Recovery plan: dalle mani di Conte a quelle di Draghi

Recovery plan: dalle mani di Conte a quelle di Draghi

Il governo di Mario Draghi, insediatosi il 13 febbraio, era consapevole che la sfida più importante che avrebbe affrontato, oltre alla gestione dell’emergenza Covid, sarebbe stata la stesura finale del Recovery plan.

Si tratta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) da 222 miliardi che l’Italia deve presentare per un rilancio economico-sociale, con l’individuazione delle riforme strutturali e degli investimenti pubblici, che consentiranno di accedere alle risorse messe a disposizione dall’Unione europea. Rappresenta una delle più grandi sfide che deve affrontare il nostro Paese, non solo per sanare i danni della pandemia, ma anche per riparare alle fragilità di sistema che da decenni si porta dietro.

L’esecutivo Draghi si è trovato in una posizione estremamente delicata, perché è entrato in carica qualche settimane dopo la presentazione al Parlamento della bozza di PNRR fatta dall’esecutivo dell’ex premier, Giuseppe Conte. Il Recovery non poteva essere quindi riscritto ex novo, ma, partendo dal testo di Conte, andava revisionato per riparare alle criticità che erano emerse.

Queste furono le parole di Draghi, il 17 febbraio, durante il suo discorso per la fiducia in Parlamento: “Il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza (PNRR). Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione Europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile”.

Ed ancora, il presidente ha aggiunto: “gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di Programma presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale”.

In queste settimane, è divampato il dibattito sul Piano, in alcuni casi, anche lamentando che nulla si è più saputo sul PNRR con l’avvento del nuovo governo e che quest’ultimo è in ritardo sul testo finale.

Ma c’è chiarezza sul percorso che ha affrontato il PNRR e sui tempi che ha avuto l’attuale esecutivo per metterci mano?

Per avere una visione più ampia di cosa si sta parlando, è bene conoscere l’iter seguito fino ad oggi e finalizzato alla stesura definitiva del Piano nazionale.

I passaggi del Recovery plan a partire dal testo di Conte

Il PNRR è stato trasmesso, dal Governo Conte bis al Parlamento, lo scorso 15 gennaio ed è stato esaminato dai parlamentari delle Commissioni competenti per materia di Camera e Senato.

Nell’ambito dei lavori, sono stati sentiti circa 300 soggetti interessati, tra enti istituzionali, associazioni di categoria ed esperti, per l’approfondimento dei contenuti ed ottenere dei pareri scritti.

Dalle relazioni presentate dai soggetti intervenuti durante le audizioni, sono state messe in evidenza le criticità del PNRR del Conte bis, ritenuto carente rispetto all’indicazione delle riforme strutturali, alle specifiche dei progetti inseriti, agli impegni di spesa e in termini di governance.

Nel corso di questo esame, e precisamente l’11 marzo, l’attuale governo Draghi ha inoltrato un proprio contributo al Parlamento, consistente in delle note tecniche analitiche del Ministero dell’economia e delle finanze, con informazioni aggiuntive sui progetti e sulle relative spese e tempistiche. È infatti il Mef che coordina la stesura del PNRR, con un ampio gruppo di lavoro, tra cui alcuni economisti della Banca d’Italia.

Dopo questi passaggi, solo il 31 marzo, la Camera, e, il 1° aprile, il Senato hanno deliberato e votato in Aula i loro pareri definitivi (sotto forma di risoluzioni), che hanno impegnato il Governo Draghi a redigere il PNRR, tenendo conto delle linee guida contenute nella Relazione delle Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea, che comprende i pareri di tutte le Commissioni permanenti.

Cosa è successo dopo la deliberazione del Parlamento?

A partire dall’8 aprile, il presidente Draghi ha dato inizio ad una serie di incontri istituzionali sui contenuti del Recovery plan. Innanzitutto, è intervenuto alla Conferenza unificata Stato-Regioni con la partecipazione di altri ministri e dei rappresentanti di Anci (Comuni) e Upi (Province).

Dal 15 aprile si sono svolte poi le riunioni con le delegazioni dei partiti: Movimento Cinquestelle, Lega, Forza Italia, Partito Democratico, Fratelli d’Italia, Italia Viva e Leu.

Il ciclo di riunioni del presidente si è chiuso tra il 20 e 21 aprile, con l’incontro dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, dei rappresentanti delle associazioni datoriali e successivamente dei sindaci delle città metropolitane.

Questi i passaggi che hanno contraddistinto l’iter del Recovery per una sua finale elaborazione da parte dell’attuale esecutivo.

Non è facile stabilire se il governo Draghi avrebbe potuto agire in tempi più rapidi o seguire un metodo diverso da quello adoperato. Resta evidente che i tempi e il testo sono quelli ereditati dal precedente esecutivo, problematiche strutturali e ritardi compresi. Inoltre, anche il percorso di esame svolto in Parlamento, si è chiuso solo il 1° aprile.

A che punto è il Recovery

Il testo conclusivo è stato definito in queste ultime ore con ulteriori revisioni e integrazioni, anche su richiesta dei partiti.

Si è tenuto sabato 24 aprile, l’ultimo Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, che ha visto la condivisione da parte dei ministri della relazione sul PNRR del ministro dell’economia, Daniele Franco.

Ora il Pnrr sarà discusso in Parlamento il 26 e il 27 aprile, dopo le comunicazioni che renderà in quella sede il presidente del Consiglio. E in seguito ad un ulteriore passaggio in CdM, il Piano verrà inviato a Bruxelles.

Il Recovery – che ricordiamo sarà vincolante fino al 2026 – si presenta come un testo complesso che, con una “pioggia” di misure e di impegni di spesa, si pone l’obiettivo di riformare la pubblica amministrazione, la giustizia, semplificare l’apparato normativo, rafforzare il sistema produttivo, contrastare la povertà e le disuguaglianze e rilanciare una crescita economica sostenibile.

L’auspicio è che si vinca questa sfida e che l’Italia recuperi credibilità e capacità di investire, per consegnare ai giovani un Paese che sappia offrire opportunità e prospettive.

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