Riforma del processo penale e superamento del nodo prescrizione

Il Consiglio dei Minsitri ha approvato all’unanimità, l’8 luglio scorso, il pacchetto di emendamenti del governo sulla riforma della giustizia penale, rispetto alle questioni legate al processo considerate più delicate e divisive a livello politico.

Questo passaggio in CdM non era obbligatorio ma il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e la Ministra della giustizia, Marta Cartabia, hanno ritenuto di dover discutere le proposte di modifica sul processo penale per ottenere il consenso di tutti i Ministri e saldare un’intesa in quella sede, che potrebbe agevolare anche l’iter di approvazione in Parlamento.

Gli emendamenti della Cartabia sono quindi giunti in commissione giustizia alla Camera, dove adesso è in esame il testo sulla riforma del processo penale atteso nell’ Aula di Montecitorio il prossimo 23 luglio.

Riforma Cartabia e prescrizione

Le proposte di modifica alla riforma del processo penale hanno lo scopo di accelerare i tempi della giustizia, come richiesto da anni dalla Commissione europea, misura diventata quanto mai urgente anche per salvaguardare la concreta attuazione del PNRR.

Non si dimentichi infatti che la riduzione dei tempi del processo – sia penale che civile – è funzionale anche all’utilizzo dei fondi europei (191,5 miliardi) che deve essere supportato da validi apparati anche giudiziari, per sostenere la realizzazione dei progetti del Piano.

Le modifiche richieste dalla Ministra sono corpose e articolate, ma il punto più ostico riguarda la prescrizione, per le implicazioni politiche che determina.

Il precedente governo di Giuseppe Conte ha infatti rivisto questo istituto facendone una battaglia identitaria, con la riforma del 2019 dell’ex Guardasigilli, Alfonso Bonafede, che ha disposto il blocco della prescrizione nel processo penale dopo la sentenza di primo grado – sia in caso di condanna che di assoluzione. Intervento aspramente criticato dai suoi oppositori, considerando che va in direzione opposta alla riduzione dei tempi della giustizia, poiché “congela” l’unico strumento giuridico che evita un processo penale infinito.

La riforma Bonafede è stata quindi considerata pregiudizievole, sia per l’imputato che le vittime di reato, che resterebbero in balia di un processo dai tempi indeterminati, anche perché sprovvista di contestuali misure per ridurre la durata dei giudizi.

La Corte Costituzionale sulla sospensione della prescrizione

La Corte Costituzionale si è recentemente espressa proprio in materia di sospensione del decorso della prescrizione con la sentenza n. 140/2021, censurando la previsione normativa che determina un allungamento del termine entro il quale il reato si estingue. Viene violato il principio di legalità che richiede “la predeterminazione per legge del termine entro il quale sarà possibile l’accertamento nel processo, con carattere di definitività, della responsabilità penale”.

In sostanza la Corte afferma che è diritto del cittadino conoscere i tempi massimi entro i quali il processo a suo carico deve essere svolto. Quindi chiarisce che il rispetto del principio di legalità pretende che una norma che ampli la durata del termine di prescrizione (art. 157 cod. pen.) sia «sufficientemente determinata» (sentenza n. 278 del 2020).

Alla luce dei principi fissati e ribaditi dalla Corte con questa sentenza, consegue che anche la sospensione della prescrizione come prevista dalla Riforma Bonafede ha evidenti effetti incostituzionali.

Proposta Cartabia

La Ministra della giustizia per riparare alle conseguenze del blocco della prescrizione e dunque “al fine processo mai” ha dovuto individuare una soluzione di compromesso per tentare di ottenere il sostegno sia del M5S, che difende la riforma Bonafede, che di tutti gli altri partiti che ne invocano il superamento.

Cartabia ha scelto di “salvare” la sospensione della prescrizione per il primo grado di giudizio, come previsto da Bonafede, introducendo però un correttivo che esclude il rischio di processi dalla durata indeterminata. Ha così introdotto l’improcedibilità processuale per i successivi gradi di giudizio, stabilendo la chiusura del processo di appello entro due anni e del giudizio in Cassazione entro un anno.

Alla prescrizione sostanziale (del reato) viene accostata quindi la prescrizione dell’azione penale, inserendo una causa di improcedibilità. In entrambi i casi il processo si estingue.

Considerazioni dei giuristi 

Come spesso accade per le proposte nate da un necessario compromesso, quella di Cartabia non è stata considerata come la migliore delle soluzioni possibili da alcuni degli attori coinvolti – tra avvocati, magistrati, accademici – ma le si riconosce il raggiungimento dell’obiettivo di riparare alle conseguenze infauste del processo a vita.

Alcuni avrebbero preferito un ulteriore intervento sulla prescrizione sostanziale, senza l’introduzione di una causa di improcedibilità.

In questo senso si è espresso anche il presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, l’avvocato Gian Domenico Caiazza, sentito in audizione in commissione giustizia alla Camera, che, ha comunque ritenuto positiva la proposta della Cartabia proprio perché rimedia alla sospensione della prescrizione.

L’avv. Caiazza nella stessa sede è tornato a stigmatizzare il racconto che ha accompagnato la riforma Bonafede che descrive la prescrizione come un istituto che aiuta a restare impunito chi si è macchiato di un reato. Al contrario, i periodi di prescrizione – oltre ad assicurare il rispetto di principi come quello di legalità e di ragionevole durata del processo – sono talmente lunghi, che sarebbe surreale ritenerli insufficienti per consentire allo Stato di assicurare giustizia. Senza poi considerare che i reati più gravi sono già imprescrittibili.

Ora resta da vedere se passerà la soluzione proposta dalla Ministra della giustizia, che supera la sospensione della prescrizione inserendo l’improcedibilità nei successivi gradi di giudizio, o se il testo sarà suscettibile di ulteriori modificazioni su richiesta dei partiti, durante l’esame in Parlamento.

 

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