Caso Angelini di Propaganda Live: tutte le assurdità di una storia di lavoro illegale

Caso Angelini di Propaganda Live: tutte le assurdità di una storia di lavoro illegale

Spesso i cosiddetti vip sfruttano la loro popolarità per diffondere, attraverso i social, messaggi a sostegno di iniziative che fanno valere diritti e tutele di quelle categorie considerate deboli e che rischiano di non essere salvaguardate. E così intervengono per la parità di genere, i lavoratori, contro le discriminazioni. Anche recentemente, molti di loro si sono esposti per il sostegno a ddl Zan contro l’omofobia.
Si tratta quindi di iniziative il cui fine ha, generalmente, un indiscusso valore morale.

È capitato, invece, che il musicista Roberto Angelini della nota trasmissione Propaganda Live, condotta da Diego Bianchi e Makkox, abbia sfruttato la propria fama per ottenere solidarietà dai suoi affezionati fan addirittura per aver negato dei diritti.

Angelini con fare vittimistico si é lamentato, con un lungo messaggio sul proprio profilo facebook, di aver ricevuto una sanzione di 15.000 euro dalla Guardia di finanza, che ha scoperto che faceva lavorare in nero una rider per il suo ristorante.

La prima cosa sensata che può venire in mente, di fronte a questi fatti, è che Angelini ha ricevuto ciò che merita perché deve giustamente rispondere di un grave illecito, che danneggia sia lo Stato che la lavoratrice coinvolta.

Ma il musicista ha narrato questa storia con l’intenzione di far passare in secondo piano l’illecito di cui si è macchiato, con tanto di foto in lacrime.

Si è presentato, innanzitutto, come un ristoratore abbandonato dallo Stato che ha dovuto arrangiarsi per organizzare con dei rider il servizio di asporto durante l’emergenza, sminuendo la gravità della sua azione visto che ha una piccola attività.

A suo dire, è diverso il caso delle “giuste lotte per riconoscere i diritti dei rider che lavorano per grandi multinazionali del delivery”.

Angelini è poi entrato nelle vesti dell’amico “tradito” definendo la lavoratrice in nero “pazza incattivita dalla vita” perché, nonostante fosse una sua amica, si è permessa di denunciarlo per lavoro irregolare. A quanto riferisce, le aveva dato un’occupazione per “fare del bene”, in quanto si trovava in difficoltà economiche.

Una visione che contro l’etica e il buon senso lascia intendere che l’amico in difficoltà può essere sfruttato come lavoratore in nero truffando lo Stato, per portare avanti la propria attività.

Le reazioni dei web

Nonostante una narrazione della vicenda che faceva acqua da tutte le parti e lasciava alcuni punti oscuri, il musicista ha convinto il suo pubblico che, fregandosene della condizione della lavoratrice e dando completa fiducia ad Angelini, si é scagliato contro la “pazza incattivita dalla vita”.

Per migliaia di persone, con quel post pubblico, lui ne è uscito come “una bella persona”, di contro, l’amica che lavorava in nero è stata giudicata come un’ingrata e per questo ha ricevuto dai fan di Angelini insulti di ogni genere.

Ciò che colpisce sono poi le manifestazioni di sostegno che ha ricevuto il musicista da famosi artisti, del calibro di  Jovanotti, Elio, Emma Marrone, Elodie, che non hanno in alcun modo pensato all’impatto che può avere il loro segnale di solidarietà, vista l’influenza che hanno sul pubblico, in una questione che non ha nulla di virtuoso: dal lavoro illegale alle offese alla lavoratrice, che è la parte più debole del rapporto di lavoro.

Evidentemente, anche loro non hanno colto la gravità del lavoro in nero, che di certo non può essere spacciato per beneficenza.

Come si è svolta realmente la vicenda

Alla fine, dopo aver scatenato le reazioni dei suoi fan, si scopre che, tra omissioni e mezze verità, la storia narrata da Angelini è ben diversa.

La rider, che lavorava per lui già dall’estate del 2020, a marzo scorso è stata fermata dalla Guardia di Finanza di Roma, in “zona rossa” e oltre l’orario del coprifuoco.

Alle domande dei militari sul motivo per il quale stesse ancora in giro, ha dovuto riferire che stava eseguendo le consegne per un ristorante, per non dichiarare il falso e incorrere in sanzioni.

Qualche giorno dopo, la Guardia di finanza ha ricontattato la lavoratrice dopo aver effettuato gli accertamenti del caso, come la verifica presso la banca dati Inps e, a quel punto, la ragazza ha dovuto solo confermare quanto già scoperto, ossia che lavorava in nero da mesi, presso il ristorante di Angelini.

La multa comminata era di 7.200 euro ed è stata raddoppiata solo successivamente, perché Angelini non ha voluto sanare la posizione lavorativa della rider.

Il musicista, dopo essere stato messo di fronte ai fatti reali venuti a galla e confermati da un’inchiesta giornalistica, si è detto pentito per le sue dichiarazioni, promettendo che si sarebbe scusato anche con la lavoratrice che ha messo ingiustamente al pubblico ludibrio.

Assenza di cultura del lavoro regolare

I fatti parlano da soli su quanto ne esca male Angelini. Stupisce, inoltre, la sua ingenuità nell’aver divulgato una storia del genere, per cercare solidarietà del suo pubblico.

Altra questione che fa riflettere è la cecità dei fedeli del web che, senza soffermarsi sull’illecito commesso, hanno espresso completo sostegno al musicista e denigrato la lavoratrice.

Si sprecano sempre tante parole sull’importanza del lavoro regolare, per riconoscere i contributi previdenziali che fanno maturare l’assegno pensionistico, per assicurare protezione in caso di infortunio e ogni tutela che consegue ad un contratto di lavoro a norma di legge. E poi ci si imbatte in una vicenda come questa, spiacevole sotto ogni punto di vista, dove viene messo tutto in discussione: lo sfruttamento di una lavoratrice viene spacciato “per fare del bene” e lei che denuncia – tra l’altro perché costretta a farlo – diventa una “traditrice”.

Eppure non dovrebbe essere difficile capire che non può essere considerato sacrificabile il diritto dei lavoratori ad avere un giusto contratto e che non esistono datori da giustificare – che siano piccoli imprenditori o grandi multinazionali –  se sfruttano il lavoro altrui senza rispettare la legge.

 

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