Damien Hirst: I Tesori dal naufragio dell’ “Incredibile” su Netflix

Damien Hirst: I Tesori dal naufragio dell’ “Incredibile” su Netflix
Immagine: Damien Hirst “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” via YouTube

Il mockcumentary che racconta l’ultima straordinaria mostra dell’artista Damien Hirst è in onda su Netflix.

Damien Hirst è sempre stato l’artista della grande occasione e del grande gesto. Dopo aver dato vita una delle più grandi mostre private mai realizzate, “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, nel 2017 in concomitanza con la Biennale di Venezia, ha fatto uscire un film, o più esattamente un mockumentary, che ne è parte integrante.

Il film porta avanti la premessa originale e inedita della mostra, secondo cui Damien Hirst non è in realtà coinvolto nella produzione di queste opere, ma è semplicemente il mecenate dietro la loro scoperta.

La narrativa romanzata del film è intelligente: nel 2008 un sub, dopo aver visto un video di YouTube che mostrava un pescatore locale tornare a riva con la scultura di una piccola scimmia d’oro nella rete da pesca, decide di indagare ulteriormente e ritrova una statua sommersa, ricoperta di alghe e coralli, poi altre centinaia di manufatti sul fondale dell’oceano al largo della costa dell’Africa orientale.

Un team di ricercatori, archeologi marittimi e subacquei, scopre così che la nave apparteneva a Cif Amotan II. E, per chiunque non lo sappia ancora, il nome è un anagramma di “I am fiction”.

Viene chiesto di finanziare il progetto di recupero allo stesso Damien Hirst, l’artista che solo pochi mesi prima aveva incassato 111 milioni di sterline vendendo delle sue opere ad una famosa asta di Sotheby’s di Londra. Ovviamente Hirst accetta, ed il film è intervallato da interviste con l’artista, mentre vengono documentate le eccitanti scoperte e gli eventi che hanno portato alla realizzazione della mostra.

Con oltre 189 opere e oltre 10 anni di lavoro, lo spettacolo originale messo in scena a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana – le due sedi della Collezione Pinault di Venezia -, ha suscitato critiche contrastanti. Molti hanno visto la mostra come un’operazione di profonda mercificazione, mentre molti altri sono rimasti colpiti dalle dimensioni dello spettacolo e dalla meticolosa attenzione ai dettagli. L’artista, tuttavia, non si è lasciato influenzare dalle critiche e pochi giorni dopo la chiusura della mostra ha affermato che “il meglio che si possa sperare è che le persone litighino e abbiano opinioni contrastanti. Amare e odiare. In tal caso, sei sulla strada giusta. Se tutti lo amano o tutti lo odiano, sei nei guai.”

Dopo il mega successo finanziario della sua asta del 2008, Hirst, intervistato durante il documentario, parla di aver raggiunto “il punto in cui tutto il lavoro diventa merce … sembrava insostenibile e insoddisfacente. Dopo quell’asta sembrava che qualcosa fosse finito e qualcosa di nuovo stesse iniziando “.

E attraverso il documentario viene fatto un omaggio al grande collezionista Cif Amotan II che condivideva, come l’artista chiarisce in numerose occasioni, un’affinità con lo stesso Hirst: “Sono un collezionista e sono un artista, capisco tutte quelle cose sul denaro e sul collezionismo e sulla dipendenza che crea. Pensando ad Amotan, in fondo era un collezionista come quelli di oggi: ha implorato, preso in prestito, commissionato e rubato per accumulare la sua collezione. ”

Come con tutte le migliori opere d’arte di Damien Hirst alla fine si è talmente confusi, commossi, divertiti e coinvolti dall’idea, che la premessa, così sfacciata, non ha importanza. Come dice sin dal’inizio, proprio mentre inizia il film, “Penso che ciò che ti fa credere nelle cose, non è ciò che c’è, ma riguarda ciò che non c’è”.

FdA

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook