Altra prova per il governo con il voto sulla relazione di Bonafede

Altra prova per il governo con il voto sulla relazione di Bonafede

In una fase delicata ed incerta, il governo Conte bis è in attesa di una prova che appare decisiva per la sua permanenza.

Mercoledì 27 gennaio, salvo slittamenti, la Camera dei deputati e il Senato sono chiamati a votare la Relazione sull’amministrazione della giustizia del ministro, Alfonso Bonafede.

Si tratta di votazioni dall’esito non scontato e non si esclude l’ipotesi che l’esecutivo soccomba, se in questi giorni non riuscirà ad ampliare il suo consenso parlamentare. L’impresa è tutt’altro che facile, considerando che il governo è sottoposto ad un responso sull’attività di un ministro spesso al centro di aspre critiche, sia nella maggioranza che nell’opposizione. Bonafede, per questo ha anche affrontato due mozioni di sfiducia lo scorso mese di maggio, con contestazioni che vanno dalla gestione delle carceri ai boss messi ai domiciliari, dalla riforma della prescrizione alle intercettazioni.

Malgrado ciò, il Guardasigilli è riuscito a mantenere, sino ad oggi, la guida del dicastero assegnatogli nel 2018, con la formazione del primo governo Conte.

Lo stesso Partito democratico ha notoriamente criticato le riforme volute dal ministro della giustizia, mettendo in discussione la sua adeguatezza, e, da quando è al governo con il M5S, ha mostrato “tolleranza” sulla sua figura a condizione che dimostrasse una discontinuità sulle politiche della giustizia.

La diatriba mai risolta sulla riforma della prescrizione

La questione più dibattuta contro Bonafede è da sempre la legge che ha introdotto la sospensione della decorrenza della prescrizione in primo grado, considerata intrisa di intenti giustizialisti e in pieno contrasto con il principio di ragionevole durata del processo.

Anche Italia Viva e Forza Italia hanno chiesto un intervento normativo per eliminare quelli che considerano effetti distorsivi di questa legge.

Non di meno, cultori del diritto, il Consiglio Nazionale Forense e l’Unione delle Camere Penali si sono espressi, sin dall’inizio, contro la Riforma Bonafede sulla prescrizione ritenendo che mortifichi il diritto di difesa, con il rischio di determinare la figura dell’imputato a vita.

Ora, che ci sia un problema mai risolto su questa legge voluta dal M5S è del tutto evidente, anche analizzando alcuni passaggi che ne hanno portato all’approvazione e poi all’entrata in vigore.

Sul punto, già con il primo governo Conte, la Lega, in maggioranza con il Movimento, accettò di votare il blocco della prescrizione, solo sull’impegno di introdurre misure per ridurre i tempi del processo prima della soppressione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Ed è per questo che gli effetti della legge vennero differiti al 1° gennaio 2020; rinvio inutile poiché durante il differimento nessuna riforma correttiva fu fatta fino a quando il governo Lega-M5s cadde.

Stessa vicenda si sta ripetendo con il governo Conte bis. Il PD non ha impedito a gennaio 2020, l’entrata in vigore della contestata riforma, sull’impegno di introdurre provvedimenti normativi volti a salvaguardare la ragionevole durata del processo. Ma dopo più di un anno da allora, siamo di fronte a un nulla di fatto.

L’attuale esecutivo arriva così al resoconto sullo stato della giustizia con i malumori provocati dalla legge sulla prescrizione, a cui non si è posto mai rimedio.

 Previsioni di voto sulla Relazione

Sulla tenuta della maggioranza con il voto sulla Relazione in materia di giustizia, grava un ulteriore peso. In questi giorni anche parlamentari che hanno recentemente risposto al richiamo di sostegno del presidente Conte, votando la fiducia al suo governo, hanno messo in dubbio il loro voto favorevole al ministro Bonafede.

Tra questi spicca il senatore Riccardo Nencini di Italia Viva – P.S.I., che già a maggio aveva votato a favore della sfiducia a Bonafede e che ha dichiarato di confermare la bocciatura sull’operato del ministro. Nencini ha poi aggiunto che condizionerà l’eventuale voto favorevole a dei precisi impegni di riforma che ha richiesto con una lettera al Gabinetto del ministro e che dovranno comparire nella Relazione.

È tutto da vedere, quindi, quello che accadrà mercoledì con il voto sul resoconto dell’amministrazione della Giustizia, giorno in cui si saprà se il Guardasigilli, con il governo Conte bis, supererà questa ulteriore prova di resistenza.

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