Riforma Ordinamento giudiziario e CSM: cosa c’è da sapere
Attualità
12 Maggio 2022

Riforma Ordinamento giudiziario e CSM: cosa c’è da sapere

Continua a far discute il disegno di legge sull’Ordinamento giudiziario e sul CSM, approvato alla fine di aprile alla Camera. Ancor più dei precedenti interventi in materia di giustizia - sul processo penale e civile - del governo Draghi, l’elaborazione di questa riforma ha richiesto un lungo lavoro di confronto tra gli schieramenti politici e la ministra della Giustizia Marta Cartabia che l’ha definita la «migliore possibile» quale frutto di un compromesso.

di Paola de Majo

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È in esame al Senato il disegno di legge firmato dalla Ministra della giustizia Marta Cartabia che contiene una delega al governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario e introduce nuove disposizioni, immediatamente applicabili, che oltre ad intervenire sullo status di magistrato investono il Consiglio superiore della magistratura (CSM).

Nel corposo provvedimento spiccano misure volte ad arginare le commistioni tra politica e magistratura non solo in relazione alla diretta partecipazione dei magistrati alle elezioni ma anche rispetto alla possibilità di assumere incarichi extragiudiziari che implicano strette collaborazioni con i decisori politici.

In dissenso alla riforma si è espressa l’Associazione Nazionale magistrati (ANM) che ha indetto uno sciopero per il prossimo 16 maggio, ritenendo che le nuove disposizioni possano minare l’autonomia di giudizio dei magistrati.

La reazione delle toghe ha suscitato le critiche dell’Avvocatura e in particolare del presidente delle Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, che, pur giudicando la riforma Cartabia ancora troppo “debole”, ne riconosce il valore innovativo riuscendo a intervenire su problematiche che coinvolgono il potere giudiziario, che da decenni sembravano intoccali da parte del Parlamento. 

Anche tra i partiti politici, il disegno di legge non mette tutti d’accordo.
Secondo alcuni schieramenti sono assenti interventi davvero incisivi per contrastare quelle degenerazioni che provengono dal potere delle correnti interne alla magistratura. Su questo presupposto alla Camera ha votato contro la riforma il partito di opposizione, Fratelli d’Italia. All’interno della maggioranza, invece, Italia Viva si è astenuta e la Lega sembra decisa ad ottenere delle modifiche al Senato.

Non è quindi così scontato l’esito dell’iter di esame del disegno di legge, pertanto non si esclude che il governo scelga di porvi la questione di fiducia.

Ma cosa prevede la Riforma?

Il ddl fissa i principi e i criteri con cui si delega al governo la riforma ordinamentale della magistratura con l’obiettivo di rinnovare, in conformità a principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli in­carichi direttivi e semidirettivi, che andranno riconosciuti anche in base ad una più stringente valutazione di professionalità dei magistrati. Inoltre si prevede un riordino della disciplina del collo­camento fuori ruolo dei magistrati.

Si va verso una più marcata separazione delle funzioni tra giudice e pubblico ministero, prevedendo che il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti possa essere effettuato una volta nel corso della carriera entro 9 anni dalla prima assegnazione delle funzioni; dopo tale periodo, il passaggio è consentito ancora una volta solo se l’interessato non ha mai svolto funzioni giudicanti penali. Inoltre il pubblico ministero può diventare giudice civile o del lavoro, in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, purché il magistrato non si trovi, neanche in qualità di sostituto, a svolgere funzioni giudicanti penali o miste.

La riforma pone dei limiti alle cosiddette “porte girevoli” tra politica e magistratura, stabilendo che il magistrato durante l’esercizio di un mandato elettivo e lo svolgimento di incarichi di governo sia obbligato ad essere in aspettativa, in posizione di fuori ruolo. Viene quindi vietato l’esercizio di funzioni giurisdizionali nel periodo in cui sono assunte cariche elettive e di governo.

Al termine del mandato o dell’incarico di governo, i magistrati vengono collocati fuori ruolo (nelle amministrazioni pubbliche) oppure ricollocati in ruolo e assegnati ad attività non direttamente giurisdizionali.

Nel caso in cui la candidatura ad una competizione elettorale non abbia portato all’elezione, per tre anni, si dovranno osservare rigorosi limiti ai fini del ricollocamento in ruolo, non potendo innanzitutto essere assegnati ad un ufficio con competenza sul territorio di una regione che comprende la circoscrizione elettorale in cui si è stati candidati.

Ulteriori restrizioni vengono introdotte anche in relazione al reinserimento di magistrati che hanno assunto incarichi politico-amministrativi apicali e incarichi di governo non elettivi. 

Modifiche composizione e sistema elettorale CSM

La riforma interviene in modo esteso sull’organizzazione e il funzionamento dell’organo di governo della magistratura.

In particolare, viene modificato il numero dei componenti che dagli attuali 24 passeranno a 30 membri. Oltre al presidente della Repubblica, il primo presidente di Cassazione e il procuratore generale della Cassazione (membri di diritto), si prevedono 20 componenti togati e 10 laici.

Per la scelta dei 20 componenti del CSM eletti dai magistrati è stato individuato un sistema di elezione misto e vengono ridefiniti i collegi elettorali, la cui composizione verrà disposta con decreto del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio, almeno 4 mesi prima della data delle elezioni.

Al posto delle attuali liste saranno ammesse solo candidature individuali, che dovranno essere espresse in un numero non inferiore a 6 per ciascun collegio.

Il ddl prevede poi, specificamente, che dovrà essere garantita la parità di genere sia per l’elezione dei componenti togati che di quelli laici.