Quirinale: Mattarella bis rassicura ma è espressione di un sistema politico debole
Attualità
30 Gennaio 2022

Quirinale: Mattarella bis rassicura ma è espressione di un sistema politico debole

Si è conclusa l’elezione del Capo dello Stato che vede restare Sergio Mattarella al Quirinale all’insegna della continuità e della stabilità. Ma questa rielezione è sembrata il risultato delle forti divisioni che esistono all’interno dei partiti e delle coalizioni, che rendono la classe politica non all’altezza di mediare e raggiungere degli accordi per adempiere le proprie funzioni.

di Paola de Majo

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La seconda elezione di Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica avvenuta nel 2013, fu vista come una forzatura costituzionale a cui si diede seguito per garantire stabilità al Paese in un periodo molto turbolento per la politica.

Quella scelta dei partiti, che doveva essere un’eccezione, si ripropone oggi con l’accordo di maggioranza che ha attribuito un secondo mandato al presidente Sergio Mattarella, a conferma della perdurante crisi della politica anche con il Parlamento nato dalle elezioni del 2018 che ha chiesto di restare al Quirinale ad un presidente, che, reiteratamente, aveva dichiarato di non voler essere rieletto.

Dopo giorni complicati in cui gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra non sono riusciti a raggiungere alcun accordo, tra veti reciproci e iniziative inconcludenti di leader fragili, i partiti si sono aggrappati a questa rielezione per uscire da uno stallo insostenibile.

Del resto, nei diversi scrutini che si sono susseguiti prima di questa decisione, i voti a sostegno di Mattarella stavano aumentando spontaneamente, a prescindere dalle indicazioni di voto dei referenti di partito. Segno che esisteva già una volontà di buona parte degli elettori presidenziali di giungere a questa elezione.

Mattarella secondo presidente più votato

All’ottavo scrutinio, con 759 voti e superando il quorum di 505 voti, Mattarella diventa addirittura il presidente più votato, dopo Sandro Pertini che nel 1978 ebbe 832 preferenze. Il presidente ha accettato l’incarico, anche grazie all’intervenuta mediazione del primo ministro Mario Draghi.

Queste le sue parole appresa la rielezione: «Ringrazio i Presidenti della Camera e del Senato per la loro comunicazione. Desidero ringraziare i parlamentari e i delegati delle Regioni per la fiducia espressa nei miei confronti. I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando – sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale – richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati – e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti – con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini.».

Un epilogo, non del tutto inaspettato, che di fatto forza la volontà di Mattarella che, si ribadisce, aveva più volte manifestato la sua contrarietà al rinnovo del settennato di un Capo dello Stato per motivi di opportunità, al di là delle proprie scelte personali.

I partiti di maggioranza si sono appellati al valore e all’equilibrio di Mattarella, riconosciuti a livello nazionale e internazionale, per rappresentare questo secondo mandato come la migliore soluzione per il Paese. Decisione assunta anche con la prospettiva di evitare l’elezione di una figura non all’altezza del ruolo o scelte che avrebbero potuto compromettere la continuità dell’attuale governo, come nel caso di elezione di Draghi.

L’unico gruppo politico che non ha sostenuto questa rielezione è Fratelli d’Italia che si è sempre dichiarato contrario a un Mattarella bis, a differenza degli alleati di centrodestra che hanno deciso di convergere su questa scelta. La leader Giorgia Meloni ha definito senza mezzi termini questo esito «il fallimento della classe politica»  mettendo in discussione la tenuta della coalizione di centrodestra.

Necessità di ricostruzione dei partiti politici

Il prolungamento della permanenza di Mattarella al Quirinale appare in questo momento storico di certo rassicurante, alla luce della sua riconosciuta autorevolezza e senso delle Istituzioni, come ha dimostrato nei sette anni del trascorso mandato.

Tuttavia, le premesse che hanno condotto alla sua rielezione mettono in primo piano l’esigenza di un drastico rinnovo dei partiti politici poiché, al netto delle dovute distinzioni, appaiono sempre più divisi al loro interno, privi di una solida visione politica e quindi incapaci di assolvere i loro compiti. Di fatto, anche nell’adempiere la suprema funzione costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato sono sembrati più propensi ad agire per interessi di parte e la sconfitta dell’avversario, che ad assumere decisioni responsabili come classe dirigente.

Fermo restando che la necessaria operazione di ricostruzione del sistema politico chiama in causa gli stessi cittadini, che decidono poi nelle urne da chi vogliono essere rappresentati.

Intanto vanno i migliori auguri di buon lavoro al presidente Sergio Mattarella che, preso atto del momento difficile, ha accettato il peso di un secondo mandato.