Candidature Amministrative: esitazioni e tanti no. Spaventa fare il sindaco?

Candidature Amministrative: esitazioni e tanti no. Spaventa fare il sindaco?

Alle prossime amministrative che si terranno, tra il 15 settembre e il 15 ottobre, si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna, cinque importanti città che insieme arrivano a circa 14 milioni di abitanti.

A pochi mesi dalle consultazioni, sulle candidature ancora c’è grande incertezza per le difficoltà dei partiti ad accordarsi sui nomi. Ma a questo sembra aggiungersi una generale indisponibilità di figure di rilievo a fare il sindaco e le recenti rinunce alla candidatura, di Bertolaso a Roma, Manfredi a Napoli e Albertini a Milano, sono senz’altro un sintomo di questa situazione.

Tante responsabilità dei sindaci ma pochi poteri

Se fare il sindaco di grandi città riconosce prestigio, d’altro canto, resta un incarico colmo di responsabilità a cui non corrispondono adeguati poteri, tanto da far ritenere a politici e amministratori di esperienza che “il sacrificio non ne vale la candela”.

Oltretutto, nei prossimi anni, peserà nella gestione il ruolo operativo assegnato ai Comuni nell’attuazione del Recovery plan. E sono tante le preoccupazioni degli amministratori locali sull’utilizzo dei fondi che arriveranno. Si temono gli ostacoli e i rallentamenti alla capacità di spesa, dipesi dall’assenza di mezzi e da una burocrazia complicata all’inverosimile.

Proprio sull’utilizzo delle risorse a disposizione, fa notare il sindaco di Firenze, Dario Nardella: “Non basta assegnare fondi se poi i Comuni non hanno strutture e personale adeguati per spendere. Senza personale adatto, impossibile progettare. Si rischia di far fallire subito i finanziamenti del Recovery in un sistema di enti locali non preparato e pronto a spenderli. Vedo a rischio i 210 miliardi assegnati dall’Europa.”.

Le amministrazioni locali hanno, quindi, bisogno di iniziative di valido supporto per migliorare la loro capacità di spesa e consentire il riavvio delle attività produttive e il sostegno ai cittadini, soprattutto adesso che si è reduci da più di un anno di grave emergenza sanitaria. A questo scopo sarebbe necessaria una riforma strutturale complessiva, che realizzi prioritariamente un processo di semplificazione amministrativa e sburocratizzazione.

Sindaci e giustizia: il caso del sindaco di Parma

A causa delle problematiche di gestione, gli amministratori sentono forte, inoltre, il timore di finire sotto la lente di ingrandimento della magistratura e trovarsi coinvolti in indagini giudiziarie. È risaputo che uno degli incubi dei sindaci è il reato di abuso di ufficio, previsto all’art. 323 del codice penale, da sempre oggetto di dibattitti e più volte revisionato.

Ora, al netto dei casi di coloro che raggirano le leggi e vanno giustamente puniti, ci sono anche tante vicende giudiziarie come quelle che ha dovuto affrontare il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che lo scorso 7 maggio ha annunciato di aver ricevuto l’ennesimo avviso di garanzia.

Riconfermato per il secondo mandato nel 2017, in nove anni di amministrazione, è la sesta volta che Pizzarotti viene indagato, ma i procedimenti si sono sempre chiusi a suo favore e senza neanche arrivare a giudizio.

Gli hanno rivolto accuse per turbativa d’asta, abuso d’ufficio (due volte), disastro colposo, mentre nell’ultima inchiesta, per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico.

Il sindaco di Parma, tra l’altro, ha dovuto sostenere tutte le spese legali per difendersi a fronte di uno stipendio che si aggira intorno ai 3.000 euro netti.

Anche rispetto a quest’ ultimo caso giudiziario, Pizzarotti dichiara di essere innocente e di aver agito per il pubblico interesse. Vedremo come si evolverà questa vicenda, ma resta il fatto che, ad oggi, è stato travolto da cinque azioni giudiziarie infondate che lo hanno danneggiato come persona e amministratore.

Insomma, non è semplice fare il sindaco e questo spiega, per certi aspetti, le difficoltà di trovare politici di un certo rilievo che siano disposti a candidarsi.

La classe politica nazionale e il Parlamento stesso non sembrano cogliere le criticità e i rischi di questa situazione, che richiederebbe invece maggiore attenzione alle esigenze dei territori e di chi li amministra. E questo disinteresse sta emergendo anche nell’assenza di risolutezza dei partiti, nel prepararsi alle prossime elezioni amministrative.

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