Norcia: la città bloccata tra le macerie immobili

Norcia: la città bloccata tra le macerie immobili

Cosa rimane di Norcia dopo il terremoto del 2016 lo si può capire percorrendo in macchina le ultime manciate di chilometri della SS685 Tre Valli Umbre che anticipano la città. Lì è già possibile vedere i segni del terremoto: terminata la serie di curve perfettamente incastonate nel panorama umbro si ha davanti agli occhi una prima impressione di quello che è stato uno dei peggiori sismi degli ultimi anni in Italia. Da queste parti la popolazione è quasi abituata a convivere con un terreno che non sta mai fermo e che potrebbe cambiare totalmente la vita di chi ci vive all’improvviso e in pochi minuti.

Ancora prima di entrare nel centro storico si ha da subito un’idea di quella che è la ricostruzione post sisma: immobile, o quasi. La porta romana che accoglie i turisti, ormai pochi, è ancora interamente sorretta dalle impalcature. Eppure nel grande vialone centrale i negozi non mancano, perfettamente adibiti al turismo che caratterizzava il piccolo centro umbro, ma purtroppo vuoti come anche le strade.

La sensazione inconfondibile che trasmette Norcia è la desolazione, o meglio lo stato di abbandono. Le poche facce che si incontrano passeggiando per gli stretti vicoli del centro storico sono quelle affacciate alle finestrelle delle case storiche. Le uniche che abbiamo incontrato abitano nelle case che sono state dichiarate a norma, seppur separate solo da pochi metri da altri edifici distrutti.

A colpire più di ogni altra cosa è il silenzio: in un classico sabato di novembre, a Norcia è silenzio ovunque. Provano a far rumore gli striscioni appesi alle balconate e sui resti degli edifici: la rabbia e la disperazione degli abitanti e degli ex abitanti che si legge sugli striscioni non lascia spazio a fraintendimenti: “Non ricostruire è un po’ come morire”, riporta uno di essi.

 

La rabbia rassegnata è lo stato d’animo che taglia i volti di tutte le persone che abbiamo incontrato, anche di quelle con cui non abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere. A tre anni dal sisma Norcia sta morendo, giorno dopo giorno, mentre lo Stato rimane a guardare fintamente interessato. Le persone scappano e quelle che restano, comprensibilmente, si stanno piano piano arrendendo.

Molte delle strade a Norcia non sono più praticabili, a sbarrare la strada transenne e cartelli con la scritta “ZONA ROSSA” bene in evidenza. È questo il caso della piccola chiesa, abbandonata in uno scenario spettrale, circondata da impalcature e transenne. È per buona parte distrutta e la discesa che la costeggia è inaccessibile, piena di sassi e macerie.

 

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Solo uscendo dal centro storico si ha la possibilità di incontrare qualche persona, quante bastano per lo meno a definire Norcia una città “abitata”. Fuori dalle mura infatti è stata allestita una breve via che accoglie piccoli prefabbricati in legno per tutte quelle attività commerciali del centro storico rimaste danneggiate o distrutte dal sisma.

È in questa via che abbiamo modo di incontrare qualcuno e di parlare con Valentina Ricci, una commerciante del posto. Ci spiega che la possibilità di spostare le attività commerciali nelle strutture prefabbricate è arrivata dopo un anno dal terremoto: «Il negozio è diventato inagibile il 30 ottobre 2016, con la scossa il cui epicentro era proprio a Norcia. Da quel momento abbiamo dovuto attendere un anno prima di poter usufruire di questi nuovi “edifici” fuori dal centro storico e poter dunque riaprire le nostre attività».

Durante questi 365 giorni, però, forti del loro spirito di volontà e sostenuti dalla voglia di ripartire, hanno venduto le loro merci online, organizzandosi in modo autonomo, senza il supporto di alcun ente pubblico. Il problema è che ancora oggi non sanno nulla su quello che sarà il loro futuro a Norcia: «Purtroppo non sappiamo nulla per quanto riguarda i tempi necessari per la ricostruzione. La ricostruzione attualmente è ferma, o se è iniziata sta andando avanti in modo estremamente lento. Come avete potuto vedere con i vostri stessi occhi attualmente il centro storico è in gran parte transennato in quanto zona rossa».

