Elezioni USA 2020: Candidati e Sistema Elettorale. Cosa c’è in gioco?

Elezioni USA 2020: Candidati e Sistema Elettorale. Cosa c’è in gioco?

Sta per terminare il mandato presidenziale di Donald Trump iniziato a gennaio 2017, e, il prossimo 3 novembre, si terranno le elezioni per eleggere il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti d’America.

La campagna elettorale si sta svolgendo in uno scenario molto complesso, con l’emergenza sanitaria Covid-19, che vede gli Usa tra i Paesi più colpiti con oltre 190.000 morti, e la conseguente crisi economica e occupazionale. A ciò si aggiungono le forti tensioni sociali dovute alle proteste contro la polizia americana, iniziate lo scorso maggio, con la morte dell’afroamericano George Floyd. 

Chi sono i candidati e qual è il sistema elettorale.

L’attenzione è polarizzata sui candidati dei due principali partiti americani, il presidente uscente, per i Repubblicani e Joe Biden, per i Democratici. Non mancano, tuttavia, dei candidati indipendenti, tra i quali  l’imprenditore Brock Pierce e il musicista Kanye West, che comunque potrebbero incidere sugli equilibri di voto tra i due schieramenti favoriti.

Il presidente viene designato con una procedura di elezione indiretta, poiché i voti dei cittadini non sono destinati direttamente al candidato presidente, ma ai cosiddetti grandi elettori, ossia i delegati che compongono i collegi elettorali e che, successivamente, eleggeranno in via diretta il presidente Usa.

Ogni Stato designa un numero di grandi elettori, che corrisponde a quello dei deputati e dei senatori che rappresentano quello Stato nel Congresso. I grandi Elettori sono, quindi, 538, numero pari a 100 Senatori, 435 Deputati, a cui si aggiungono 3 grandi elettori che rappresentano il distretto di Columbia.

Ad eccezione del Nebraska e del Maine, dove vige un sistema proporzionale, negli Stati americani i collegi elettorali hanno tutti un sistema maggioritario secco, in base al quale il candidato presidente che otterrà la maggioranza dei voti riesce a conquistare tutti i grandi elettori di uno Stato. Questo sistema è, infatti, definito “winner takes all”, poiché, per vincere, basta prendere anche un solo voto in più; non verrà eletto il presidente che prende più voti a livello nazionale, ma colui che ottiene l’elezione di almeno 270 grandi elettori. Proprio alle ultime elezioni del 2016, ad esempio, nonostante Hilary Clinton ebbe più voti su scala nazionale venne sconfitta dall’attuale presidente Trump, poiché non riuscì ad ottenere la maggioranza di grandi elettori.

Una volta scelti con il voto dei cittadini, i grandi elettori si riuniranno a dicembre, per esprimere il voto che determinerà l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, che inizierà ufficialmente il suo mandato il 20 gennaio 2021.

Gli effetti globali ed il “significato” di queste elezioni 2020

Non c’è dubbio che l’elezione del presidente americano è un evento di estrema rilevanza per le responsabilità che assume colui che si insedia alla Casa bianca e che dovrà guidare il Paese più influente a livello globale.

Sull’attuale tornata elettorale, tuttavia, si sta concentrando un’attenzione che sembra non avere precedenti, poiché appare decisiva per il destino degli Usa, considerando che, in un contesto di grave disagio sociale ed economico, il popolo americano deciderà, dopo i 4 anni di gestione Trump, verso quale strada intende dirigere il Paese: ritornare ad un modo di fare politica, di concepire la società e di comunicare che si avvicini di più all’era Obama oppure sostenere un modello diametralmente opposto, conferendo un secondo mandato a Trump, in nome del principio “America first”, inteso nel suo significato più estremo.

 

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