Contro la crisi del sistema politico, è necessaria una riforma dei partiti?

Contro la crisi del sistema politico, è necessaria una riforma dei partiti?

La crisi di governo ancora in corso e la svolta verso un esecutivo istituzionale, con l’incarico ad una figura come quella di Mario Draghi, hanno certificato, secondo molti, il fallimento del sistema dei partiti politici.

Un generale crollo di identità che coinvolge soprattutto alcuni schieramenti esiste e spiega anche l’aumento, oltre il limite fisiologico, di fenomeni come il trasformismo, i mutamenti di alleanze e la nascita di nuove componenti politiche, in corso di legislatura. E che non possono essere interpretati solo ricorrendo a semplificazioni e giudizi sulla condotta del singolo parlamentare, che cambia partito o si oppone ad un’alleanza.

Tentare di contrastare queste dinamiche che creano una frattura tra elettori e partiti che li rappresentano, richiede anche un’analisi sulle modalità di funzionamento dei partiti stessi, che non è detto garantiscano il rispetto di principi di trasparenza, di democrazia interna e un’adeguata selezione dei candidati alle elezioni.

Negli anni, si è spesso discusso della necessità di intervenire con una regolamentazione interna di queste formazioni sociali, per orientarne l’organizzazione e imporre il rispetto di un nucleo comune di regole a tutti gli schieramenti.

Per capire in che termini potrebbe essere prevista una riforma dei partiti, che ne migliori il rapporto con la società e assicuri una maggiore qualità della classe politica dirigente, abbiamo rivolto alcune domande ad Alessandro Gigliotti, cultore di diritto costituzionale presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

D- Quali sono le misure che ritiene necessarie per una riforma, affinché i partiti non siano soggetti autoreferenziali?

R-“Occorre premettere che i partiti sono strumenti attraverso cui le Istituzioni e il popolo, titolare della sovranità, entrano in contatto e quindi realizzano i presupposti affinché gli elettori possano prendere parte in modo effettivo alla definizione della politica nazionale. Hanno il delicato compito di selezionare la classe politica, si trovano quindi al centro dei processi democratici. Essi stessi devono garantire degli standard di democraticità, sia per quanto attiene alle loro specifiche finalità, sia per quanto concerne la loro organizzazione interna. È quindi necessario che i partiti siano soggetti a norme che consentano di inverare il “metodo democratico”, attraverso processi interni che assicurino, in particolare, partecipazione e trasparenza, soprattutto ai fini della individuazione degli organi direttivi.”

D- In particolare, come potrebbe un partito garantire una adeguata selezione delle candidature per le cariche elettive?

R-“A tal fine è indispensabile che i partiti tornino a fare formazione, rivolta anche e soprattutto alle generazioni più giovani. È impensabile che accedano all’interno delle Istituzioni soggetti che ignorano la storia del nostro Paese o l’architettura istituzionale, per dire. Ed è altresì ineludibile un percorso che porti in Parlamento esponenti politici che abbiano maturato un minimo di esperienza presso le amministrazioni locali e regionali. I partiti, infine, sono chiamati a svolgere una funzione moderatrice e di indirizzo, in modo da educare da un lato i cittadini e stemperare dall’altro gli episodi, sempre più frequenti e preoccupanti, di delegittimazione delle Istituzioni stesse. Negli ultimi tempi, le risorse più preparate e sensibili della nostra società rifuggono dall’impegno in politica. Non è certo un caso.”

D- Quale limite non dovrebbe superare una riforma per preservare quella autonomia che la Costituzione riconosce ai partiti all’art. 49?

R-“Non dovrebbe limitarne la pluralità, indispensabile in un ordinamento democratico, salvo per quanto concerne eventuali formazioni politiche che si pongano in contrasto, quanto a finalità o metodo, con i principi fondamentali della nostra Costituzione.”

D- I partiti svolgono la propria attività come associazioni non riconosciute, per una riforma è necessario il riconoscimento della personalità giuridica?

R-“Non è indispensabile. Si potrebbe però valorizzare il registro dei partiti politici istituito nel 2013, la cui iscrizione dovrebbe essere requisito indispensabile per partecipare alle elezioni politiche, regionali ed europee e non solo per poter percepire il 2 per mille. E già che siamo in tema, bisognerebbe avere il coraggio di reintrodurre un congruo finanziamento pubblico, accompagnato da seri controlli sulla gestione dei fondi.”

D- Quali sono gli ostacoli che fino ad oggi hanno impedito una riforma?

R-“Il principale ostacolo deriva dal fatto che una riforma del genere dovrebbe nascere su istanza dei medesimi partiti, che hanno un interesse diametralmente opposto. È quello che viene raffigurato allegoricamente con il noto paradosso del Barone di Münchhausen, il quale cercava di liberarsi dalle sabbie mobili tirandosi per i suoi stessi capelli.”

In definitiva, il sistema politico riacquisterebbe credibilità e legittimazione, con una seria riforma dei partiti. Ciò servirebbe anche a valorizzare il loro ruolo primario per la democrazia, quale strumento attraverso il quale i cittadini esprimono il pluralismo politico e partecipano alla vita pubblica nazionale.

Anche in questa legislatura sono diverse le proposte di legge presentate per regolamentare l’organizzazione interna dei partiti, ma nessuna di queste iniziative è stata ancora adottata.

Sta alla politica concretizzare la volontà di autoriformarsi e superare quell’incapacità che, fino ad oggi, le ha impedito di sottoporsi ad un’adeguata disciplina.

 

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