Nel frattempo tutti sono costretti a vivere un presente troppo legato e condizionato dal passato e completamente sprovvisto di un orientamento concreto al futuro. Il terremoto è ogni giorno davanti ai loro occhi e quelle macerie non fanno male solo all’anima di chi è costretto a conviverci ma anche all’economia della città: il turismo – un tempo settore trainante – è quasi del tutto assente. «Prima del disastro – aggiunge Valentina – anche nel periodo invernale, Norcia riceveva comunque dei turisti, seppur ovviamente molti di meno rispetto a quello estivo, ma ci consentivano tranquillamente di lavorare. Come potete vedere oggi, invece, nonostante sia sabato non c’è nessuno».

I nursini, che inizialmente non si sono arresi ma che al contrario hanno trovato la forza per ripartire subito, si sentono abbandonati tanto quanto le macerie immobili della loro città, impossibilitati a vivere veramente.

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La celebre Basilica di San Benedetto, una volta fiore all’occhiello dell’architettura cristiana del centro Italia, è ora simbolo dell’immobilismo politico. Gli aiuti e le donazioni più grandi sono arrivati dai privati, cioè dalla libera iniziativa degli italiani. Viene da chiedersi dove si sia perso il contributo dello Stato, che non è da considerarsi libera iniziativa ma dovere. Se abbia a cuore i suoi cittadini o se si ricordi di loro solamente per le tornate elettorali, come le ultime elezioni regionali che si sono tenute anche a Norcia.

Intervista alla preside dell’Istituto Omnicomprensivo De Gasperi – Battaglia

A rendere il quadro della situazione più nitido è Rosella Tonti, preside dell’Istituto Omnicomprensivo De Gasperi – Battaglia di Norcia, i cui studenti delle superiori sono costretti ancora a passare i loro giorni di scuola nei container, nei moduli collettivi.

Risalendo la strada che costeggia le mura di Norcia, si arriva in un grande piazzale di sassi bianchi in cui sono state sistemate quelle che nel 2016 venivano considerate le strutture provvisorie per raccogliere gli studenti e che nel 2019 sono purtroppo ancora le stesse. Più che ad una scuola, questi blocchi prefabbricati fanno pensare ad un campo militare.

Se le attuali condizioni della scuola non ne hanno minimamente intaccato lo scopo, cioè la capacità di pensare un futuro totalmente altro da questo, è grazie alla tenacia della popolazione e delle persone che direttamente compongono e danno vita alla scuola. Fin dai primi momenti dopo la scossa la didattica è proseguita con regolarità, seppur in un contesto tutt’altro che regolare, e anche questa volta il merito è da attribuire ai civili, per primi gli studenti, i professori e la dirigente dello stesso Istituto. Grazie alla sua caparbietà e a quella dei suoi collaboratori i ragazzi hanno potuto mantenere un cenno di quotidianità, continuando a frequentare le lezioni, nonostante lo sforzo incommensurabile di tutti.

Inizialmente, ad esempio, le strutture erano insufficienti per accogliere tutti gli studenti. Per non bloccare la didattica si è pensato di procedere con i turni di lezione, per cui la mattina era riservata alle classi superiori e il pomeriggio alle classi elementari e medie. Nel cambio, dalle 13:00 alle 14:00 venivano svolte le pulizie, sistemate le aule e adibite per i ragazzi più piccoli, con il cambio dei banchi e delle sedie.

Il racconto della preside Tonti, quando ci parla degli sforzi che li ha portati fino ad oggi, è giustamente fiero, ma al tempo stesso emerge tutta l’amarezza e la stanchezza per essere stati lasciati soli dalle istituzioni pubbliche. Ci ha raccontato i grandi sforzi fatti per riuscire a vivere delle piccole cose che contraddistinguono la quotidianità di una scuola, sottolineando anche come nella totale anormalità di Norcia, l’istituto Battaglia si sia distinto per merito. Rientra infatti nelle 100 scuole d’Italia per la sperimentazione del ciclo scolastico a 4 anni e gli alunni sono riusciti a vincere il primo premio al concorso teatrale “Le ali della libertà”.

Ed è proprio con le parole della preside Tonti che vogliamo far emergere le criticità e le problematiche presenti a tutt’oggi a causa di una ricostruzione completamente assente.

Sono stati sbloccati a maggio 2019 i fondi per la rimozione e la sostituzione dei container, dei moduli collettivi. Le nuove strutture, seppur temporanee avrebbero dovuto sostituire i container del 2016 entro settembre/ottobre 2019. È stato così?

