Politiche del lavoro: fine del disastro di Parisi all’Anpal, bene Draghi che lo “licenzia”

Politiche del lavoro: fine del disastro di Parisi all’Anpal, bene Draghi che lo “licenzia”

Nel nostro Paese sono ben note le difficoltà di far decollare un efficace sistema di politiche attive del lavoro, capace di promuovere l’inserimento lavorativo. Basti pensare all’ annoso dibattito che esiste sull’inefficienza dei centri per l’impiego e sulla necessità di innovarli, che non ha mai però portato ad una valida riforma.

Ancora oggi, infatti, i centri per l’impiego risultano, soprattutto in alcune regioni, del tutto inadeguati a svolgere le loro funzioni che dovrebbero garantire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per ricollocare chi è in cerca di un’occupazione.

Questo scenario già desolante, negli ultimi due anni, è perfino peggiorato a causa della gestione fallimentare di Anpal, l’ Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro, istituita dal Jobs Act nel 2015 per svolgere una funzione di coordinamento della rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro.

Adesso, l’Agenzia viene commissariata dal governo Draghi con una norma inserita nel Decreto Sostegni bis (decreto legge n. 73/2021), nell’ambito di una riforma della governance delle politiche attive che prevede un rafforzamento del ruolo del Ministero del lavoro.

Vedremo se questo intervento di riforma sarà davvero efficace per rilanciare le politiche attive. Ad ogni modo, è apprezzabile la manovra fatta sull’ Anpal laddove fa decadere il presidente Domenico Parisi, che dal 2019 è alla guida dell’Agenzia.

La “discussa” presidenza di Domenico Parisi

Il presidente Parisi, noto anche per essere il “padre” dei cosiddetti navigator, è stato fortemente voluto dall’allora leader del M5S, Luigi Di Maio, sotto il governo Conte I, con la promessa che avrebbe rivoluzionato il mercato del lavoro italiano introducendo un’applicazione digitale per agevolare il matching tra domanda e offerta di lavoro.

Ebbene, in due anni, l’app promessa non è mai stata realizzata e se c’è stata una rivoluzione ha avuto l’effetto di paralizzare definitivamente le politiche del lavoro e mettere al centro di aspre polemiche l’Anpal per i suoi costi ingiustificati e una gestione poco trasparente.

Come presidente dell’Anpal, Parisi sarà ricordato anche per le spese personali che hanno onerato l’Agenzia e che in un anno sono arrivate attorno i 160.000 euro. Esborsi privi di un’adeguata rendicontazione, che sono diventati oggetto di un’indagine della Corte dei Conti del Lazio. A quanto risulta, circa 60 mila euro sono stati spesi in viaggi in business class per gli Stati Uniti, dove il professore trascorreva la maggior parte del tempo per svolgere il suo incarico alle dipendenze della Mississippi State University. Incarico che lo portava ad essere spesso assente in Anpal e che, per di più, lo ha messo in una posizione di conflitto di interessi con il ruolo di presidente dell’Agenzia.

Oltre alle vicende legate alle sue spese e all’incompatibilità del secondo lavoro che prestava all’estero, con il presidente Parisi non c’è stata alcuna svolta delle politiche attive, anzi le isolate iniziative di cui si è reso artefice hanno fatto registrare una totale mancanza di pianificazione e visione strategica.

È emblematico l’insuccesso dovuto al reclutamento dei 2.700 navigator – costati 180 milioni di euro – vale a dire, i lavoratori che Anpal ha “assunto” con contratti precari e sottoposto a formazione, per cercare lavoro ai beneficiari del reddito di cittadinanza.

Il progetto è stato un evidente flop, poiché i navigator sono stati inseriti allo sbaraglio in un sistema che non ha offerto a queste risorse le condizioni e gli strumenti per poter lavorare.

Sono numerosi gli atti di sindacato ispettivo presentati alla Camera e al Senato con i quali veniva denunciata da molti parlamentari una gestione fallimentare di Anpal e chiesto di sollevare Parisi dalla presidenza, ma sotto il governo Conte nessun provvedimento è stato adottato in questo senso.

Se all’inizio, anche Andrea Orlando, diventato Ministro del lavoro, è sembrato riluttante nel procedere alla sostituzione di Parisi per liberare l’Agenzia da una cattiva gestione, la scelta successiva di commissariare l’ente per riformare la governance delle politiche del lavoro con il decreto Sostegni bis, ha poi comunque condotto alla rimozione di Parisi con l’azzeramento dei vertici di Anpal.

Era doverosa l’uscita di scena del professore della Mississippi State University che, per troppo tempo e inspiegabilmente, è stato tollerato alla presidenza dell’Agenzia, pur non avendo onorato il proprio incarico istituzionale.

Di ben altro ha bisogno un Paese come l’Italia che ha un’assoluta emergenza di far decollare le politiche occupazionali, tanto più adesso che la crisi dovuta alla pandemia ha determinato la perdita di migliaia di posti di lavoro, nonostante il blocco dei licenziamenti.

 

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