PanGenerator: con una installazione artistica, i tuoi selfie diventano polvere

PanGenerator: con una installazione artistica, i tuoi selfie diventano polvere
© PanGenerator/musée national d’Ethnographie de Varsovie

Con un lavoro interattivo, il collettivo PanGenerator si interroga sul legame che abbiamo con nostri dati digitali.

PanGenerator
© PanGenerator/musée national d’Ethnographie de Varsovie

Il Museo Nazionale di Etnografia di Varsavia ospita un’installazione interattiva progettata dal collettivo di artisti polacchi PanGenerator. Il lavoro si concentra sulla cultura del selfie e alla sua permanenza nel tempo. Gli artisti hanno immaginato un meccanismo che coinvolge direttamente il pubblico: il visitatore della mostra deve inviare un selfie a un URL e la sua immagine appare immediatamente su di uno schermo.

Tuttavia, lo schermo non è tradizionale e i pixel sono sostituiti da granelli di sabbia. Lo schemo poi si svuota a poco a poco dei granelli, e i selfie spariscono in modo piuttosto angosciante.

La necessità di lasciare una traccia.

Questa “cancellazione” ci interroga sulla durata delle nostre foto: prendiamo al volo molti selfie, foto e video, ma cosa succede a queste immagini? Come traversano tempo? Che senso hanno? L’installazione mette anche in dubbio la nostra necessità di lasciare una “traccia” digitale. Gli artisti citano Vint Cerf, ex vicepresidente di Google: “Non vogliamo che le nostre vite digitali scompaiano, ma se vogliamo preservarle, dobbiamo garantire che gli oggetti digitali che creiamo oggi possano ancora essere utilizzati in futuro.”

Con questa installazione, il collettivo cerca di rappresentare la natura effimera della tecnologia e in fondo una delle nostre paure: quella di perdere la nostra vita digitale. Una paura che tutti abbiamo già sperimentato: chi non si è mai fatto prendere dal panico di fronte ad un guasto tecnico, un disco rigido difettoso o un formato di file incompatibile?

Una sovrapproduzione di immagini condannata a cadere nell’oblio.

Tuttavia, PanGenerator parte dal postulato che questi contenuti siano destinati a scomparire, come spiegano: “Anche con una tale sovrapproduzione compulsiva di immagini di noi stessi, potremmo ritrovarci con nient’altro che i ricordi puri del nostro passato: anche i dati su noi stessi alla fine scompariranno.”

Un’installazione visiva, ludica, ma che fa riflettere sul nostro utilizzo della tecnologia digitale.

FdA

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