Antartide, scoperti 12 vulcani sottomarini di dimensioni stratosferiche

di Roberto Mattei

Sono alti circa 3000 metri e presentano crateri fino a 5 chilometri di diametro. La scoperta permetterà di far luce sullo sviluppo di alcuni eventi naturali catastrofici come gli tsunami.

Scoperta sensazionale in Antartide. Gli scienziati della British Antarctic Survey (BAS), l’ente di ricerca che da oltre 60 anni ha condotto la maggior parte delle esplorazioni scientifiche intorno al continente antartico, hanno rinvenuto 12 enormi vulcani sottomarini in prossimità delle isole Sandwich Australi, un arcipelago disabitato situato nell’Oceano Atlantico meridionale.

Il team di ricercatori si è spinto in queste zone remote della Terra a bordo della James Clark Ross, una nave da ricerca, in grado di operare aprendosi varchi fra i ghiacci con spessore fino a 1 metro, alla velocità costante di due nodi, attrezzata con sofisticate apparecchiature scientifiche per la conduzione di studi geofisici e biologici che hanno permesso di stabilire l’altezza dei rilievi (circa 3000 metri), il diametro dei crateri (5 Km) e il numero dei vulcani attivi (7 su 12).

Alcuni coni inoltre, affioravano leggermente dal mare dando la parvenza di trovarsi dinanzi a una catena di isole, creando così uno scenario unico e suggestivo. La scoperta permetterà di studiare da vicino cosa accade nei fondali quando colossi come questi eruttano sott’acqua e capire quando tali attività possano generare rischi seri come gli tsunami. Ma non solo. Le acque riscaldate dall’attività vulcanica creano un habitat ricco di specie variegate di fauna selvatica e di conseguenza sarà possibile acquisire nuove preziose conoscenze in campo biologico.

«Ci sono tante cose che non riusciamo a comprendere sulle attività vulcaniche – ha affermato il dottor Phil Leat del BAS durante il Simposio Internazionale di Scienze della Terra in Antartide tenutosi a Edimburgo – Le tecnologie che oggi gli scienziati sono in grado di utilizzare dalle navi non solo ci offrono l’opportunità di ricostruire la storia dell’evoluzione della Terra, ma ci aiutano anche a far luce sullo sviluppo degli eventi naturali che comportano pericoli per le persone che vivono nelle regioni più popolate del pianeta»

 

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