Incredibile annuncio della IBM: «abbiamo realizzato 2 chip in grado di emulare il cervello umano»

di Roberto Mattei

Il microcircuito è in grado di adattarsi a informazioni inaspettate e richiederà ancora dieci anni di studi prima della commercializzazione su vasta scala.

Se la realtà virtuale è stata la più grande scoperta degli anni novanta, l’intelligenza artificiale rappresenta senza alcun dubbio la sfida più impegnativa e affascinante degli anni a venire. Per oltre un decennio, scienziati di tutto il mondo hanno cercato di realizzare computer in grado di mimare il cervello umano, capaci cioè di pensare, ricordare esperienze e imparare cose nuove.

Una ricerca spesso screditata dagli studiosi più scettici, fermamente convinti dell’impossibilità di concepire una “macchina pensante”,  poiché le decisioni di un computer altro non sarebbero che il prodotto dei dati inseriti dall’uomo: un ragionamento estremamente razionale, ma meccanico, realizzato attraverso una lunga serie di istruzioni immesse dai programmatori.

 

Con l’annuncio fatto oggi dalla IBM, questo pensiero inizia da oggi a vacillare. I ricercatori della nota azienda informatica statunitense, hanno fatto sapere di essere riusciti a realizzare, per la prima volta al mondo, due prototipi di chip, il cui processo di elaborazione dati si discosta dal comportamento dei moderni computer e si avvicina molto a quello del cervello umano. Uno studio avviato sei anni fa e finanziato dalla DARPA (Defense  Advanced Research Projects Agency), ente della Difesa statunitense già noto alla stampa mondiale per il progetto Falcon-HTV2 (volo ipersonico), che ha coinvolto 100 ricercatori e richiesto sino a oggi un investimento di oltre 40 milioni di dollari. I prototipi sono in grado di eseguire un’incredibile quantità di “processi paralleli” e rappresentano una svolta epocale per l’enorme quantità di dati in grado di elaborare nell’unità di tempo e per il rendering grafico.

 

Saranno necessari ancora 10 anni o forse più, prima che queste nuove tecnologie escano dai laboratori e vengano adottate in massa dal mercato. «Ciò che è importante non è quello che i chip stanno facendo, ma come lo stanno facendo. La capacità del processore di adattarsi a informazioni per le quali non era stato preventivamente programmato è una caratteristica fondamentale» – afferma Giulio Tononi professore di psichiatria presso la University of Wisconsin a Madison che ha lavorato al progetto assieme alla IBM – «C’è ancora molto da fare, ma la cosa più importante è solitamente il primo passo e questo non è un passo ma qualche passo». Già adesso alcuni server, come quello di Google,  possono essere programmati per prevedere il comportamento, sulla base di alcuni eventi del passato o addirittura del futuro; se digitiamo un nome nella casella di ricerca di Google, ad esempio, l’algoritmo di completamento automatico, prevede e visualizza le ricerche che potrebbero essere simili a quella che stiamo inserendo. Anche in campo astronomico e militare molte decisioni vengono prese dai computer ormai da parecchi anni, come nel caso dei guasti satellitari; quando un satellite esce dalla propria orbita è infatti molto importante capire, in tempi ragionevoli, se l’anomalia è stata causata da un normale guasto tecnico oppure da una azione bellica in atto.

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi cosa abbia di cosi sensazionale l’annuncio dato dalla IBM riguardo ai nuovi chip, visto che già dagli anni della guerra fredda,  i militari erano in possesso di tecnologie avanzatissime come quella appena menzionata. La notizia bomba sta nel fatto che questa nuova generazione di processori rappresenta il preludio a microcircuiti in grado di adattarsi a informazioni inaspettate, quelle cioè per le quali non erano stati preventivamente programmati. «I nuovi chip hanno parti che si comportano come neuroni e sinapsi digitali e che li rendono diversi dagli altri» ha dichiarato Dharmendra Modha, responsabile del progetto di ricerca della IBM. «Ogni “core” è dotato di funzioni di calcolo, comunicazione e memoria. Gli elementi fondamentali sono proprio la memoria e il processore, strettamente legati tra loro».

Nell’ambito della stessa ricerca, nel 2006, la nota multinazionale americana, servendosi di un supercomputer, era riuscita a riprodurre il 40 per cento del cervello di un topo e l’anno successivo il 100 per cento, arrivando al punto di annunciare nel 2009 l’avvenuta simulazione di una corteccia cerebrale di un gatto e l’1 per cento di quella umana. Siamo ancora molto lontani da un elaboratore dalle capacità di un cervello umano, ma quanto è stato fatto rappresenta comunque un fatto molto importante, perché da oggi avremo meno scettici e una maggiore partecipazione a questo straordinario programma.

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