Elezione del presidente della Repubblica e destino della legislatura
Attualità
29 Novembre 2021

Elezione del presidente della Repubblica e destino della legislatura

La prossima elezione del presidente della Repubblica potrebbe essere tra le più difficili della storia repubblicana, con un’emergenza sanitaria ancora in corso e la necessità di procedere alle riforme previste nel PNRR. Dalla scelta del nuovo inquilino del Quirinale dipendono delicati equilibri istituzionali che potrebbero portare anche alla fine anticipata della legislatura.

di Paola de Majo

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Con l’anno nuovo si aprirà una delle più importanti partite della vita politica italiana, che determinerà la scelta del nuovo capo dello Stato.

Il settennato di Sergio Mattarella scade il 3 febbraio 2022 e trenta giorni prima di questa data verrà avviato l’iter che porterà all’elezione del suo successore.

Come si elegge il PdR

Il presidente è eletto dal Parlamento riunito in seduta comune dei componenti della Camera e del Senato, con l’aggiunta di tre delegati per ogni Regione, eletti dal Consiglio regionale, in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Fa eccezione la Valle d’Aosta che ha un solo delegato.

Dunque, i cosiddetti grandi elettori saranno 320 senatori, 630 deputati, 58 delegati regionali.

Le votazioni si svolgono rigorosamente a scrutinio segreto e l’elezione avviene con una maggioranza qualificata dei due terzi. Qualora non si arrivi ad eleggere un candidato, dopo la terza votazione è sufficiente la maggioranza assoluta.

Potrà essere eletto qualunque cittadino italiano, che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici.

Chi potrebbe essere il nuovo PdR

In questi mesi si stanno rincorrendo le voci su chi potrebbe prendere il posto dell’attuale capo dello Stato. Molti i nomi autorevoli ipotizzati: da Mario Draghi a Paolo Gentiloni, da Pier Ferdinando Casini fino ad arrivare ad uno dei nomi più divisivi tirato in ballo dal centro destra, quello di Silvio Berlusconi.

È oggetto di discussione anche la possibilità di una rielezione di Mattarella, che, tuttavia, ha più volte manifestato la sua indisponibilità ad un secondo mandato. Al di là di quelle che potrebbero essere considerazioni personali che lo inducono a volersi ritirare, il presidente ha evidenziato l’inopportunità di un bis, richiamandosi a predecessori come Giovanni Leone (PdR dal 1971 al 1978), che in tema di riforme istituzionali invocò la necessità di introdurre la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica e, di conseguenza, di abolire il semestre bianco.

Ad oggi, quindi, sembra doversi escludere una rielezione dell’attuale capo dello Stato come avvenne invece per Giorgio Napolitano, in un particolare quadro politico che portò a quella che fu comunque considerata un’eccezione nell’ambito dell’assetto costituzionale.

Tentativi di mantenere Draghi a palazzo Chigi

Non c’è dubbio che quello attuale è uno scenario inedito in cui trovare un accordo di maggioranza, per l’elezione del PdR, sarà particolarmente complicato.

Ed è per questo che, nonostante il dissenso palesato da Mattarella, c’è chi vede nella sua permanenza al Colle l’unica strada possibile per garantire una continuità nell’attività di governo rispetto alle misure di contrasto all’emergenza Covid e alle riforme legate al PNRR.

In questa ipotesi l’obiettivo è quindi quello di mantenere Mario Draghi alla guida dell’esecutivo ed evitare un suo passaggio al Colle. Soluzione che escluderebbe anche l’eventualità di elezioni politiche anticipate al 2022.

I partiti al momento stanno prendendo tempo senza esporsi e, al netto delle interlocuzioni che si stanno svolgendo dietro le quinte, ogni decisione sembra rimandata a gennaio.

L’unico gruppo politico che apertamente chiede di andare al voto, subito dopo l’elezione del PdR, è Fratelli d’Italia, partito rimasto all’opposizione dell’esecutivo. La leader Giorgia Meloni si è detta perfino pronta a sostenere Draghi per il Quirinale, a condizione che si vada poi alle urne.

Il nome del nuovo presidente deciderà dunque anche la durata dell’attuale legislatura.

L’ipotesi di una donna al Quirinale

Altro scenario che si sta facendo strada è quello che vede per la prima volta una donna al Quirinale e, del resto, i tempi sono maturi per questo passo che diventerebbe particolarmente significativo in una fase di crisi politico-istituzionale.

Marta Cartabia, Elisabetta Casellati ed Emma Bonino sono solo alcuni dei nomi delle donne in lizza, per la più alta carica dello Stato.

Il più quotato come figura autorevole appare quello dell’attuale ministra alla Giustizia Cartabia, giurista che ha già ottenuto il primato di rivestire l’incarico di presidente della Corte Costituzionale, dopo 45 presidenti uomini.

Solo in prossimità del voto il quadro sarà più limpido per comprendere se davvero sia possibile un accordo sul nome di una donna per l’elezione del tredicesimo PdR o se, come successo già in passato, nel momento decisivo si virerà ancora verso una figura maschile.