Draghi al Quirinale? Scenario inedito nella storia della Repubblica italiana
Attualità
23 Dicembre 2021

Draghi al Quirinale? Scenario inedito nella storia della Repubblica italiana

Nella corsa al Quirinale esiste un'ipotesi che qualora si dovesse realizzare determinerebbe alcune complicazioni: l’attuale Presidente del Consiglio che viene eletto Capo dello Stato. Nel passaggio diretto di Mario Draghi al Colle di per sé non ci sono impedimenti da un punto di vista formale, ma questo iter potrebbe presentarsi particolarmente complesso. Molto dipenderebbe dai tempi in cui si giunge all’elezione, se prima o dopo la scadenza del settennato di Sergio Mattarella prevista il 3 febbraio.

di Paola de Majo

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Spesso teatro di tensioni e colpi di scena, l’elezione del presidente della Repubblica è un evento cruciale per il Paese. E mette a dura prova i leader degli schieramenti politici per le insidie di questa partita che possono provenire anche dai propri parlamentari se, approfittando del voto segreto, decidano di votare in dissenso al gruppo di appartenenza.

È difficile fare previsioni sul nome del prossimo capo dello Stato, ma è certo che, tra pandemia e incombenze legate al PNRR, molti fattori complicano le dinamiche di questa elezione, che si svolgerà in un particolare quadro istituzionale: i maggiori schieramenti politici, storicamente in contrasto, sono tutti parte – ad eccezione di Fratelli d’Italia – di una maggioranza di governo con a capo Mario Draghi, quale figura di garanzia indicata dall’attuale capo di Stato, Sergio Mattarella.

Proprio intorno a Draghi, come possibile candidato al Colle, insistono le maggiori incognite da cui dipendono le sorti dell’esecutivo.

Iter passaggio di un Presidente del Consiglio al Quirinale

Nella storia repubblicana non si è mai verificato che un presidente del Consiglio in carica venga eletto presidente della Repubblica. Su questa ipotesi non esistono delle preclusioni, ma è indubbio che ponga una serie di questioni non irrilevanti. Draghi, eletto PdR, dovrebbe infatti rassegnare le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio, aprendo formalmente una crisi di governo.

Per comprendere le peculiarità e le conseguenze tecniche di un trasferimento diretto del presidente del Consiglio al Quirinale, abbiamo approfondito il tema con il dott. Alessandro Gigliotti, cultore di diritto Costituzionale presso l’Università di Roma La Sapienza.

Dott. Alessandro Gigliotti

Dott. Gigliotti cosa succede con l’elezione dell’attuale presidente del Consiglio a presidente della Repubblica?

«Il problema principale che ne scaturirebbe è dovuto al fatto che, eletto al Colle, il Presidente del Consiglio dovrebbe rassegnare le dimissioni dalla sua carica, dimissioni che naturalmente coinvolgerebbero l’intero governo. E soprattutto alla circostanza che, durante la crisi di governo, si creano delle interconnessioni tra le due figure del Capo dello Stato e del Capo del Governo dimissionario. Formalizzata la crisi, infatti, il Presidente della Repubblica non accetta subito le dimissioni, ma si riserva di farlo in un secondo momento e invita il Presidente del Consiglio dimissionario a restare in carica per il “disbrigo degli affari correnti”, in nome del principio della continuità degli organi costituzionali. Nel mentre, avvia le consultazioni dei gruppi parlamentari per procedere con la formazione del nuovo esecutivo.» 

E in questo iter qual è il nodo principale della questione?

«Come detto, fino al giuramento del nuovo Governo – per prassi – il Presidente del Consiglio dimissionario resta in carica, ma se venisse eletto al Quirinale si troverebbe in una situazione di incompatibilità. Una volta entrato nell’esercizio delle funzioni presidenziali, non potrebbe più esercitare quelle di Presidente del Consiglio, seppure dimissionario.»

Cosa avviene nel caso in cui il Presidente del Consiglio non può più esercitare le sue funzioni governative?

La legge n. 400 del 1988 prevede che, in caso di assenza o impedimento temporaneo del Presidente del Consiglio, le funzioni siano esercitate dal Vicepresidente del Consiglio, qualora nominato, oppure dal Ministro più anziano per età. Anche se qui, a rigore, si tratterebbe di un impedimento permanente e non già temporaneo, cioè una vacanza e non una mera assenza.»

Quindi con Draghi al Quirinale a Palazzo Chigi andrebbe il ministro più anziano?

