Sensazionale notizia: radiotelescopi del SETI captano un segnale extraterrestre

di Roberto Mattei

E’ accaduto il 6 febbraio scorso e sono tuttora in corso le analisi del tracciato. Tra le ipotesi anche una possibile interferenza satellitare GPS. Nel frattempo, gli astronomi della University of California a Berkeley puntano i loro telescopi sui nuovi pianeti scoperti dal telescopio della NASA, “Keplero” per la ricerca di vita intelligente.

Secondo la Nasa non ci sono dubbi: il segnale anomalo captato dal SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence)  il 6 febbraio 2011 potrebbe essere di origine extraterrestre. Si, avete capito bene, un “rumore” che gli studiosi ritengono un probabile segnale dal cosmo di una forma di vita intelligente.

Non è Indipendence Day il famoso film diretto da Roland Emmerich ne Il cacciatore di alieni di Ron Krauss; quello che è accaduto qualche mese fa a Mountain View, in California, è decisamente reale, visto che il comunicato stampa non arriva da chicchessia ma direttamente dal web site della NASA.

 

Nessuno sa con assoluta certezza cosa abbia potuto provocare quel disturbo ma c’è una piccola e remota possibilità che possa provenire da un intelligenza aliena. Per chi non lo sapesse, il SETI è un programma americano dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre evoluta, cioè civiltà in grado di poter captare i nostri messaggi e inviare segnali radio nell’universo. Trovare le prove di mondi tecnologicamente progrediti richiede notevoli sforzi, sia dal punto di vista economico che tecnico-scientifico. Gli uomini del SETI sviluppano costantemente le tecnologie necessarie per l’elaborazione dei segnali e trovare le prove dell’esistenza di nuovi mondi.

 

Il Centro è articolato in due aree: ricerca e sviluppo e progettazione. Il primo si occupa dell’implementazione di nuovi algoritmi di elaborazione del segnale, nuove tecnologie e strategie di ricerca, che poi vengono inserite in specifici progetti di osservazione. I procedimenti matematici e i metodi sviluppati in laboratorio vengono prima testati e successivamente attuati sul campo per l’osservazione. I risultati delle analisi sono utilizzati per lo sviluppo di nuovo hardware, software e servizi di monitoraggio. Il secondo fornisce nuove idee di ricerca e sviluppo. Insomma, un team costantemente attivo il cui impegno porta a continui progressi e ad una diversificazione delle capacità di ricerca dei segnali extraterrestri. Anche per il tracciato captato lo scorso febbraio, tutto il gruppo di ricerca, inclusi i membri della “SETI League” un’organizzazione scientifica di volontari che dal 1994 supporta il programma, sta lavorando per identificare la fonte del disturbo intercettato dai radiotelescopi. Difatti, anche se la natura dello stesso non è ancora stata definita, qualcuno ipotizza che possa trattarsi di una breve e insolita interferenza di qualche satellite GPS.

Molti del resto sono i segnali atipici provenienti dallo spazio che rimangono non identificati; nessun rumore è stato fino ad oggi abbastanza forte e lungo per essere riconosciuto in modo inequivocabile come proveniente da intelligenze non terrestri. Come potete vedere la voglia di cercare e dimostrare al mondo che non siamo soli nell’universo è molto grande. Ne sanno qualcosa anche gli astronomi della University of California a Berkeley, che il mese scorso, in seguito all’individuazione di 1235 possibili pianeti nella nostra galassia da parte telescopio spaziale della Nasa “Keplero”, hanno annunciato che punteranno i radiotelescopi in quelle direzioni per rilevare i segnali di una civiltà avanzata. L’esplorazione dell’universo è iniziata l’8 maggio 2011 quando il GBT, acronimo di Robert C. Byrd Green Bank Telescope, il più grande radiotelescopio completamente orientabile al mondo è stato puntato per circa un’ora in direzione di alcune stelle con possibili pianeti.

Il GBT ha una superficie di metri 100 x 110. La struttura è una ruota-e-track, design che consente al telescopio di visualizzare l’intero cielo sopra i 5 gradi di elevazione. A differenza dei telescopi tradizionali, che hanno una serie di supporti a metà della superficie, l’apertura del GBT è sbloccata, in maniera tale che le radiazioni in arrivo incontrino la superficie direttamente. Questo sistema non solo aumenta l’area utile dello strumento ma elimina anche riflessione e diffrazione che normalmente complicano la risposta del telescopio. Quando gli astronomi della UC Berkeley avranno in mano almeno 24 ore di dati su un totale di 86 pianeti simili alla Terra, daranno inizio a una prima analisi di massima e poi, per circa 60 giorni, chiederanno a 1 milione di utenti on line del [email protected] (esperimento scientifico che utilizza computer connessi a Internet nel progetto SETI e a cui è possibile partecipare eseguendo un programma gratuito che scarica e analizza i dati del radiotelescopio) di condurre un’analisi dettagliata dai loro PC. «Abbiamo scelto i pianeti con temperature miti tra zero e 100 gradi Celsius perché vi sono molte più probabilità che ospitino la vita» ha affermato Dan Werthimer, scienziato a capo del [email protected], veterano del SETI.

Il ricercatore conduce un progetto SETI vecchio di circa 30 anni che si basa sul radiotelescopio di Arecibo a Puerto Rico, un’apparecchiatura che tuttavia presenta dei limiti rispetto al telescopio di Grenne Bank. Quest’ultimo, infatti è in grado di eseguire una scansione a 800 megahertz di frequenze simultaneamente, che è 300 volte il limite che è possibile ottenere ad Arecibo. Per farla breve, un giorno di osservazione con il telescopio GBT mette a disposizione più dati di un anno di osservazioni ad Arecibo. Quando inizierà l’analisi approfondita degli utenti domestici del [email protected], questi dovranno verificare proprio le eventuali differenze tra i dati raccolti dai due telescopi, in maniera tale da “decifrare” senza possibilità di errore l’origine e la natura del segnale catturato. «Lo studio completo dei segnali “intelligenti” potrebbe durare un anno – ha affermato Werthimer – Se si estrapolassero tutti i dati di Keplero, ci potrebbero essere 50 miliardi di pianeti nella nostra galassia. E’ davvero eccitante essere in grado di guardare a questo primo gruppo di pianeti simili alla Terra».

Speriamo allora che i vari gruppi di ricerca riescano a farci avere a breve qualche bella notizia che ci dimostri, una volta per tutte, che ET è dietro casa nostra.

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