Niente assegno di invalidità se si lavora: il Governo promette di modificare la legge
Attualità
8 Novembre 2021

Niente assegno di invalidità se si lavora: il Governo promette di modificare la legge

Scegliere tra il lavoro o l’assegno assistenziale, è quanto ha chiesto l’Inps agli invalidi parziali alla luce di una nuova interpretazione delle norme che disciplinano il riconoscimento alla prestazione economica dello Stato. Ma lo sdegno per le conseguenze di questa misura, che ostacola il diritto al lavoro dei disabili, ha smosso le Istituzioni che si sono impegnate a trovare una celere soluzione a questa ingiustizia.

di Paola de Majo

Condividi:

Ha generato molte proteste la decisione dell’Inps sul cambio dei criteri per il riconoscimento dell’assegno mensile di invalidità, che ha bloccato il sussidio per chi lavora.

L’Istituto ha precisato – con il Messaggio n. 3495 dello scorso 14 ottobre – che il diritto al sostegno assistenziale è condizionato all’inattività lavorativa del beneficiario, a prescindere dal reddito ricavato. E per questo ha chiarito che, per il futuro, l’assegno mensile di invalidità sarà liquidato solo se la persona invalida non svolga alcun lavoro.

In passato invece le persone con invalidità parziale compresa tra il 74 e il 99% potevano riscuotere l’assegno riconosciuto dallo Stato di 287,00 euro mensili, anche svolgendo attività lavorativa grazie alle loro residue capacità purché con un reddito annuo entro i 4.931 euro.

Motivi della decisione dell’Inps

Adesso l’Inps ha assunto un’interpretazione restrittiva della normativa in materia di assegno di invalidità in sintonia con i pronunciamenti della Corte di Cassazione che nell’intervenire sul requisito dell’inattività lavorativa (art. 13, legge n. 118/1971, modificato dall’art. 1, comma 35, legge n. 247/2007), ha affermato che il diritto all’assegno è precluso se la persona invalida percepisce un reddito da lavoro.

Questo cambio di rotta ha generato, giustamente, l’indignazione di famiglie e associazioni dei disabili, che già da tempo chiedevano un aumento del misero importo dell’assegno che di certo non fornisce “i mezzi necessari” per assicurare una vita dignitosa agli invalidi, come richiede l’art. 38 della Costituzione. Ora si devono addirittura scontrare con la negazione del diritto al lavoro che di fatto deriva dalle condizionalità imposte dall’Inps, per ricevere la prestazione assistenziale.

Cosa significa per gli invalidi non poter lavorare

Indurre le persone invalide a non svolgere quelli che sono in sostanza piccoli lavoretti significa impedire di integrare l’esiguo assegno erogato dall’Inps ma soprattutto non consentire quell’effettiva inclusione sociale di cui tanto hanno bisogno le persone più fragili, per esprimere se stesse e sentirsi parte della società, a prescindere dalla propria condizione personale.

Contro questa situazione, l’Associazione Pepitosa in carrozza si è mobilitata avviando una campagna di raccolta firme con una petizione su Change.org, per sensibilizzare i cittadini su quanto accaduto e chiedere a Istituzioni e Governo di intervenire per trovare soluzioni ai bisogni economici dei disabili e difendendo l’esercizio del diritto al lavoro che conferisce autonomia e dignità.

Iniziative di Parlamento e Governo verso una soluzione

La politica ha risposto a questo sollecito con una serie di interrogazioni presentate al Governo dai parlamentari di diversi gruppi politici, per ottenere provvedimenti di modifica della legge sull’assegno di invalidità ed eliminare l’attuale incompatibilità tra lo svolgimento di attività lavorativa e il riconoscimento del diritto allo strumento assistenziale.

È il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, che ha fatto sapere qual è la posizione del Governo sul taglio dell’assegno di invalidità rispondendo nell’aula di Montecitorio a un question time.

Orlando ha promesso un intervento legislativo che modificherà l’attuale legge in base a più giusti criteri per tutelare le persone con disabilità, quindi ammettendo che l’attuale orientamento sul riconoscimento dell’assegno di invalidità non soddisfa questa esigenza.

Il ministro ha fatto sapere che il suo dicastero sta già elaborando una nuova formulazione delle disposizioni normative vigenti con l’obiettivo di riconoscere il diritto all’assegno entro dei limiti reddituali, che ricomprendano anche il reddito da lavoro.

Questa modifica sarà inserita nel primo provvedimento utile tra quelli in discussione in Parlamento, quale potrebbe essere il cosiddetto decreto Fiscale in sede di conversione in legge, per giungere nel più breve tempo possibile ad una definizione di questa questione.

Ora non resta che attendere l’adempimento di questo impegno, per vedere se sarà effettivamente riparata la grave ingiustizia che ha colpito le persone con disabilità, che al contrario avrebbero bisogno di un maggiore sostegno, tanto più dopo i danni provocati dalla pandemia che si sono abbattuti con maggiore impatto proprio sui disabili.