Migranti, Avvio del negoziato per modificare il Regolamento di Dublino

Migranti, Avvio del negoziato per modificare il Regolamento di Dublino

Il prossimo 8 ottobre si terrà il Consiglio europeo degli Affari Interni, che riunisce i ministri dell’Interno dei 27 Stati membri dell’Unione europea e, in questa sede, avranno inizio le trattative per raggiungere un nuovo accordo sulla gestione europea del fenomeno migratorio.

L’obiettivo è quello di superare il regime previsto con il Regolamento di Dublino III  (n. 604/2013), che ha dimostrato tutti i suoi limiti nello stabilire i criteri e le procedure, per l’esame delle domande di protezione internazionale presentate da cittadini di Paesi terzi o apolidi.

In particolare, il principio al centro dell’annoso dibattito sul sistema individuato dal Regolamento è quello che stabilisce che lo Stato competente ad esaminare una richiesta di asilo è quello in cui il migrante ha fatto il suo primo ingresso – per via terrestre, marittima o aerea – nel territorio europeo. Inevitabilmente, questo dettame ha comportato che venisse addossata la responsabilità di gestire i flussi migratori, soprattutto, su quei Paesi, come l’Italia e la Grecia, che per posizione geografica sono più esposti alle rotte del Mediterraneo.

Si è così creato un sistema disorganizzato e con oneri squilibrati all’interno dell’Unione, che ha messo oltre modo in difficoltà i Paesi di primo ingresso, nel gestire le richieste di asilo e la presenza dei migranti sul territorio. Tutto ciò, a fronte del disimpegno di altri Stati dell’Unione nel farsi carico dell’emergenza.

Negli anni, la Commissione europea ha proposto delle soluzioni per stabilire un meccanismo più equo di redistribuzione dei migranti, ma queste iniziative non hanno avuto buon esito, anche a causa dell’atteggiamento contrario ad accogliere migranti di alcuni Paesi, soprattutto dell’Europa dell’est.

Nuovo patto sui migranti 

Lo scorso 23 settembre la presidente della Commissione, Von Der Leyen, ha presentato un piano per un nuovo patto sui migranti a modifica del Regolamento di Dublino, che, secondo l’esecutivo europeo, potrebbe costituire una sintesi delle diverse posizioni espresse dai singoli Stati per una strategia comune.

Per quanto riguarda il punto cruciale della questione, la nuova proposta non prevede un’effettiva modifica del principio del Paese di primo ingresso, questo non si applicherebbe solo nel caso in cui il migrante ha già un parente che risiede in uno Stato nell’Ue oppure ha lavorato o studiato in un Paese diverso da quello di arrivo.

Gli Stati si impegneranno nella gestione dei flussi a sostegno di quelli in prima linea, potendo optare tra diversi strumenti di solidarietà: l’accoglienza di migranti, la logistica dei rimpatri di richiedenti non idonei a restare in Europa oppure la fornitura di assistenza, in termini di personale, mezzi o fondi.

Per rendere le procedure ai confini più celeri, con il sostegno delle agenzie Ue, si provvederà all’identificazione, alla registrazione, ai controlli sanitari e di sicurezza dei migranti per operare una prima distinzione tra i richiedenti che potenzialmente vedranno accogliersi la domanda e quelli che, invece, non sembrano averne i requisiti necessari. L’obiettivo è quello di pervenire nel più breve tempo possibile, entro dodici settimane al massimo, ad una decisione sulle richieste.

La proposta della Commissione prevede misure specifiche per i migranti che vengono soccorsi in mare e ulteriori iniziative, anche di aiuto ai Paesi di origine e transito per contrastare le cause originarie delle migrazioni.

Si tratta, ad ogni modo, di un Piano che deve essere ancora ben chiarito e delineato, per poterne valutare il funzionamento. Da un primo esame,  sembra si tratti di una strategia ancora insufficiente per sollevare gli Stati più onerati dall’emergenza. Infatti, il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha affermato che il nuovo patto, sebbene introduca qualche elemento di discontinuità rispetto all’assetto vigente, non rappresenta l’auspicato superamento del Regolamento di Dublino.

Trattative per una nuova governance

Partendo, quindi, dalla proposta della Commissione, al prossimo Consiglio europeo degli Affari Interni verrà avviato il negoziato, per pervenire ad una nuova governance su un tema che è sempre stato divisivo all’interno dell’Unione.

Il raggiungimento di un reale cambio di passo dipenderà dalla volontà degli Stati nazionali di individuare soluzioni e modificare efficacemente un distorto sistema che ha penalizzato i Paesi più esposti al fenomeno migratorio.  Tutti dovranno fare la loro parte, altrimenti sarebbe ragionevole mettere in discussione la presenza di quegli Stati che, pur prendendo importanti contributi finanziari dall’Unione, decidono poi di venir meno a principi di equità e responsabilità la cui condivisione dovrebbe essere essenziale, per far parte del progetto europeo.

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