perché vadano discernendo, conformemente al loro cammino di discepoli, la missione che il Signore affida loro?”;
Li appoggiamo e accompagniamo, superando qualsiasi tentazione di manipolazione o indebita sottomissione?”;
In queste domande c’è una fotografia panoramica della situazione attuale della Chiesa nel mondo, che Bergoglio ha evidente intenzione di riformare.
Poi, come farebbe un padre amorevole, non si è limitato a porre i quesiti, ma ha spiegato, presentando loro le soluzioni alla luce della Parola di Dio, dicendo: “Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei poveri e di quanti soffrono, sono a loro volta gioie e speranze, tristezze e angosce dei discepoli di Cristo”, Aggiungendo: ” Bisogna prestare attenzione ai nuovi linguaggi, agli scenari e aeropaghi più svariati. Se noi rimaniamo nei parametri della ‘cultura di sempre’, il risultato finirà con l’annullare la forza dello Spirito Santo“.
Ma ben conoscendo le anime a cui si rivolgeva, ha fatto un elenco di tentazioni, dalle quali sfuggire: “La prima è l’ideologizzazione del messaggio evangelico, fondata sulle scienze sociali, che comprende i campi più svariati dal liberismo di mercato fino alle categorizzazioni marxiste”;
L’ideologizzazione ‘psicologica’, una tentazione elitaria, basata soprattutto sulla spiritualità, che finisce col risultare un atteggiamento immanente e autoreferenziale;
la ‘proposta gnostica’,  gruppi o élites, con una proposta di spiritualità superiore, chiamati anche  ‘cattolici illuminati’”;
“La proposta pelagiana, che appare sotto forma di restaurazione e davanti ai mali della Chiesa cerca una soluzione solo disciplinare, nella restaurazione di condotte e forme superate che, neppure culturalmente, hanno capacità di essere significative”.
Il pontefice però ha posto l’enfasi su due tentazioni particolari, il ‘funzionalismo’ cioè  una concezione che non tollera il mistero e va all’efficacia, riducendo la realtà della Chiesa a una ONG, con conseguenti modalità imprenditoriali, e il ‘clericalismo‘, che è una complicità peccatrice in cui il parroco clericalizza e il laico gli chiede per favore che lo clericalizzi. Questo spiega la mancanza di maturità e libertà cristiana in buona parte del laicato latinoamericano.
Il  Papa, poi mette in guardia dalla ‘proiezione utopica‘ verso il futuro e dalla proiezione ‘restaurazionista’, verso il passato, spiegando che Dio è reale e si manifesta nell’oggi.
Infine il Papa ha concluso citando il discorso indirizzato ai nunzi lo scorso giugno, ribadendo che i  vescovi devono ‘essere pastori vicini alla gente‘¸ pazienti e misericordiosi. Devono amare la povertà, anche quella esteriore come ‘semplicità e austerità di vita‘, senza avere la ‘psicologia da prìncipi‘ e senza essere ambiziosi.
Il discorso del Papa si è dunque rivolto, ovviamente, anche alla gran massa di pellegrini che rappresentavano i fedeli di tutto il mondo ed a loro ha detto tre semplici parole, nelle quali è racchiuso tutto:“Andate, senza paura, per servire”, che poi ha spiegato ampiamente e paternamente con parole semplici e profonde come nel suo stile dicendo: copacabanaCari giovani Gesù si rivolge a ognuno di voi, dicendo è stato bello partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, vivere la fede insieme a giovani provenienti dai quattro angoli della terra, ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri. Gesù ti chiama ad essere discepolo in missione! Oggi, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, che cosa ci dice il Signore?
Poi proprio come a ribadire per spronare chi lo ascoltava ha ripreso ad uno ad uno i termini spiegando: “Andate!, perchè l’esperienza di questo incontro non può rimanere rinchiusa nella vostra vita o nel piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della vostra comunità. Sarebbe come togliere l’ossigeno a una fiamma che arde”.
E ancora con affetto ha ammonito i giovani dicendo loro: “Gesù non ha detto se volete, se avete tempo, ma ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli‘. Un comando, che non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore, dal fatto che Gesù per primo è venuto in mezzo a noi e ci ha dato non qualcosa di sé, ma tutto se stesso, ha dato la sua vita per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio”.
Poi il Papa  ha spiegato l’altro termine della sua esortazione “Senza paura“, dicendo:”Qualcuno   potrebbe pensare io non ho nessuna preparazione speciale, come posso andare e annunciare il Vangelo? Caro amico, la tua paura non è molto diversa da quella di Geremia, un giovane come voi, quando è stato chiamato da Dio a essere profeta. Abbiamo appena ascoltato le sue parole: ‘Ahime’, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane’. Dio dice anche a voi quello che ha detto a Geremia: ‘Non avere paura, perché io sono con te per proteggerti’. Lui è con noi!“.
Infine è passato alla spiegazione dell’ultimo termine: “Non avere paura!“: “Quando andiamo ad annunciare Cristo, è Lui stesso che ci precede e ci guida. Nell’inviare i suoi discepoli in missione, ha promesso: ‘Io sono con voi tutti i giorni‘. E questo è vero anche per noi! Gesù non ci lascia soli, non vi lascia mai soli! Vi accompagna sempre”.
Francesco voleva che le sue parole penetrassero nei cuori di quei giovani ed ha anche ribadito cosi:”Gesù poi non ha detto: ‘Va”, ma ‘Andate“: siamo inviati insieme. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli a vivere isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità”. Soffermandosi infine sull’ultima parola “per servire”, spiegano: “All’inizio del Salmo che abbiamo proclamato ci sono le parole ‘Cantate al Signore un canto nuovo’. Qual è questo canto nuovo? Non sono parole, non è una melodia, ma è il canto della vostra vita, è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri. E’ una vita di servizio. Evangelizzare è testimoniare in prima persona l’amore di Dio, è superare i nostri egoismi, è servire chinandoci a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù“.
Parole semplici e chiare che ora clero e laici debbono solo realizzare e magari farne il punto della situazione alla prossima Gmg, che sarà a Cracovia (Polonia) nel 2016.

Sebastiano Di Mauro
29 luglio 2013

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