Decreto flussi e immigrazione legale per lavoro
Attualità
10 Gennaio 2022

Decreto flussi e immigrazione legale per lavoro

Si aprono le frontiere per i lavoratori stranieri con il decreto Flussi 2021, che individua la forza lavoro necessaria per rispondere alle esigenze dell’economia italiana. Ma di questo strumento, che resta virtuoso anche come argine all’immigrazione irregolare, se ne è fatto spesso un utilizzo improprio, sollecitando la necessità di interventi migliorativi.

di Paola de Majo

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Il nuovo decreto Flussi è stato firmato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo scorso 21 dicembre. In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento non è passato inosservato per l’aumento delle quote d’ingresso di stranieri non comunitari in Italia per motivi di lavoro, che saranno quasi 70mila, ossia più del doppio rispetto agli ultimi anni.

Da un punto di vita politico, l’elemento colto è che questa scelta avviene con un governo in cui è presente la Lega di Matteo Salvini, che, in linea con le proprie posizioni sul tema dell’immigrazione, aveva manifestato forti dubbi sul testo del decreto proprio nella parte in cui prevede un aumento del numero degli immigrati a cui autorizzare l’entrata sul territorio nazionale.

Queste perplessità non hanno poi impedito all’esecutivo di andare avanti con il provvedimento come deciso. Tra l’altro, ciò è stato possibile in virtù delle modifiche operate sui decreti Sicurezza voluti da Salvini, quando era ministro dell’Interno, dal decreto immigrazione 2020 (dl n. 130/2020) che ha definitivamente eliminato gli stringenti vincoli che erano stati imposti agli ingressi di stranieri per lavoro.

Ma cosa è il decreto cosiddetto Flussi?

L’emanazione del decreto Flussi è prevista nel Testo unico delle disposizioni sulla disciplina dell’immigrazione (art. 3 comma 4, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286). È un decreto firmato dal presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) che individua, sulla base dei criteri generali stabiliti nel documento programmatico relativo alla politica dell’immigrazione, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio nazionale per lavoro subordinato, anche stagionale, e per lavoro autonomo.

Il numero di ingressi fissato nel provvedimento costituisce, quindi, il limite entro il quale possono poi essere rilasciati i visti di entrata ed i permessi di soggiorno agli stranieri per motivi di lavoro.

Emergenza manodopera

Il governo ha emesso il provvedimento per rispondere alle difficoltà di reperire manodopera segnalate da imprese e settori produttivi di comparti cruciali per il Paese: agricolo, edilizio, turistico e manufatturiero.

Coldiretti, principale Organizzazione che rappresenta l’agricoltura italiana, ha infatti accolto con favore la firma del decreto da parte di Draghi affermando in un comunicato che «L’arrivo del decreto flussi 2021 è importante per salvare i raccolti e cogliere nel settore agroalimentare le opportunità che vengono dalla ripresa economica in un settore che resta ancora fortemente dipendente dal contributo dei lavoratori stranieri, nonostante la crescita di interesse tra gli italiani.» 

Strumento valido ma da migliorare

Il decreto Flussi è dunque uno strumento valido come canale legale per riconoscere l’entrata e la permanenza di stranieri in Italia, che verrebbe assicurata dallo svolgimento di un’occupazione regolare e da tutte le garanzie legate allo status di lavoratore.

Tuttavia, un’evidente stortura del sistema è che il ricorso a questo provvedimento avviene, da tempo, in mancanza del documento di programmazione triennale relativo alla politica dell’immigrazione, che è propedeutico al decreto Flussi. Documento che, sentiti i diversi stakeholder, regola i criteri per definire i flussi di ingresso e gli interventi pubblici volti a sostenere le relazioni familiari, l’inserimento sociale e l’integrazione culturale degli stranieri che risiedono in Italia.

L’ultimo documento programmatico è stato emanato per il triennio 2004 – 2006. Mentre dall’anno 2007, la programmazione dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari è attuata, ormai, solo in via transitoria.
Inoltre, si è verificato un utilizzo che ha snaturato il fine del provvedimento, spesso servito per legalizzare la presenza irregolare di lavoratori stranieri in Italia. Queste persone infatti tornano nel Paese di origine solo per rientrare in Italia e formalizzare la loro presenza sfruttando le quote stabilite nel decreto Flussi, visto che consente l’ingresso a lavoratori appena arrivati dall’estero.

Al netto di queste storture che devono essere superate con interventi mirati, questa misura va sostenuta e migliorata. Bisogna, innanzitutto, uscire dalla logica emergenziale e favorire un sistema strutturale di entrata dei cosiddetti migranti economici attraverso percorsi sicuri e legali, che possano essere efficaci anche per contrastare l’immigrazione clandestina.

A questo fine, sarebbe utile un’analisi dell’impatto sul mercato del lavoro italiano degli ingressi migratori, partendo dai settori più coinvolti – come agricoltura, edilizia, auto-trasporto – per intervenire in conseguenza di quella che è l’effettiva realtà dell’immigrazione per lavoro ed escludere deviazioni, quale potrebbe essere l’avvio di una concorrenza al ribasso sui costi della manodopera.