Che i fondi siano stati sbloccati ormai è un fatto. Ho scritto al presidente della Repubblica per farli sbloccare ed è iniziato tutto l’iter procedurale del bando di gare. Sottolineo comunque che è stata seguita una procedura ordinaria, quando in questi casi la procedura d’urgenza sarebbe d’obbligo, in questo modo avremmo potuto scegliere una ditta di fiducia che avrebbe, nel giro 4 mesi al massimo portato a termine i lavori. Invece sono state fatte, sicuramente ai sensi della normativa vigente, le procedure di gara con il risultato che la ditta a cui sono stati assegnati i lavori ha preso l’anticipo (il 10%, circa 120mila euro) ed è ferma e non se ne capiscono i motivi. La situazione è molto critica: sono state già predisposte le strutture in ferro, ma se la ditta non termina le fondazioni non possono andare aventi i lavori. Il nuovo termine di fine lavori adesso è febbraio, ma con questi ritmi non sarà rispettato. Oltre la scuola, anche la provincia, ha sollecitato la ditta ma non si muove nulla.

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Le attuali “classi” delle scuole superiori dell’istituto De Gasperi – Battaglia

Il progetto del nuovo polo scolastico prevedeva la demolizione dell’Istituto Battaglia e la delocalizzazione. Il sindaco Alemanno aveva previsto 14 milioni di euro e 4 anni di lavoro. A che punto è questo progetto? Cosa se ne sa?

In merito a questi sono stati fatti due incontri, ai quali io non sono stata nemmeno convocata e poi è ancora da decidere la nuova zona in cui insediarlo. Sono in atto diversi cambiamenti, quindi il progetto è in altissimo mare. I fondi sono stati assegnati al polo scolastico di Norcia e quindi nessuno li tocca. Ad oggi esistono quattro master planner, quattro ipotesi di progetto, con diverse dislocazioni degli edifici, ma non esiste ancora un progetto definitivo.

Le donazioni?

Le donazioni che ha ricevuto la scuola sono state investite in sussidi e servizi per gli alunni. Ognuno dei nostri alunni ha un tablet in comodato d’uso gratuito per lo svolgimento di tutta la didattica digitale e tutta la scuola è dotata di LIM. Inoltre per l’anno del terremoto abbiamo favorito la mobilità degli studenti, rendendola gratuita, per aiutare anche le famiglie che in quel momento dovevano far fronte a diversi problemi.

Queste difficoltà logistiche quali conseguenze comportano nella gestione della didattica?

Gli studenti delle superiori per esempio sono 220 ma la logistica non ci ha mai condizionato sotto il profilo della didattica grazie a tutti i docenti e al loro spirito di sacrificio. Abbiamo vinto il premio al concorso nazionale teatrale “Le ali della libertà”. Siamo uno dei tre licei umbri che aderisce al progetto sperimentale quadriennale, dal 2017. Adesso però, all’inizio del quarto anno, anche la forma diventa contenuto e quindi anche la logistica deve essere degna di una scuola.

Palestra e laboratori?

Anche la palestra ce la siamo fatta da soli grazie ad una donazione privata. Abbiamo una copertura pressostatica dove svolgiamo le attività di educazione fisica, che non è qui quindi tutte le classi devono spostarsi per raggiungerla. Lo spirito di sacrificio e la flessibilità sono stati notevoli. I ragazzi sono stati e sono la nostra forza: noi abbiamo voluto tutelare loro ma anche loro hanno voluto tutelare noi, ci hanno dato tanta forza. I laboratori, invece, al momento non li abbiamo. Stiamo aspettando una struttura anche per quelli.

Qual è il rapporto con la politica? C’è ancora fiducia? L’idea è ancora quella che la politica possa servire a qualcosa?

Noi siamo passati attraverso tutte le diverse formazioni politiche. La giunta regionale era Pd, ora è centro-destra, ma qui c’è un sindaco di Forza Italia. Ma questo non ci ha mai condizionati, noi abbiamo avuto buone relazioni con tutti, al di sopra di tutti. Abbiamo fatto le nostre richieste alle istituzioni repubblicane: dal presidente della Repubblica fino ad arrivare ai comuni. Quello che ci condiziona non è tanto la politica quanto la burocrazia. Io voglio credere all’onestà intellettuale di tutti i politici e voglio credere che dopo tutto ciò che hanno promesso qualcosa venga fatto.

Qual è lo stato d’animo in questo momento?

Questo per noi è il momento più difficile. Inizialmente c’era una forte spinta, la speranza e la prospettiva che nel giro di due o tre anni le cose sarebbero cambiate. Ora siamo al quarto anno, abbiamo terminato la spinta di reazione e la speranza e la prospettiva di prima non ci sono più. Qui vanno ricostruite le relazioni, i centri di aggregazione: tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta perché qui al momento manca tutto. Molti se ne stanno andando e tanti altri faranno la stessa cosa.

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