Brexit: le tappe fino all’accordo

Brexit: le tappe fino all’accordo

Dopo mesi di trattative non andate a buon fine, lo scorso 24 dicembre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro britannico, Boris Johnson, hanno annunciato di aver raggiunto l’accordo che andrà a regolare i rapporti tra Unione europea e Regno Unito, a partire dal 1° gennaio 2021, quando il partner storico lascerà anche il mercato unico e l’unione doganale.

L’Accordo di recesso e il periodo di transizione

Prima di questa importante intesa, ricordiamo che l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è entrata in vigore, il 1° febbraio 2020, in conformità all’ Accordo di recesso, per il quale è diventato un Paese terzo, non più parte delle procedure decisionali delle istituzioni dell’UE.

Con l’ufficiale uscita, è stato previsto un periodo transitorio, che terminerà il prossimo 31 dicembre 2020, durante il quale la Brexit non incide nella sfera degli interessi dei soggetti coinvolti – cittadini, consumatori, imprese, investitori, studenti e ricercatori – sia dell’Unione europea che del Regno Unito.

Durante questa fase di transizione, le parti hanno svolto delle contrattazioni finalizzate alla conclusione di un accordo di partenariato, con il proposito di regolare i loro rapporti, nel rispetto della vicinanza politica e geografica, e, non di meno, dei legami economici.

In questi mesi, le difficoltà riscontrate nel definire le future relazioni hanno fatto temere uno scenario senza accordo, difatti, su questa ipotesi, la presidente Ursula von der Leyen aveva annunciato il possibile ricorso a misure di emergenza, per regolare i rapporti nei settori più a rischio.

Invece, in extremis, è sopraggiunta l’intesa del 24 dicembre, che individua i termini dei rapporti commerciali e della cooperazione tra Regno Unito e i 27 Paesi dell’Unione.

L’accordo entrerà in vigore in via provvisoria per un periodo limitato, fino al 28 febbraio 2021, in attesa di essere ratificato, per l’Unione europea con una procedura in cui si esprimono Parlamento europeo e Consiglio europeo, mentre, per il Regno Unito con il voto del Parlamento britannico.

Punti cruciali dell’accordo

Scambi di merci e servizi, concorrenza, giurisdizione della Corte di Giustizia, energia e sostenibilità, pesca, protezione dei dati e coordinamento in materia di sicurezza sociale, sono solo alcune delle questioni disciplinate nell’accordo.

Innanzitutto, viene confermato il proseguimento del libero commercio, quindi, non verranno imposti dazi o quote sulle merci, salvo alcune eccezioni, e verranno applicate regole basate sulla parità di condizioni, per escludere casi di concorrenza sleale.

Per quanto riguarda la giurisdizione della Corte di giustizia europea, i giudici europei non saranno competenti a decidere su controversie relative al rispetto degli accordi per la Brexit, che saranno, invece, affidate ad arbitrati indipendenti. Va detto però che la Corte resterà la più importante autorità legale per alcune controversie che interessano l’Irlanda del Nord, territorio in cui continueranno ad applicarsi le norme del mercato unico e dell’unione doganale.

Il negoziato sull’accesso dei pescatori europei alle acque britanniche, per il suo valore politico, è stato tra i più dibattuti e si è concluso prevedendo che per i prossimi cinque anni e mezzo i pescherecci europei potranno continuare ad accedere nelle acque britanniche, anche se con un taglio del 25% e dopo questo periodo il Regno Unito otterrà lo sfruttamento esclusivo delle proprie coste e potrà imporre tagli superiori alle imprese europee, che in cambio riceveranno un indennizzo.

L’accordo sancisce la fine del libero movimento tra i confini e vede, tra l’altro, l’uscita del Regno Unito da alcuni progetti, come il noto programma Erasmus.

Questi, dunque, sono alcuni dei nodi sciolti dalle parti per poter realizzare una Brexit “ordinata”, facendo venir meno il temuto no deal.

Va evidenziato, tuttavia, che l’accordo è costituito da un testo di più di 1500 pagine, di cui, ancora non sono noti tutti i particolari, senza tralasciare che è stata delegata a successive trattative la definizione di ulteriori questioni rimaste irrisolte.

Chi ne è uscito vincitore

Alla luce di quanto sappiano, ad oggi, anche un’analisi su chi è prevalso nell’intesa raggiunta va fatta con cautela, poiché solo il tempo potrà offrire ulteriori elementi per avere un quadro compiuto di quelli che saranno i concreti effetti dell’accordo di partenariato, sia per l’Unione europea che per il Regno Unito.

Non vi è dubbio che il ministro Boris Johnson ha mantenuto l’impegno verso i britannici di completare la Brexit, che resta una vittoria per i sostenitori del progetto di uscita, sebbene le reali conseguenze di questa scelta sovranista emergeranno solo nel medio-lungo termine.

D’altro canto, anche l’Unione europea, che ha subito il recesso del Regno Unito, è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi prioritari, con un accordo che mantiene, per certi aspetti, l’unità di intenti e, soprattutto, l’integrità del mercato unico.

Come in tutti i negoziati, entrambe le parti hanno fatto delle concessioni e, contestualmente, sono riuscite a portare il risultato “a casa”, pur di evitare un mancato accordo che avrebbe avuto un impatto sfavorevole, sia per il Regno Unito che per l’Unione europea, specialmente da un punto di vista economico.

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