Covid e vaccini: incognite sulla strategia sanitaria che verrà dopo la terza dose
Attualità
19 Gennaio 2022

Covid e vaccini: incognite sulla strategia sanitaria che verrà dopo la terza dose

I vaccini attualmente disponibili si sono dimostrati fondamentali per diminuire drasticamente le complicanze della malattia e i decessi, ma la loro efficacia sembra inferiore contro le varianti e non consente il blocco dei contagi. Nel mondo scientifico si sta discutendo quindi su quale sarà il loro ruolo, dopo la terza dose, e se sia ragionevole ipotizzare ulteriori richiami.

di Paola de Majo

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Nelle ultime settimane si è aperta una fase molto delicata dell’epidemia con l’incidenza della variante Omicron di SARS-CoV-2 che, sebbene sembri meno aggressiva della Delta, è caratterizzata da un’elevata contagiosità. E sui grandi numeri si rischia di perdere anche gli effetti benefici di una variante più debole, poiché con tanti contagi aumenta il pericolo di casi che portano all’ospedalizzazione e all’evoluzione più grave della malattia, soprattutto tra le persone considerate a maggiore rischio.

Gli ultimi dati sono infatti piuttosto pesanti, con 192.320 casi, 380 decessi (ieri 434) e un tasso di positività del 16,3%.

La campagna di vaccinazione ha quindi subito un’accelerata con una media giornaliera di più di 600 mila somministrazioni, tra prime dosi e booster.

Ema su efficacia dei vaccini

Sull’efficacia dei vaccini prosegue il monitoraggio dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), con focus sulla variante attualmente più diffusa.

Gli studi più recenti evidenziano che l’effetto del vaccino contro la malattia sintomatica è inferiore per Omicron, rispetto ad altre varianti. Ma la vaccinazione continua a fornire un elevato livello di difesa contro la malattia grave e l’ospedalizzazione: una protezione fino al 70% dall’ospedalizzazione, che sale al 90% con la terza dose (Fonte EMA).

Anche con Omicron quindi i dati ultimi riferiscono che le persone che hanno ricevuto la terza dose sono più protette, in relazione a quelle che si sono sottoposte solo al ciclo vaccinale primario o che non sono vaccinate. 

Restano molti interrogativi su quella che potrebbe essere la strategia sanitaria di difesa dal virus, per i prossimi mesi.

In Israele si è scelto di ricorrere alla quarta dose di vaccino anti Covid, già somministrato a oltre 500.000 persone, tra fragili e over-60.

In Italia verrà disposto l’ulteriore richiamo?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e EMA, al momento, frenano sull’ipotesi di procedere con un piano che preveda ulteriori vaccinazioni nel breve periodo, con gli attuali prodotti.

Si attendono maggiori evidenze scientifiche come quelle sulla diminuzione dell’immunità e sugli effetti di una quarta somministrazione sul sistema immunitario sempre con lo stesso antigene (la proteina Spike), prima di decidere se procedere o meno ad una successiva campagna di vaccinazione. Sempre nell’ottica di valutare il rapporto tra costi/benefici.

Sulla quarta dose resta scettico anche l’immunologo dell’Università di Tor Vergata di Roma, Guido Rasi, attualmente consulente del commissario per l’emergenza Covid, Francesco Figliuolo. Sul punto, non si può far a meno di rilevare che, mesi fa, anche sulla terza dose c’erano molti dubbi, ma poi i consulenti scientifici e le autorità pubbliche hanno deciso di procedervi. E proprio su questa circostanza l’immunologo Rasi ha chiarito le due motivazioni principali che hanno supportato il cambiamento di posizione: la diffusione della variante Omicron e le conoscenze che derivano dai vaccini tradizionali sull’efficacia della terza dose, per consolidare la risposta immunitaria.

Fragili e quarta dose

Al momento, la possibilità di autorizzare un’altra dose di vaccino potrebbe riguardare le persone fragili, che esposte al virus rischiano più delle altre lo stato di malattia, le complicanze e il successivo aggravamento. Al riguardo, Il British Medical Journal, un’autorevole rivista medica pubblicata nel Regno Unito dalla British Medical Association, ha riportato uno studio su alcune persone immunodepresse, che riconosce l’efficacia della quarta dose per ottenere da questi pazienti una risposta anticolporale che non viene, invece, rilevata nelle prime somministrazioni.

La strategia che potrebbe prevedere un ulteriore richiamo per i fragili, come sta avvenendo in altri Paesi, si fonderebbe quindi su ragioni ben diverse da quelle che devono supportare le decisioni che riguardano il resto della popolazione.

Necessità di nuovi vaccini

Considerata la minore efficacia dei vaccini attuali contro le varianti, OMS e EMA hanno evidenziato l’importanza di ottenere nuovi prodotti, con effetti anche più duraturi, come quelli contro il morbillo o l’epatite B. Ma sembra ancora lontano il raggiungimento di questo traguardo contro il Covid.

All’orizzonte esiste la possibilità che l’EMA approvi un vaccino specifico contro Omicron, ma potrebbe essere tardi per contrastare questa variante e il capo della strategia vaccinale dell’Agenzia Europea, Marco Cavaleri, ha espresso la necessità di prudenza sottolineando che ogni decisione da assumere, nei prossimi mesi, deve ancora essere oggetto di un dibattito globale, per valutare le iniziative da privilegiare a tutela della salute pubblica.

Insomma, in attesa di un rallentamento della curva dei contagi, è d’obbligo ogni cautela per procedere, un passo dopo l’altro, con il conforto di nuovi dati scientifici e la verifica dell’andamento dell’epidemia.

Ovvio che in astratto fermare la circolazione del virus sarebbe la condizione ideale ma le attuali misure di contrasto disponibili non sono riuscite ad agire in questo senso. Ciò vale anche per i vaccini di cui si dispone, che si sono però dimostrati sicuri e preziosi per diminuire l’evoluzione grave della malattia e, di conseguenza, la pressione sugli ospedali.

La speranza resta che la veloce diffusione della variante Omicron possa favorire un passaggio dalla fase pandemica del coronavirus a quella endemica. Ma come ha chiarito anche il consulente medico della Casa Bianca, Anthony Fauci, questo potrebbe succedere «solo se non interverrà un’altra variante che elude la risposta immunitaria alla precedente variante.».