L’ultima frontiera della vigliaccheria umana: i combattimenti tra cani

Dal nord al sud dell’Italia, il più grande amico dell’uomo trasformato in combattente come fonte di guadagno e divertimento. Un caso anche ad Ascoli Piceno dieci anni fa.

pitIn tutto il mondo il fenomeno dei combattimenti tra cani rappresenta una triste realtà, sempre più frequente. A farla da padrone l’assenza di rigide normative, le difficoltà di controllo, le tradizioni tribali locali di alcuni popoli e, dulcis in fundo, la cattiveria e l’ignoranza umana nei confronti degli animali. Mentre in alcune aree del globo queste  barbare “usanze” sono quantomeno giustificabili per via dell’arretratezza culturale della popolazione, non possono essere tollerate e devono essere biasimate in Paesi sviluppati e civili come quelli dell’Unione Europea.

 Anche l’Italia, dove esistono centinaia di movimenti e associazioni di volontari a tutela del “miglior amico dell’uomo”, in cui le leggi sono molto severe e condannano il maltrattamento animale in tutte le sue forme, non è indenne da questo fenomeno. Proprio pochi mesi fa, a Canicattì, cittadina siciliana al confine tra le province di Agrigento e Caltanissetta, è stato scoperto un giro di scommesse clandestine legate ai combattimenti tra cani. Il caso è balzato agli onori della cronaca quando un cagnolino a spasso con il suo padrone, era stato aggredito da un pitbull privo di denti.

Il proprietario del cane assalito è subito intervenuto per salvarlo, facendo la disgustosa scoperta e denunciando subito quanto riscontrato alle forze dell’ordine. I carabinieri hanno riconosciuto immediatamente “l’aggressore” come un “cane cavia”, cioè uno dei tanti animali utilizzati per abituare i cani da combattimento ad aggredire per uccidere, senza rischiare di essere feriti (perché appunto, privati della dentatura). Il ritrovamento di una bestiola in simili condizioni, ha permesso agli uomini dell’Arma di confermare i sospetti che circolavano da tempo sui combattimenti clandestini;  da diverse settimane, infatti, nella zona si era riscontrato un forte aumento sugli acquisti di cani molossi, quali: Pitbull, Rottweiler e Mastini. Si spera adesso che, in un tempo relativamente breve, le forze dell’ordine riescano a individuare i responsabili di questi crudeli comportamenti e a punirli. Il “cane cavia” è stato affidato alle cure dei veterinari e di un centro assistenza, che provvederanno innanzitutto al suo recupero caratteriale. La speranza è che sia possibile in futuro affidarlo all’amorevolezza di una vera famiglia.

Anche nella tranquilla città di Ascoli Piceno, circa dieci anni fa, gli uomini della Questura rinvennero, all’interno di un deposito della zona industriale: due cani ridotti in pessime condizioni con cicatrici e ferite su ogni parte del corpo e due ring nei quali venivano svolti gli incontri. Un avvenimento che non possiamo non dimenticare, soprattutto se consideriamo il contesto storico-geografico della provincia marchigiana. In quell’occasione le bestiole furono portate presso il canile di Appignano del Tronto e affidati alle cure affettuose dei volontari dell’Appa. Frequentatori e responsabili furono in gran parte individuati e denunciati.

Ricordate: il maltrattamento degli animali è punito penalmente e il nostro intervento è di fondamentale importanza per porre fine alle sevizie. Se potete raccogliete più prove possibili (fotografie, video, ecc.) per comprovare le torture e denunciare il colpevole presso le forze di polizia. Se il maltrattamento è in corso e prosegue, non perdete tempo e chiamate subito il 112 o il 113.

Solo così i nostri amici cani potranno essere veramente tutelati e salvati da morte certa.

di Valentina Ciotti

10 maggio 2013

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