Le donne di Louisa May Alcott

Le donne di Louisa May Alcott
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Ci sono giorni in cui ci si può stufare di alcuni discorsi: si va di mese in mese, di anno in anno, ma alcuni argomenti sono talmente longevi sui giornali, sui social e ovunque tu possa girare gli occhi, che una persona arriva velocemente ad una saturazione.

Mettendo da parte il discorso legato alla politica, che di per sé è una fastidiosa costante sulla bocca di tutti (anche di chi sarebbe meglio tacesse e non desse libero sfogo al proprio cervello), spuntano fuori come margherite i casi del secolo, che lasciano il tempo che trovano solo perché dopo un po’ non c’è nessuno capace di portarli ad una soluzione concreta.

Così sta succedendo da parecchi mesi ad oggi, con tutto il teatro che si è sollevato intorno alla figura della donna: un’immagine presa e stravolta, violata e poco rispettata, considerata psicologicamente troppo fragile per svolgere determinati compiti, ma ugualmente spesso così solida nella sua fisicità, da essere in grado di  sollevare montagne e insieme risolvere i problemi che circondano la sua quotidianità.

Ci sono donne che sono vissute troppi anni fa e che vorremmo fossero ancora qui per farci raccontare da loro, cosa voleva dire essere femmine durante quegli anni, mentre si avvicendavano certi eventi storici: una tra tutte è indubbiamente Louisa May Alcott. Scrittrice statunitense, visse tra il 1832 e il 1888 e la ricordiamo tutti (chi più, chi meno, senza fare distinzioni di sesso) per la meravigliosa favola di una famiglia, dipinta in un quadro, composta da Meg, Jo, Amy, Beth, la Signora March, Hannah, Laurie e il Signor March.

Il romanzo “Piccole donne” ha fatto da compagno fedele a tantissimi di noi magari quando eravamo alle elementari, oppure eravamo già alle medie, e magari lo abbiamo riletto al liceo e ancora più avanti, durante il corso della nostra vita: perché questo libro può rappresentare quella cura per la mente che spesso viene rispolverato dagli scaffali delle nostre librerie. Questo capita quando abbiamo bisogno di un po’ di felicità, di pace, di un fuoco scoppiettante dopo una giornata passata davanti ad un grigio computer, quando pensiamo a quando sia buono il caffè e ci lamentiamo senza riflettere sul fatto che anni fa solo i più abbienti se lo potevano permettere, perché rappresentava un lusso.

In questi giorni di marzo, in cui casca la Festa della Donna, risulta quasi doveroso ricordare nel 150esimo anno dalla sua pubblicazione, una storia di sorellanza sincera, fatta di dispetti (chi potrà mai dimenticare le tremende vendette messe in atto da Amy verso Jo, quando le bruciò il suo primo romanzo?), ma fatta anche di rinunce, di gesti semplici e affettuosi, di condivisione (parola fin troppo sconosciuta), di coraggio.

Perché se purtroppo la figura della donna ancora oggi è colma fino all’orlo di luoghi comuni, ce n’è uno che non morirà mai e grazie tante: il coraggio. Perché quello c’è, è sempre stato una costante che ci contraddistingue (anche se, a onor del vero, caratterizza tutto il genere umano), ma che nelle femmine è più evidente: il coraggio di una mamma che parte da sola per fare l’infermiera per il marito, lasciando le sue quattro figlie ancora adolescenti, ma già in grado di occuparsi della casa, della spesa, dei lavori casalinghi.

Quattro sorelle, che non sono solo quattro massaie da casa: una donna indipendente come Jo, che vuole vivere la vita e conoscere luoghi e posti e vuole scrivere e non vuole dipendere solo da un matrimonio che deve avvenire perché “le brave signore si devono raccogliere i capelli e non portare le chiome sciolte e ribelli al vento”.

Il coraggio di affrontare la morte con delicatezza e con un sorriso timido, che da sempre ha contraddistinto il personaggio di Beth. La determinazione di Amy, che pur nei suoi vizi ricci & capricci, diventa l’artista che ha sempre sognato di diventare ancora prima di trovare in Laurie l’uomo che con lei condividerà la sua vita.

Infine la dolcezza di Meg, che pur essendo la più tranquilla e la meno ribelle, affronta con coraggio un matrimonio con un uomo che la ama, pur non potendole garantire un livello di vita così abbiente, ma felice e pieno di calore.

Ci sono donne che hanno lasciato il segno e l’autrice è riuscita a racchiudere in se stessa ben 5 figure femminili, che rimarranno nelle nostre menti di esseri umani, per sempre.

Rebecca Cauda

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