«Non necessariamente. Se l’elezione di Draghi avvenisse nelle prime votazioni, attorno al 20 gennaio ad esempio, ci sarebbe il tempo per formare un nuovo esecutivo entro il 3 febbraio, data di scadenza del settennato di Mattarella. In sostanza, Draghi dovrebbe dimettersi subito da Presidente del Consiglio, per consentire a Mattarella di procedere immediatamente alle consultazioni e nominare in tempi celeri il nuovo governo. Ma tale scenario presuppone un accordo politico pressoché immediato e non è esente da controindicazioni.»

Si potrebbe determinare un problema di sovrapposizione di funzioni di Draghi passando da una carica all’altra?

«Sì, in particolare qualora il governo Draghi deliberasse un atto in Consiglio dei ministri – pensiamo ad un decreto legge – che poi sarebbe emanato alcuni giorni dopo dal nuovo Presidente – lo stesso Draghi – il quale agirebbe dapprima come Presidente del Consiglio e poi come Presidente della Repubblica. Per prassi, infatti, gli atti deliberati in Consiglio dei Ministri non sempre sono emanati immediatamente dal Presidente della Repubblica, talvolta passano diversi giorni. Problema che sarebbe evitato in caso di crisi di breve durata.»

E se la soluzione della crisi dovesse richiedere tempi più lunghi?

«In questo caso la supplenza del Ministro più anziano sarebbe inevitabile, perché alla data del 3 febbraio il mandato di Mattarella scade e quindi la gestione della crisi sarebbe affidata a Draghi, una volta entrato nell’esercizio delle funzioni. Per tale ragione, una soluzione da molti prospettata è quella nella quale Mattarella si dovrebbe dimettere subito dopo l’elezione di Draghi, in modo da consentire al nuovo Presidente di entrare subito nell’esercizio delle funzioni, prima ancora del 3 febbraio insomma. A questo punto, le funzioni di Presidente del Consiglio – a seguito delle dimissioni di Draghi – sarebbero esercitate dal vice o dal ministro più anziano, attualmente il ministro Renato Brunetta.»

Cosa succede se alla scadenza del mandato di Mattarella non c’è ancora un nuovo PdR?

«Se alla data del 3 febbraio il Parlamento in seduta comune non dovesse aver eletto il nuovo Capo dello Stato, Mattarella dovrebbe lasciare la carica e vi subentrerebbe il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, in qualità di supplente, salvo ritenere preferibile la tesi alternativa, per la quale Mattarella potrebbe restare in carica sino all’avvento del successore in regime di prorogatio. Ad ogni modo, eletto Draghi ci si troverebbe nello scenario già descritto: crisi di governo, Draghi al Colle e esecutivo – guidato dal supplente – che resterebbe in carica per il disbrigo degli affari correnti.»

Qual è il problema principale di questi scenari?

«Il principale problema discende dal fatto che, fino a quando la crisi di governo non è superata, cioè fino a quando non viene nominato un nuovo Governo, resta in carica quello dimissionario ma con un Presidente del Consiglio “supplente”. Se la crisi ha breve durata non ci sono particolari difficoltà, ma se persiste e il governo deve adottare decisioni di notevole impatto politico – ad esempio un decreto-legge – la questione muta con implicazioni politiche non di poco conto.»

E se la crisi di governo non si risolve?

«Nel caso di crisi senza sbocchi, il nuovo Presidente della Repubblica sarebbe costretto a sciogliere le Camere: dunque, l’esecutivo dimissionario – guidato dal “supplente” – resterebbe in carica per diversi mesi. Altra ipotesi è quella di procedere alla nomina di un governo meramente “elettorale”, ossia un esecutivo di breve durata che gestisca le elezioni e resti in carica fino alla nomina del nuovo. Ma nella fase storica nella quale viviamo, possiamo permetterci mesi di stallo? Ovviamente no, quindi dovremmo accettare che un governo guidato da un “supplente”, o comunque privo di fiducia, assuma decisioni di un certo rilievo. Penso non solo alla pandemia, ma anche al PNRR.»

Appare quindi complesso e articolato l’iter che regge la salita al Colle di un Presidente del Consiglio in carica, a prescindere dall’avverarsi o meno di questa possibilità alle prossime elezioni del PdR.

Al momento, comunque, c’è grande incertezza sull’esito delle prossime elezioni ed è ancora aperta la discussione, che ha assunto rilievo internazionale, attorno all’interrogativo se sia meglio che Mario Draghi resti premier o diventi presidente della Repubblica.