Decreto Ristori e digitalizzazione della Giustizia

Decreto Ristori e digitalizzazione della Giustizia

Sin dalla prima fase dell’emergenza sanitaria, è stato necessario intervenire nell’ambito dell’attività giudiziaria, con iniziative straordinarie volte a limitare gli accessi negli uffici giudiziari per contenere la curva epidemiologica.

Da ultimo, il Governo è intervenuto in questo ambito, con il cosiddetto decreto legge Ristori (n. 137/2020), che contiene, tra le varie misure, norme in materia di giustizia, e che, il prossimo 4 novembre, inizierà il suo iter di esame al Senato per la conversione in legge.

Sintesi pacchetto giustizia nel decreto Ristori

Il provvedimento introduce, innanzitutto, disposizioni che regolano, sia nel settore penale che in quello civile, lo svolgimento dei procedimenti giurisdizionali, fino allo stato di emergenza, attualmente fissato al 31 gennaio 2020.

Nello specifico, viene stabilito che la celebrazione di tutte le udienze, per le quali è ammessa la presenza del pubblico, si svolga a porte chiuse.

Si prevede, nel settore penale, che il deposito di memorie, documenti, richieste ed istanze, presso gli uffici delle procure della Repubblica e i tribunali, avvenga attraverso il portale del processo penale telematico. Per tutti gli atti e i documenti, diversi dai predetti, il deposito è permesso con invio agli uffici giudiziari mediante posta elettronica certificata.

Si dispone la possibilità per il pubblico ministero e la polizia giudiziaria di utilizzare i collegamenti da remoto, per compiere atti che richiedono la partecipazione della persona sottoposta alle indagini, della persona offesa, del difensore, di consulenti, di esperti o di altre persone, salvo che il difensore della persona sottoposta alle indagini si opponga, quando l’atto richiede la sua presenza.

Con riferimento alla partecipazione alle udienze delle persone detenute e in stato di custodia cautelare, è stato previsto il collegamento da remoto attraverso videoconferenze.

Sempre nel settore penale, si ammette lo svolgimento delle udienze da remoto, facendo eccezione per quelle in cui devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti, nonché per le udienze di discussione dibattimentali e di giudizio abbreviato e, salvo il consenso delle parti, le udienze preliminari e dibattimentali.

Per quanto riguarda i procedimenti civili, vengono introdotte specifiche norme, in materia di separazione consensuale e di divorzio congiunto, che stabiliscono che le udienze civili siano sostituite dal deposito telematico di note scritte, nel caso in cui vi rinuncino tutte le parti che avrebbero diritto a partecipare all’udienza.

Ed ancora, si riconosce al giudice la possibilità di partecipare alle udienze anche da un luogo diverso dall’ufficio giudiziario, ad esempio, quindi, dalla propria abitazione nel caso sia in quarantena per Covid.

Per le deliberazioni collegiali, viene stabilito che le stesse possano essere assunte attraverso collegamenti da remoto, con alcune eccezioni nei procedimenti penali.

Infine, vengono introdotte ulteriori disposizioni specifiche che regolano la giustizia amministrativa e tributaria.

Per tutto quanto non derogato dal Decreto Ristori, resta ferma l’applicazione delle disposizioni già previste nel Decreto Rilancio, in materia di giustizia, che regolano le modalità della trattazione scritta e dell’udienza da remoto, oltre il deposito telematico degli atti (art. 221, dl n. 34/ 2020).

Digitalizzazione del sistema giustizia

In definitiva, tra udienze da remoto e invio telematico degli atti, l’emergenza sanitaria ha attestato la necessità di investire nella digitalizzazione del sistema giudiziario. Questa fase viene, quindi, considerata un’opportunità per intervenire con misure strutturali, per una maggiore e necessaria informatizzazione del processo e del rapporto tra difensori ed uffici giudiziari.

Al riguardo, anche il Consiglio europeo ha adottato, lo scorso 13 ottobre, le conclusioni dal titolo “Accesso alla giustizia – Cogliere le opportunità della digitalizzazione“, che incoraggiano gli Stati membri ad aumentare il ricorso agli strumenti digitali nella giustizia, per una maggiore efficienza dei procedimenti.

Va evidenziato, tuttavia, che l’ulteriore ricorso al digitale, in questo settore, deve trovare il suo limite nel rispetto di quei principi fondamentali che governano il sistema giudiziario.

 Sul punto, l’Unione delle Camere Penali, organizzazione che rappresenta gli avvocati penalisti italiani, ha chiarito la sua posizione, proprio in occasione della pubblicazione del decreto Ristori, rilevando la necessità di escludere una trattazione da remoto di attività particolarmente delicate del processo, che da un punto di vista ontologico e concettuale, sono incompatibili con questa modalità di svolgimento.

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