Rider: più tutele e trasparenza con la proposta della Commissione europea
Attualità
16 Dicembre 2021

Rider: più tutele e trasparenza con la proposta della Commissione europea

Cresce sempre di più il numero di coloro che scelgono di fare il rider, sia come lavoro principale che per arrotondare, soprattutto con la crisi occupazionale aggravata dalla pandemia Covid. Spesso però vengono denunciate situazioni di sfruttamento in questo settore, che rientra tra i lavori tramite piattaforme digitali. Adesso c’è una proposta della Commissione europea che potrebbe migliorare le condizioni di questi lavoratori.

di Paola de Majo

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La diffusione delle piattaforme digitali e con esse di nuovi sistemi di organizzazione del lavoro tramite app informatiche, richiedono da tempo una disciplina chiara e unitaria dei rapporti di lavoro e delle figure lavorative coinvolte.

Sono circa 500 le piattaforme internet e hanno al loro servizio un numero di lavoratori europei che si aggira intorno ai 28 milioni. Secondo un’indagine almeno 5,5 milioni di persone non hanno un corretto status lavorativo, poiché per le caratteristiche delle prestazioni svolte sono di fatto lavoratori subordinati, tuttavia sono inquadrati come lavoratori autonomi. Questo significa che non ricevono le tutele e benefit di cui avrebbero diritto, anche in termini previdenziali.

Controverso inquadramento rider

Tra questi lavoratori spiccano i cosiddetti rider – che svolgono consegne a domicilio per i giganti del food delivery come Just Eat, Deliveroo, Glovo – notoriamente al centro di un’intensa discussione proprio per l’incertezza normativa che interessa il loro inquadramento lavorativo. Situazione che ha determinato anche un ampio numero di ricorsi giudiziari.

È intorno all’interrogativo se i rider siano dipendenti o freelance che gli operatori del settore e le parti sociali si sono spesso scontrati. E in mancanza di un univoco orientamento sono state adottate soluzioni differenti, creando discriminazioni e confusione regolamentare nel settore.

Si ricorda infatti che Just Eat ha autonomamente deciso di riconoscere i propri fattorini come dipendenti applicando il ccnl della logistica. Invece le altre piattaforme che fanno parte di Assodelivery fanno riferimento al contratto sottoscritto con Ugl – bocciato dal Ministero del Lavoro – che lega il salario minimo al numero delle consegne.

Proposta della Commissione Ue

Potrebbe portare a una definitiva soluzione la proposta di direttiva presentata dalla Commissione europea per regolamentare il lavoro su piattaforma digitale che vede come protagonisti, non solo i fattorini del food delivery ma tutti i lavoratori della Gig economy, compresi gli autisti di Uber che svolgono servizio taxi tramite un’app informatica. 

L’obiettivo della direttiva è quello di garantire più trasparenza e tutele per questi lavoratori e soprattutto definire i requisiti di inquadramento come lavoratori dipendenti, con tutte le garanzie e i benefici che ne conseguono.

Nel testo sono individuate una serie di caratteristiche che connotano il rapporto di lavoro, la cui esistenza deve far presumere che la piattaforma sia, a tutti gli effetti, un datore di lavoro. Questi parametri si riferiscono alla determinazione del livello stipendiale, al controllo delle performance del lavoratore tramite dispositivi elettronici, alla limitazione della possibilità di scelta dell’orario di lavoro o dei periodi di assenza, alla fissazione di specifiche regole su come vestirsi o sull’esecuzione della prestazione e alla limitazione della possibilità di creare una propria clientela o di eseguire lavori per terzi. 

La Commissione quindi non perviene a conclusioni definitive riconoscendo al rider (o altro lavoratore della Gig economy) l’uno o l’altro status, ma detta i criteri utili per individuare il grado di controllo della piattaforma sul lavoratore per stabilire, nel caso concreto, se è autonomo o subordinato. È comunque indubbio l’intento di agevolare il riconoscimento di un rapporto di lavoro dipendente, che garantisca maggiore protezione sociale al lavoratore.

Per la Commissione sarà infatti considerata sufficiente l’esistenza di due dei parametri indicati, per considerare il lavoratore un dipendente. Inoltre, peserà sulle piattaforme digitali l’onere di dimostrare che il proprio lavoratore è di fatto autonomo, qualora si oppongano alla classificazione.

Trasparenza e algoritmi

Altro aspetto che merita attenzione è l’intento della direttiva di accrescere la trasparenza dei sistemi automatici, cosiddetti algoritmi, che impartiscono istruzioni ai rider (es. assegnazione delle consegne) per la gestione del rapporto di lavoro.

La Commissione chiede che siano resi noti sia i meccanismi di funzionamento degli algoritmi che le modalità con le quali vengono assunte le decisioni automatizzate. Oltretutto, prevede che sia riconosciuta la possibilità ai lavoratori di contestare le decisioni che impattano sulle loro condizioni di lavoro.

Sempre con l’intento di eleminare zone d’ombra, la direttiva dispone che le piattaforme forniscano informazioni sulle loro attività, sulle persone al loro servizio e le relative condizioni di lavoro. Ciò per superare le difficoltà che hanno le autorità nazionali ad accedere a questi dati, soprattutto se le piattaforme operano in diversi Stati membri.

Ed ancora, quanto alla tutela della privacy e alla protezione dei dati, le piattaforme digitali non potranno più trattare dati personali non direttamente collegati al loro status di lavoratore.

Sulle nuove regole proposte dalla Commissione hanno manifestato preoccupazione le associazioni imprenditoriali Delivery Platforms Europe and Business rispetto alle possibili conseguenze della direttiva a discapito dell’occupazione, ritenendo che l’impatto possa portare alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

Ad ogni modo, il testo proposto dalla Commissione deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, dunque bisogna attendere lo svolgimento dell’iter per ottenere l’introduzione delle nuove norme. Non è dunque scontata l’entrata in vigore della proposta di direttiva che, tra l’altro, potrebbe subire delle modifiche durante il procedimento di approvazione.