Lorenzo Borghi: la bellezza nelle linee, nei volumi, nel movimento dei cappelli

Lorenzo Borghi: la bellezza nelle linee, nei volumi, nel movimento dei cappelli

Raccontare storie ci salva, ci preserva, perchè ci rende più umani. E Lorenzo Borghi, l’artigiano del cappello che ha fatto un cappello anche per la Regina d’Inghilterra, di storie da raccontare ne ha tante.

Sembrano uscire da tutti quei cassetti di legno che campeggiano nel suo atelier di via dei Piatti a Milano, custodi silenziosi di un mondo in ordine che va scomparendo, all’ombra degli ultimi cappelli appesi.

Ognuno di questi ha una forma che è respiro, leggerezza, pronto ad accompagnare un volto, mai a schiacciarlo o limitarlo.

Lorenzo parla a voce bassa e raccontandosi crea una sorta di cerchio magico dove c’è lui, ci sono i suoi cappelli, i suoi strumenti, Milano, i grandi stilisti, noi, il nostro mondo impoverito, la produzione di massa.

Parla dei suoi esordi, poco più che dodicenne (è nato nel 1940) in una Milano ancora sfregiata dalla guerra, ma con la voglia di rialzarsi, di puntare sulla cultura, sulla bellezza, sull’eleganza, che comincia a prodursi negli ateliers artigiani.

É in uno di questi che Lorenzo inizia, nel laboratorio di cappelli di via del Bollo, quando il cappello è ancora un segno distintivo di rappresentazione sociale. Sono tre fratelli e la mamma sola non può mantenerli agli studi. Il titolare, Lionello Passerini, un toscanaccio un po’ burbero ma paterno, con sempre in bocca una “madonna o una maremma colorata”, lo testa.

Dapprima spazza il negozio, poi fa l’ inserviente ed infine è promosso a fattorino. A 16 anni, con una valigia enorme piena di cappelli, è spedito in bus a Bergamo per venderli.Ritorna con la valigia vuota e con ordinazioni in tasca.

Ora si che può cominciare a fare cappelli anche lui, seduto davanti al principale. Si lavora anche di domenica.

É un lavoro silenzioso, preciso, di grande abilità. Ci si corregge a vicenda. Talvolta gli sguardi dei due si incrociano, mentre cresce la stima e la fiducia reciproca e si va sempre più sfumando la linea che separa il maestro dal discepolo.

A 19 anni Lorenzo si fa notare nel mondo degli artigiani di cappelli. Arrivano le offerte di lavoro, anche da Parigi. Passerini, sempre tra una colorita madonna e una pesante maremma, gli propone di diventare socio per non lasciarlo andare via. É un tempo felice, ma si esaurisce con la morte del toscano.

Lorenzo deve ricominciare da solo, perchè nella società c’è una terza persona poco leale. Cambia sede, ma non si porta dietro il rancore. Si trasferisce in via dei Piatti negli sfrenati anni 80; fioccano le collaborazioni con stilisti come Krizia, Ferrè, Moschino, Valentino.

É un mondo fatto di genialità, sperimentazione, intuizione ma anche di grande fiducia, rispetto del lavoro e della persona. La professionalità è a tutti i livelli.

Lorenzo ricorda una sfilata di Krizia. Le indossatrici sfilano con i grossi cappelli che lei gli ha commissionato, su cui campeggiano 3 grandi fiori. Uno cade in passerella: la stilista trema, Lorenzo con lei.

Ma la mannequin, con gesto regale, si inchina, lo raccoglie e lo getta tra il pubblico che va in visibilio. Si affretta poi, con la stessa eleganza, a staccare gli altri due fiori ancora fissati al cappello, per offrirli al pubblico.

É un mondo attento, che ha spirito critico, non ancora appiattito dal “politicamente corretto” che talvolta nasconde pigrizia intellettuale. Moschino, l’amante dei cappelli da cowboy, molti fatti da Lorenzo, vuole alle sue sfilate pomodori sulle sedie per tirarli in passerella nel caso qualcosa non sia all’altezza della sua casa di moda.

Verso la fine degli anni 90 poi, cambia l’epoca: i grandi stilisti lasciano il timone…arrivano i managers, i conti, gli investitori, gli algoritmi.

Lorenzo continua a lavorare per privati, con i suoi cappelli fatti rigorosamente a mano su magnifiche forme di legno arigianali. Ma l’età avanza, la stanchezza anche. Diventa più difficile trovare un senso, specie ora, dopo la scomparsa dell’adorata figlia.

I cinesi sono venuti per acquistare in contanti il laboratorio e il marchio, per poi produrre cappelli a stampa e non artigianali. Ma in questi spazi, che hanno qualcosa di infinitamente fedele al suo sguardo e in questo  marchio, c’è tutta una vita fatta di dignità, umiltà, orgoglio, professionalità che vanno conservati e tramandati.

Per questo Lorenzo rifiuta l’offerta; cerca giovani eredi per tramandare loro l’arte di fare cappelli a mano! Perché la bellezza, ci dice, è ovunque e ci sono sempre persone pronte a riconoscerla nella linea, nei volumi e nel movimento di un bel cappello fatto a mano!

É davvero rattistante che la nostra amministrazione statale non custodisca e valorizzi un patrimonio di artigianato simile. Non solo per non perdere un’attività economica, ma perchè si possa continuare a raccontare storie come quelle di Lorenzo.  Laboratorio e negozio via dei Piatti 5, Milano.

 

 

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